James Talarico sembra un giovane dell'epoca di JF Kennedy
Più si avvicina il 3 novembre e più i numeri condannano Donald Trump alla sconfitta, personale e politica.
Il suo indice di gradimento è al minimo storico, meno di un terzo degli americani approva il suo operato, tutti gli altri lo disapprovano o preferiscono tacere, pentiti di averlo eletto.
Lui fa finta di niente e continua il suo tour elettorale in comizi sempre più deserti e imbarazzati, scimmiottando il se stesso dei bei tempi andati.
I sondaggi elettorali per il voto di Midterm del 3 novembre prossimo danno ormai per scontato che la Camera avrà una maggioranza a favore del Partito Democratico, con uno scarto superiore all'attuale maggioranza repubblicana. La piattaforma di scommesse Polymarket ipotizza che i Dem possano arrivare a conquistare addirittura 234 seggi contro 201 dei GOP, mentre le previsioni più caute assegnano ai democratici almeno 227 seggi, con la soglia di maggioranza a 218.
Data per persa la Camera, le speranze di Trump per evitare la debacle - e guai più seri sul piano politico - restano aggrappate al Senato, dove le previsioni parlano di una sostanziale parità - 50 seggi DEM e 50 GOP - ma con un margine di possibilità per i democratici di arrivare a 51 a 49, ovvero la maggioranza che darebbe loro il controllo anche del Senato.
Il Texas decisivo
Un voto di scarto che si gioca tutto in uno Stato mitico per i repubblicani, il Texas che da più di 30 anni elegge sempre un senatore conservatore e ora invece ha scoperto un giovane candidato democratico di nome James Talarico, un predicatore presbiteriano convertito alla politica, una faccia da inizio anni '60 - quelli di JF Kennedy - e dotato di un grande carisma personale.
Trump sta cercando in tutti i modi di sostenere il repubblicano Paxton, un affarista corrotto e cinico che il presidente USA si è scelto a propria immagine e somiglianza, preferendolo ad un politico locale più tradizionale.
La campagna elettorale per il seggio senatoriale del Texas è diventata la più costosa di tutti i tempi con quasi 500 milioni di dollari spesi dai magnati repubblicani. Perché perdere il Texas è come perdere tutto, e non si bada a spese per evitare che James Talarico diventi il 51° senatore democratico nel futuro Congresso.
Anche Elon Musk sta iniettando un fiume di dollari per acquistare spazi pubblicitari a sostegno di Paxton, ma il denaro finora non ha ribaltato le previsioni dei sondaggi, che vedono Talarico in vantaggio di 2 punti percentuali sul rivale.
Ma l'importanza di una vittoria del giovane candidato democratico non si ferma al Texas. Guardando i dati di Polymarket si intuisce che se Talarico vince in Texas, le probabilità matematiche che democratici vincano anche in altri Stati incerti (che ora sono repubblicani) aumentano, al punto da ipotizzare una vittoria di 52 a 48.
Chi è James Talarico?
Talarico ha 37 anni, è nato a Round Rock ed è stato insegnante di scuola media, dirigente di un’organizzazione per l’istruzione e seminarista presbiteriano. Nel 2018 ha strappato ai repubblicani un seggio nei sobborghi di Austin. A marzo si è dimesso dalla Camera texana per dedicarsi a tempo pieno alla campagna. Alle primarie democratiche ha battuto la deputata dell'establishment democratico Jasmine Crockett e ora sfida il repubblicano Ken Paxton. In palio c’è un seggio che i democratici non conquistano dal 1988.
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Il presbiteriano Talarico si dichiara propenso ad un "cristianesimo biblico", sostiene l'aborto legale, e critica il "nazionalismo cristiano".
E' favorevole alla liberalizzazione della cannabis, all'assistenza sanitaria universale come diritto umano fondamentale, ha presentato un piano sanitario incentrato sullo smembramento delle società sanitarie integrate verticalmente, tra cui i gestori dei benefici farmaceutici, le compagnie assicurative e le reti ospedaliere.
In politica estera Talarico è favorevole alla soluzione del conflitto israelo-palestinese con la creazione di 2 Stati per 2 Popoli, ha condannato i crimini di guerra israeliani a Gaza e la guerra di Trump in Iran, sostiene il diritto dell'Ucraina di difendersi dall'aggressione di Putin.
In generale, James Talarico coniuga la tradizione del moderatismo democratico con un maggior rigore morale e politico rispetto all'involuzione dell'establishment democratico degli ultimi decenni.
Perché Talarico raccoglie consensi?
Il linguaggio. È diventato noto per momenti virali sui social in cui usa la fede cristiana per contestare i repubblicani su vouchers scolastici e Dieci Comandamenti nelle aule. Al centro della campagna ci sono costo della vita, scuola pubblica e diritti riproduttivi.
I soldi. Ha raccolto oltre 30 milioni di dollari nel secondo trimestre 2026, il record tra le corse al Senato, e tutti da piccoli donatori.
I giovani. In un sondaggio YouGov lo sceglie il 69% degli elettori tra 18 e 29 anni e il 62% tra 30 e 44.
L’avversario. Per 12 punti di scarto, più elettori temono la mancanza di carattere di Paxton che l’estremismo di Talarico.
I numeri: Fox News lo dà a 51% contro 49%, YouGov a 50% contro 44%, e tutti i sondaggi di settembre lo vedono in vantaggio, per lo più entro il margine d’errore del 2%.
Il rovescio della medaglia: il 53% degli elettori probabili teme che sia troppo liberal. I media conservatori insistono su presunte irregolarità di residenza (accuse della campagna Paxton, che ricorda come l’unico sondaggio che conta sia quello del 3 novembre).
Il voto degli ispanici sarà decisivo?
Molto probabilmente sì, ma non basta da solo. Gli ispanici sono oltre il 20% dell’elettorato, e nel 2024 Trump li ha vinti di 10 punti. Le stime di quel voto variano: il sondaggio Fox riporta un solo punto di scarto.
Oggi i sondaggi li vedono tornare verso i democratici, con cifre diverse a seconda dell’istituto:
63% a 30 per Talarico (Cook/Univision)
54% a 39 (Emerson)
57% a 38 (Texas Southern University)
Un sondaggio precedente di Texas Public Opinion Research dava invece Paxton avanti tra i latinos, 46% a 42%, e lo stesso istituto lo ha definito in contrasto con gli altri dati.
Secondo Cook/Univision, per questi elettori il tema principale è l’economia più che l’immigrazione, anche se quasi due terzi dicono che sarebbero meno propensi a votare un candidato che sostiene le deportazioni di Trump.
Cautela: i campioni ispanici sono piccoli e i sondaggi su questo gruppo sono notoriamente rumorosi. L’affluenza conta quanto le preferenze.
Il voto degli agricoltori arrabbiati per il carburante è decisivo?
In Texas, probabilmente no. A livello nazionale è un segnale politico importante.
Il fronte del malcontento. Il diesel ha toccato una media nazionale di 6,51 dollari al gallone, mentre i costi di fertilizzanti e carburante pesano insieme a dazi e guerra con l’Iran. In un sondaggio di Farm Journal, il 39% degli agricoltori si diceva “persuadibile”, cioè disposto a cambiare voto, astenersi o ancora indeciso.
I limiti. Gli agricoltori sono meno del 2% degli americani, secondo la Farm Bureau, e alcuni, pur in difficoltà, sono ancora propensi a “restare sulla stessa linea” votando repubblicano.
Dove conta. I repubblicani devono ora spendere risorse in Stati rurali come Iowa e Kansas. Il peso è nelle Camere e negli Stati agricoli, più che nel Texas urbano e suburbano.
Cosa farà Trump dopo la “sconfitta” del 3 novembre?
Trump ha un gradimento sotto il 40% e i democratici guidano di oltre otto punti nel voto generico. Al Senato i repubblicani hanno una maggioranza di 53 a 47, e ai democratici servono quattro seggi netti. Una Camera democratica significherebbe poteri di citazione, due anni di inchieste e la possibile apertura di un terzo impeachment.
Gli analisti si chiedono se il suo movimento MAGA sia una coalizione duratura o dipenda solo dalla sua candidatura.
Cosa farà Trump se i repubblicani perdono sia la Camera che il Senato?
Quanto è realistico lo scenario di una Camera e Senato a maggioranza democratica?
Camera: è il risultato più probabile. I mercati di previsione danno ai democratici tra l’88% (Kalshi) e il 90% (Polymarket) di probabilità di riconquistarla.
Senato: è più incerto. I repubblicani partono da una maggioranza di 53 a 47, e ai democratici servono quattro seggi netti. Con tre seggi si arriverebbe a un 50-50, che lascerebbe il controllo ai repubblicani grazie al voto di spareggio del vicepresidente Vance.
Le stime: il modello di Nate Silver dava ai democratici il 58,6% di probabilità di controllare il Senato, mentre le piattaforme di scommesse sono salite intorno al 58-60%. Sono però misure dell’umore degli operatori e non delle intenzioni di voto.
Perdere entrambe le Camere è dunque uno scenario plausibile, anche se non un esito acquisito. Il seggio texano di Talarico è una delle vie per il ribaltone al Senato.
Talarico affronta una corsa in uno Stato tradizionalmente repubblicano.
Se riesce a vincere, il risultato potrebbe segnalare un clima elettorale più favorevole ai democratici di quanto suggeriscano le aspettative tradizionali.
In questo scenario, i candidati democratici che partono da posizioni relativamente migliori nelle altre gare contendibili potrebbero beneficiare dello stesso clima.
La conquista di quattro seggi netti darebbe ai democratici la maggioranza al Senato, oggi composto da 53 repubblicani e 47 democratici e indipendenti.
Talarico non è soltanto un candidato democratico che prova a conquistare un seggio in Texas. È un possibile test dello stato di salute elettorale del trumpismo: una vittoria in Texas renderebbe più credibile lo scenario in cui i democratici conquistano il Senato e mettono Trump all'angolo per i restanti due anni di presidenza.
Una maggioranza democratica al Senato non neutralizzerebbe Trump in senso assoluto, ma potrebbe limitare la sua capacità di attuare l'agenda legislativa e rendere più difficili alcune nomine. E con una Camera sotto il controllo dei democratici, Trump non sarebbe un'anatra zoppa ma un tacchino al forno.
Per questo Trump si è gettato a capofitto nella campagna elettorale: è attivo in 32 Stati e il suo super PAC MAGA Inc ha 416 milioni di dollari in cassa da spendere nelle ultime due settimane per provare a rovesciare le previsioni.
Cosa cambierebbe sul piano istituzionale se Trump perde?
Inchieste: la Camera democratica avrebbe poteri di citazione e potrebbe avviare due anni di indagini sull’amministrazione.
Impeachment: potrebbe essere aperto a maggioranza semplice alla Camera. La condanna richiede però i due terzi del Senato, soglia irraggiungibile senza decine di voti repubblicani.
Il Senato: un Senato democratico controllerebbe le conferme di giudici e ministri, ma Trump conserverebbe il veto presidenziale.
Dopo le midterm del 2018, quando i repubblicani persero la Camera, Trump rivendicò comunque un successo per i guadagni al Senato. Senza quell’attenuante potrebbe imputare l’esito a candidati deboli, alla guerra con l’Iran o ai prezzi dell’energia.
Trump potrebbe governare da solo?
Con un Congresso ostile, decreti, ordini esecutivi e azioni delle agenzie diventerebbero lo strumento principale. Davanti a citazioni e inchieste, Trump agiterebbe lo scontro sul privilegio esecutivo e infinite battaglie legali.
Tutti si chiedono se il suo movimento sia una coalizione duratura o dipenda solo dalla sua presenza. Una sconfitta netta dal Texas e oltre, riaprirebbe la questione della leadership nel partito e della successione.
Se vince Talarico ...