Trump è riuscito ad allontanare Meloni dagli USA
Nemmeno il '68 era riuscito ad allontanare così tanto l'Italia e l'Europa dagli Stati Uniti d'America. Merito di Donald Trump, insopportabile prepotente volgare psicopatico, capace di far perdere consensi e simpatie a chiunque non prenda le distanze dalle sue maleodoranti pretese. Giorgia Meloni lo ha capito, anche se troppo tardi
Fuori gli USA dall'Italia! potrebbe sembrare uno slogan massimalistico di qualche nostalgico del '68, ma invece sempre più diventa una richiesta politica diffusa e trasversale, dall'estrema sinistra all'estrema destra, e lo stesso sentimento si diffonde dalla Germania alla Spagna, dilaga in Francia, lambisce la Gran Bretagna.
Fuori gli USA dall'Europa, fuori l'Europa dagli USA
Chi pensava che l'acredine tra Trump e i principali Stati europei si fosse assopita dopo la rinuncia alle pretese mafiose sulla Groenlandia e la ritirata forzata sui dazi, si trova smentito e spiazzato dopo le ultime bordate del biscazziere di Mar-a-Lago contro la Germania di Merz e l'Italia di Giorgia Meloni, per non parlare della Spagna di Sanchez.
Tutti colpevoli di avergli detto no alla cinica guerra in Iran, giustificata dal pretesto di liberare il popolo iraniano dal regime degli ayatollah, rivelatasi una guerra su commissione di Israele alias Netanyahu e trasformatasi in una guerra per rubare petrolio e spartirsi il dominio sulle fonti energetiche mondiali.
A Trump non interessa nulla delle migliaia di vittime della repressione di Tehran, come non gliene importa nulla dei prigionieri politici venezuelani. Pretende potere, sudditanza e petrolio e come nelle peggiori cupole mafiose chi non si piega al Padrino dovrà mettere in conto agguati e ritorsioni.
Trump ha minacciato di ritirare le truppe americane dalle basi militari in Germania in Italia e in Spagna, quelle basi che sono il simbolo della supremazia americana in Europa sancita dalla seconda Guerra Mondiale. Sobo basi della NATO o degli Stati Uniti?
L'equivoco ha attraversato 80 anni di storia politica, piegandosi alle interpretazioni di convenienza.
E' evidente che seppure le basi sono amministrate in ambito NATO, truppe e armi sono degli USA. La presenza militare americana ha sempre avuto la doppia faccia: la sicurezza dell'Europa contro la minaccia sovietica nell'era della guerra fredda, e ora dalla Russia di Putin da una parte; e dall'altra il simbolo della supremazia americana sul vecchio continente, supremazia militare ma anche tecnologica ed economica e quindi politica.
L'Europa ha sempre trovato conveniente questa situazione, sia prima che dopo l'unione monetaria. Ma da qualche anno, e soprattutto dalle elezioni USA 2024, tutto è cambiato rapidamente e profondamente, grazie a Donald Trump.
Trump non perde occasione per minacciare di mettere all'incasso la cambiale firmata 80 anni fa dall'Europa uscita distrutta dalla guerra. Un personaggio cinico e volgare come solo lui sa essere non si lascia sfuggire nessuna occasione per umiliare chi non si genuflette alla logica del Padrino.
Ma forse questa volta dobbiamo ringraziare Trump per averci costretto a fare uno scatto di orgoglio che al biscazziere, abituato a governanti stile "kiss my ass", va di traverso.
Se persino Giorgia Meloni esprime una velata critica, anche se tardiva, alle minacce di Trump significa che qualcosa è cambiato o sta cambiando e forse Trump sta tirando troppo la corda dei ricatti nei confronti dell'Europa fino al punto di spezzarla.
Oltre ad annunciare il ritiro di "oltre 5000 soldati americani" dalle basi militari in Germania e a minacciare analoghe mosse contro l'Italia, il boss della Casa Bianca ha riproposto dazi commerciali al 25% su alcuni prodotti europei, auto in primis.
Vedremo se anche in questa occasione Trump farà il TACO, dopo aver comunque dato altre picconate alle relazioni politiche tra Europa e USA, ma c'è da scommettere che questa volta la reazione delle istituzioni europee e dei governi compresi quelli un tempo considerati amici come l'Italia sarà più dura del solito.
Per due motivi essenziali:
1) i governi e i partiti politici europei hanno scoperto, chi prima chi dopo, che contrastare Trump paga sul piano elettorale e nel gradimento dell'opinione pubblica in generale. Quindi, non fosse altro che per opportunismo, i leader europei non si nascondono dietro la diplomazia e ribattono con la grancassa alle minacce di Trump.
Criticare Trump in Europa paga sul piano politico ed elettorale, forse non su quello economico e della sicurezza militare, ma per quello ci sarà tempo per valutare le mosse reali.
2) in previsione di una sconfitta di Trump alle prossime elezioni di medio termine, i leader europei fanno a gara per occupare le posizioni di testa nella corsa a chi dimostra più spavalderia nel criticare Trump.
Il cancelliere tedesco Merz ha ribattuto all'annuncio di Trump del ritiro di 5000 soldati USA dalla Germania dicendo che era una misura già prevista dal governo tedesco, tradotto : "ci fate un baffo".
Il ministro italiano della Difesa Guido Crosetto, che non è uno che si genuflette facilmente, ha ribattuto alla minaccia di Trump con un laconico ma esplicito "non ho capito cosa va cercando", rivolto a Trump.
Non c'è dubbio che la scellerata guerra di Trump e Netanyahu in Iran stia creando danni enormi sul piano economico a tutti i paesi del mondo, compresa l'Europa; e non c'è dubbio che Trump gongola a vedere europei, cinesi, africani e asiatici in difficoltà mentre l'economia americana pompa ed esporta petrolio e gas dappertutto.
Ma il suo gongolare ha il fiato corto, per tanti motivi economici e politici.
Lo dimostrano i sondaggi e le elezioni parziali che si stanno svolgendo in queste settimane negli USA: Trump è crollato persino nel gradimento dei suoi fans del MAGA, sta trascinando il partito Repubblicano alla sconfitta delle elezioni di novembre prossimo, sta mettendo in difficoltà gran parte del suo staff ministeriale, a cominciare da JD Vance.
Come Nerone, Trump accusa di tradimento, e quindi passibile di arresto, chiunque dica che l'America sta perdendo la guerra in Iran. Nessuno ha il diritto di criticarlo o di smentire la sua narrazione, e questa è una prova evidente della difficoltà politica e mentale del biscazziere.
Le conseguenze per gli Stati Uniti sono speculari a quelle che si palesano in Europa: il sentimento popolare da Berlino a Roma, da Parigi a Madrid, inizia ad invocare la cacciata degli USA dall'Europa, come "yankee go home" ai tempi del '68, in risposta alle prepotenze e minacce americane.
Ma dall'altra parte dell'Oceano Atlantico l'America sta perdendo il suo storico appeal culturale, politico e ideologico nei confronti dell'opinione pubblica europea. Non c'è più il feeling degli anni del dopoguerra, non c'è più il mito del coast to coast, non c'è più nemmeno il fascino tecnologico diventato in gran parte apolide; gli europei che cercano la faccia dell'America trovano le figure di Trump, di Epstein e i volti mascherati dell'ICE.
Trump in Iran ha dimostrato di poter scatenare l'inferno e distruggere la vita sociale ed economica di milioni di persone in pochi giorni con una potenza di fuoco mai vista all'opera, se non a Gaza ma su una scala geografica ridotta.
Nessuno aveva dubbi sulla forza distrutrice dell'esercito americano coadiuvato dall'altrettanto devastante forza militare di Israele. Ma la guerra in Iran dopo due mesi non è ancora finita, Hormuz è chiuso e Tehran è ancora sotto la spada assassina dei Pasdaran.
Trump non ha vinto in Iran, non perché gli manchi la forza distruttiva ma per la mancanza di una prospettiva politica che non sia semplicemente lo sfoggio del terrore e la rapina del petrolio.
Per questo semplice motivo l'Europa ripudia gli Stati Uniti di Trump.