Stephen Miller è il genio del male sulla sedia di Donald Trump

  • Stephen Miller sostituirà Susie Wiles nel ruolo di capo di Gabinetto alla Casa Bianca, ma in realtà occuperà la sedia di Trump
  • Miller non riuscirà a salvare Trump dall'Onda Blu, ma può scatenare caos e violenza modella ICE

Stephen Miller il Goebbels Di Trump

Stephen Miller e la sedia di Trump

Mi rendo conto che l'immagine di questo post, il volto di Stephen Miller fresco di nomina a capo di Gabinetto della Casa al posto di Susie Wiles caduta in disgrazia a causa delle disastrose (per Trump) elezioni di medio termine accostato alla raffigurazione del nazista Joseph Goebbels è una pessima forzatura, anche di cattivo gusto se si tiene conto che Miller è di origine ebrea.

Cercherò di spiegare che cosa a mio avviso collega i due personaggi, e cosa invece è peculiare del ruolo di Miller nel prossimo futuro della sciagurata presidenza Trump.


Stephen Miller è di origine ebraica, nato in una famiglia ebrea democratica nella progressista città di Santa Monica in California, ma già da adolescente sviluppò opinioni decisamente conservatrici e si scontrò con insegnanti e compagni di classe su temi come l'immigrazione, il multiculturalismo e il politicamente corretto.

Nei programmi radiofonici di emittenti di destra Miller manifestava la sua insofferenza per gli immigrati,criticava l'uso dello spagnolo a scuola e sosteneva che la scuola stava imponendo agli studenti una visione del mondo troppo liberale. In seguito agli attentati terroristici dell'11 settembre, la sua avversione a quello che definiva antiamericanismo nelle istituzioni educative si intensificò.

Trasferitosi a Washington iniziò a lavorare per repubblicani del Congresso e in particolare per il senatore dell'Alabama Jeff Sessions, uno dei più duri oppositori dell'immigrazione e che sarà nominato capo del DoJ nel primo mandato di Trump.

Miller iniziò a manifestare la sua avversione per gli immigrati, considerati come una minaccia all'identità nazionale e culturale degli Stati Uniti.

L'incontro con Trump fu l'occasione per Miller di esprimere apertamente idee in cui credeva da tempo. Si unì alla campagna, divenne uno dei principali autori dei discorsi di Trump e contribuì a plasmare il suo messaggio anti-immigrazione e l'ideologia "America First".

Durante il primo mandato di Trump, Miller ha contribuito a definire alcune delle misure più controverse dell'amministrazione: le restrizioni all'ingresso per i cittadini provenienti da paesi a maggioranza musulmana, la riduzione dei programmi di accoglienza dei rifugiati e la politica che ha portato alla separazione dei bambini dai genitori al confine con il Messico.

Le misure suscitarono critiche e contestazioni legali, ma contribuirono alla fama di Miller tra i fanatici americani sostenitori di una rigorosa applicazione delle leggi sull'immigrazione.

Quando Donald Trump fu sconfitto da Joe Biden nelle presidenziali del 2020, Miller gli scrisse il testo del discorso che precedette l'assalto a Capitol Hill, restando al suo servizio anche durante gli anni precedenti la rielezione nel 2024.

Ovvio che quando Trump è tornato alla Casa Bianca nel gennaio 2025, Miller venisse nominato vice capo di gabinetto (con Susie Wiles suo capo)  e consigliere per la sicurezza nazionale. Questa volta, non si è limitato a suggerire idee, ma è stato direttamente coinvolto nella loro attuazione.

Come nella primavera del 2025 wuando Miller e l'allora segretario alla sicurezza interna Kristi Noem imposero ai dirigenti dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE) di raggiungere un obiettivo di almeno 3.000 arresti al giorno, circa il triplo rispetto al ritmo registrato all'inizio del secondo mandato di Trump.

E Miller spiegò anche come fare a raggiungere il budget, con retate diffuse nelle città americane senza preoccuparsi di donne e bambini e senza farsi frenare dalle manifestazioni di protesta. 

Miller organizzò iniziative per limitare i percorsi di immigrazione legale, imporre restrizioni all'asilo e modificare l'interpretazione costituzionale che concede la cittadinanza americana alle persone nate sul suolo statunitense.

Sull'onda dilagante dei MAGA Miller ha esteso la sua influenza  ben oltre il tema dell'immigrazione, come lo scontro con le università accusate di tollerare i movimenti proPal, l'eliminazione dei programmi di diversità e inclusione e il tentativo di varare norme per estendere i poteri presidenziali. 

Dopo che i giudici della Corte Suprema hanno annullato alcune delle tariffe doganali imposte da Trump, Miller ha definito la sentenza un "colpo di stato giudiziario". In altre occasioni, ha attaccato i giudici definendoli marxisti e comunisti.

Miller ha partecipato all'organizzazione del sequestro di Maduro in Venezuela e quando Trump ha sollevato la possibilità di prendere il controllo della Groenlandia, Miller ha espresso una visione del mondo in cui le relazioni internazionali sono in ultima analisi determinate dalla forza.

"Viviamo in un mondo in cui si può parlare quanto si vuole di convenzioni internazionali, ma nel mondo reale, Jake, ciò che governa è la forza, il potere e l'uso della forza. Queste sono le leggi ferree del mondo e lo sono state fin dall'inizio dei tempi." sono le parole di Miller in un'intervista con Jake Tapper della CNN.

Miller ha trasformato l'ideologia suprematista americana in azione concreta e agenda politica.

"Tra una generazione le persone non riconosceranno il Paese in cui vivono. Queste conseguenze sono permanenti. A meno che non si verifichino deportazioni di massa su larga scala, con milioni di persone coinvolte, la situazione sarà irreversibile".

Dopo che gli agenti dell'ICE hanno sparato e ucciso Alex Pretti durante le proteste contro le politiche di immigrazione dell'amministrazione Trump e l'omicidio di Renee Good a gennaio 2026, Miller ha pubblicato sui social media che il 37enne residente a Minneapolis era un "terrorista interno" e un "assassino" che aveva "tentato di uccidere agenti federali", nonostante le prove schiaccianti che escludevano qualsiasi responsabilità di Alex Pretti e mostravano come fosse stato ucciso a sangue freddo.

L'ossessione di Stephen Miller ha segnato gran parte delle scelte di Donald Trump dalla rielezione in poi, fino alle recenti elezioni di Midterm, in cui l'impronta si distingue nettamente l'impronta del "consigliere per la sicurezza interna".

Miller era talmente ossessionato da non accorgersi che la gigantesca onda dei rabbia popolare si stava formando e assumendo il colo blu, la Bleu Wave che il 3 novembre ha spazzato via l'era di Donald Trump.

«Il Partito Democratico non lotta per i cittadini americani, non se ne preoccupa e non li rappresenta», aveva sentenziato Miller. «È un'entità dedita esclusivamente alla difesa di criminali incalliti, membri di gang, assassini e terroristi clandestini», aggiungendo: “Il Partito Democratico non è un partito politico. È un'organizzazione estremista interna”.