Israele si Sveglia in Crisi, Ostaggi Morti e Senza Piani per Gaza


i.fan. - 19 Maggio 2024 - aggiornato il 19/05/2024 09:18:00

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Benny Gantz, ultimatum a Netanyahu

Gantz a Netanyahu, Piano per Gaza e Ostaggi Liberi entro 8 giugno oppure crisi di governo.

Dopo le critiche del ministro della difesa Gallant a Netanyahu anche Benny Gantz lancia un ultimatum al primo ministro israeliano. Entro l'8 giugno



Dopo le critiche del ministro della difesa Gallant a Netanyahu anche Benny Gantz, ministro senza Portafoglio per la Guerra, lancia un ultimatum al primo ministro israeliano. Entro l'8 giugno Netanyahu deve presentare un piano per gestire l'amministrazione di Gaza e concludere la trattativa per gli ostaggi prigionieri di Hamas, altrimenti Gantz esce dal governo

Benny Gantz, già alleato e ministro durante la guerra del 2019, entrato nella maggioranza di governo dopo il 7 ottobre nel segno dell'unità per la sicurezza nazionale, ha dato al primo ministro Benjamin Netanyahu un ultimatum per presentare entro l'8 giugno un programma di guerra più chiaro, su come intende amministrare Gaza e trattare la liberazione degli ostaggi (sopravvissuti) altrimenti si ritirerà dal governo.

Ovvero fine dell'unità nazionale nel nome della sicurezza e probabili elezioni anticipate.

Gantz ha elencato sei obiettivi che Netanyahu deve adottare o affrontare il suo ritiro dal governo:

  • Il ritorno degli ostaggi,
  • La smobilitazione di Hamas e la smilitarizzazione della Striscia di Gaza,
  • Determinare un'alternativa di governo nella Striscia,
  • Il ritorno dei residenti del nord entro il 1° settembre,
  • Promuovere la normalizzazione,
  • Adozione di uno schema per la creazione di un servizio nazionale israeliano standardizzato.


"Se scegliete di portare la nazione nell'abisso, ci ritireremo dal governo, ci rivolgeremo al popolo e formeremo un governo che possa portare a una vera vittoria", ha detto Gantz nella sua dichiarazione.


"Non abbiamo fatto ricatti. Non abbiamo chiesto posti di Potere. Tutto quello che volevamo era servire il nostro paese e il nostro popolo.

Per molti mesi, l'unità è stata davvero reale e significativa. Ha evitato gravi errori, ha portato a grandi conquiste e ha riportato a casa oltre un centinaio di ostaggi. Insieme, abbiamo affrontato le difficoltà, protetto la nazione con uno spirito buono e forte e abbiamo dato ai combattenti al fronte la sensazione di essere sostenuti da un destino condiviso".

"Ma ultimamente qualcosa è andato storto. Non sono state prese decisioni essenziali", ha continuato Gantz, "Una piccola minoranza ha preso il comando della nave di stato israeliana e la sta guidando verso gli scogli".

"Sono venuto qui oggi per dire la verità. E la verità è dura: mentre i soldati israeliani mostrano un coraggio supremo al fronte, alcune delle persone che li hanno mandati in battaglia si comportano con codardia e irresponsabilità".

Parole durissime ed esplicite nei confronti di Benjamin Netanyahu e dei partiti estremisti religiosi su cui si poggia, accettandone i condizionamenti e i ricatti.

Il primo ministro gli ha risposto con il solito cinismo, come se fosse già in campagna elettorale, accusando Gantz di "portare Israele alla sconfitta contro Hamas", ovvero un'accusa infamante e senza appello.


Benny Gantz non è una colomba israeliana. Nel 2019 era ministro della Difesa in uno dei tanti governi Netanyahu durante una delle tante aggressioni israeliane a Gaza. Migliaia di morti ma niente di paragonabile alla distruzione attuale.

Benny Gantz era all'opposizione fino al 7 ottobre 2023, quando Hamas, d'accordo con Netanyahu, ha spezzato il flebile filo di una possibile sopravvivenza dell'idea di due stati per due popoli. Il 10 ottobre il "centrista" Gantz era di nuovo in una maggioranza di "unità nazionale" con Netanyahu e questa volta con l'estrema destra fanatica sionista. Gantz ha giustificato iul suo appoggio con motivi di sicurezza, nel momento più buio della esistenza dello Stato d'Israele. E per condizionare la risposta che Tel Aviv avrebbe dato all'attacco terroristico di Hamas, al tipo di reazione che avrebbe scatenato, alle trattative per la liberazione degli oltre 200 ostaggi e all'inevitabile questiuone di come gestire Gaza e i 2 milioni di palestinesi che ci vivono ingabbiati.

Il bilancio dei quasi otto mesi di appoggio che Gantz ha garantito a Netanyahu nella guerra a Gaza è fallimentare. Il boss israeliano ha fatto quello che voleva, assieme ai fanatici religiosi Smotrich e Ben Gvir, umiliando i centristi moderati in molte occasioni.

Poi nelle ultime settimane si è svegliato Yoav Gallant, ministro della Difesa che già una volta si era messo di traverso a Netanyahu riuscendo a dimettersi per bloccare la riforma della giustizia che il boss cercava di imporre per evitare i processi a suo carico.

Gallant, prima di Gantz, ha chiesto un piano per la gestione di Gaza che non fosse la semplice e perpetua occupazione militare sotto l'egida dell'IDF.


Gli ha fatto eco Gantz, entrambi ispirati dalla Amministrazione Biden in cerca di una svolta in tempi rapidi per limitare i danni della protesta anti-israeliana che dilaga negli Stati Uniti a pochi mesi dalle elezioni presidenziali.

Gantz ha dato tempo fino al 8 di giugno per verificare il cambio di passo di Netanyahu. Il quale dovrà ricorrere a tutte i suoi trucchi del mestiere per evitare di cadere nel fuoco incrociato tra l'estrema destra fanatica - che lui ha legittimato nel governo - e i centri imbelli non più disposti a fare da coperta scandalosa per gli interessi personali di Netanyahu.

Per i palestinesi di Gaza la linea Gallant-Gantz significa una sospensione dell'operazione a Rafah, una accelerazione della trattativa per la liberazione degli ostaggi sopravvissuti, nell'immediato una recrudescenza degli scontri tra l'IDF e le ultime presenze militari di Hamas, prima del ritiro delle truppe israeliane.


A prescindere dall'efficacia o meno della mossa di Gantz-Gallant, resta il fatto che Israele scopre ufficialmente di essere diviso sulla strategia di gestione per l'uscita dalla guerra con Hamas.

Una divisione che per molti equivale ad una sensazione di sconfitta nel momento più buio e drammatico degli ultimi 70 anni di storia, in un quadro di isolamento internazionale e morale mai visto in precedenza. Senza contare che Sinwar è ancora vivo e libero, Hamas sopravvive nei tunnel pronta a sostenere le ragioni di Netanyahu e gli estremisti fanatici.

Per gli israeliani si tratta di un risveglio improvviso e drammatico, come quello del 7 ottobre scorso, con la lista degli ostaggi morti che si allunga, la speranza di trovarne ancora vivi che si assottiglia e senza alcuna idea di come convivere con i due milioni di palestinesi di Gaza, una volta finite le bombe e i massacri.

Questo è il bilancio di 8 mesi di guerra del governo Netanyahu. E anche se si dovesse dimettere, non certo spontaneamente, sarà un lascito pesante da gestire.


i.fan. twitter: menoopiu


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Date Created: 19/05/2024 06:39:41


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