La Bolivia Non Vuole Più Evo Morales

10/11/2019

Crisi in Bolivia: Colpo di Stato o Colpo di Testa ?

Hermanas y hermanos, parto rumbo a México, agradecido por el desprendimiento del gobierno de ese pueblo hermano que nos brindó asilo para cuidar nuestra vida. Me duele abandonar el país por razones políticas, pero siempre estaré pendiente. Pronto volveré con más fuerza y energía.

— Evo Morales Ayma (@evoespueblo) November 12, 2019

AGGIORNAMENTO 11-11-2019

Evo Morales si è dimesso e avrebbe lasciato la Bolivia rifugiandosi in Messico. Non è chiaro chi dovrà assumere i poteri in sua assenza

Carolina Brunstein sul Clarìn del 9 novembre :

"Crisis en Bolivia: Evo Morales, atrapado en un complejo laberinto"

La parabola di Evo Morales, l'indio venuto dalle piantagioni di coca in Bolivia, eletto a sorpresa Presidente nel 2005 e vincitore fino alla sconfitta nel referendum del 2016 (con il quale cercava di abolire il limite dei tre mandati presidenziali) è quasi arrivata al fondo.


Dopo le elezioni di ottobre, palesemente manipolate per ottenere un risultato a suo favore, Morales viene contestato violentemente dalla piazza e dalle opposizioni, abbandonato da molti del suo partito "Movimiento al Socialismo", con l'esercito che non si schiera e la polizia che si ammutina e si rifiuta di reprimere le manifestazioni.


Con straordinario sincronismo l'America Latina si risveglia dalle illusioni della globalizzazione: l'Argentina abbandona Macrì. il Cile contesta Pinera, il Brasile si ritrova l'ex presidente Lula fuori dal carcere per riorganizzare l'opposizione a Bolsonaro.


Seppure con varianti ed accenti diversi, il Sud America paga il conto di una globalizzazione illusoria, che ha arricchito pochi e indebitato-impoverito molti. Con il dollaro forte (che aumenta il peso dei debiti) e l'economia che rallenta, i margini si riducono per tutti gli schieramenti politici.


Anche per chi, come Morales, aveva promesso e realizzato la fine della povertà grazie alla coca e al gas ed ora viene braccato dai cittadini inferociti che lo chiamano "dittatore".