La Guerra Russia Ucraina e il Pacifismo delle Parole


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"L'Escalation delle parole" è il titolo di una riflessione di Ida Dominijanni sulla "militarizzazione e polarizzazione" del dibattito sulla guerra Russia-Ucraina. Dubbi e certezze di chi ha scelto "nè con Putin nè con Zelensky"

i.fan. - 23 maggio 2022 - aggiornato il 23/05/2022 22:25:37


Mia figlia mi segnala, con una certa enfasi di condivisione, un articolo di Ida Dominijanni: "L’escalation delle parole" - La guerra in Ucraina fra dicibile e indicibile, visibile e invisibile. Arruolamento delle opinioni, scia violenta della pandemia, prepotenza delle immagini.

 

Utile segnalazione, perché quasi mai si ha il tempo di seguire o di accorgersi di tutto.

 

Confesso che lo schema di scrittura che propongono gli intellettuali come la Dominijanni mi risulta ostico, faticoso.

Mi costringe a rileggere più volte una frase prima di comprenderne il senso. E' uno stile di scrittura politica dalle nobili tradizioni, la scuola di Rossanda, Pintor, del Manifesto, la sinistra di Pietro Ingrao, che per molti anni ha esercitato un fascino e ha avuto il ruolo di lanciare idee, provocazioni, prospettive, pur standosene quasi sempre su un balcone limitrofo al palco della vecchia sinistra tradizionale.

 

Una scuola ormai quasi scomparsa, non per demerito dei fondatori e degli allievi ma per il cambiamento incessante, soffocante, distruttivo accaduto nel mondo negli ultimi trenta anni.


 

"il problema delle guerre non è solo vincerle, è vincerle senza perdersi"

Condivido la dichiarazione di principio della Dominijanni:


"il problema delle guerre non è solo vincerle, è vincerle senza perdersi"

 

... però due cose.

La prima: in ciascuna di queste circostanze la mia postura spontanea è stata più quella della critica interna al fronte occidentale a cui appartengo che quella della condanna reiterata del nemico di turno. Condannare i dittatori o i fondamentalisti o gli autocrati per chi vive in democrazia è ovvio. Meno ovvio è vigilare ogni volta perché nelle guerre fatte in nome dei valori occidentali e della democrazia non siano proprio i valori occidentali, la democrazia e lo Stato di diritto a rimetterci le penne, come spesso invece accade e sta accadendo anche oggi: il problema delle guerre non è solo vincerle, è vincerle senza perdersi.

Seconda cosa: in ciascuna di queste circostanze la prospettiva femminista mi ha messo spesso in attrito con lo stesso fronte pacifista, cui non ho risparmiato critiche per il suo linguaggio talvolta altrettanto fallico di quello interventista, per le assonanze patriarcali e misogine riscontrabili nell’uno come nell’altro, per la condivisione da parte di entrambi di una ferrea logica amico-nemico che non è la mia.

L’arruolamento delle opinioni


In ciascuna di queste circostanze, l’entrata in guerra, più o meno diretta, ha comportato l’immediata militarizzazione e polarizzazione del dibattito pubblico: o con me o contro di me, o con la democrazia o con il dittatore di turno, o con l’Occidente laico e pluralista o con i fondamentalisti. Ma mai come in questi due mesi di guerra in Ucraina l’arruolamento delle opinioni conformi e la scomunica di quelle difformi ha travalicato il limite della decenza, con una regressione galoppante rispetto a venti anni fa.


... Da quando Putin ha invaso l’Ucraina la prospettiva pacifista è messa al bando, ogni giorno c’è una lista di proscrizione con i nomi e i cognomi dei non allineati.

Appena cerchi di ragionare sulle origini vicine e lontane della guerra stai giustificando Putin, se non premetti a ogni riga che scrivi che c’è un aggressore e un aggredito sei una collaborazionista, se osi criticare Zelensky sei indifferente alle sofferenze degli ucraini, se dici che la resistenza ucraina è diversa da quella italiana il giorno dopo qualcuno chiede lo scioglimento dell’Anpi, ...

 

Confesso che per settimane mi sono volutamente sottratta a questo tintinnare di sciabole testosteronico e isterico che lascio volentieri a chi ne gode. Più utile mi pare domandarsi a quali derive psicologiche, politiche e cognitive sia dovuto un tale incarognimento del dibattito pubblico e un tale imbarbarimento dell’arena mediatica.

 


A me non sembra che la situazione del dibattito politico in Italia sia quella descritta (esagerata) da Dominijanni.

Lo squallore dei dibattiti e dei personaggi televisivi nei talk show attuali non è distante da quello di venti anni fa, se non per il contesto di un governo di larghissima maggioranza che non può certo ascriversi a colpa di Zelensky.

Il postulato filosofico di Draghi, "con i dittatori bisogna cooperare", è molto più simile all'atteggiamento complessivo dell'Europa, Germania in testa, dopo la distruzione della Cecenia e l'invasione della Crimea.

 


La scia della pandemia

 

Tanto per cominciare dai fattori psicologici, la sequenza pandemia-guerra, solitamente evocata per ipotizzare una demenziale sovrapposizione fra no-vax e pacifisti, va considerata piuttosto per la scia di aggressività che la pandemia ha lasciato dietro di sé. Ferita a morte nella sua smania di onnipotenza da un microrganismo sconosciuto capace di hackerare il capitalismo globale, la politica dei grandi della terra si arma e satura con nuove morti la mancata elaborazione del lutto per le vittime della pandemia. Una guerra reale prende il posto della guerra metaforica al virus ...


Solitamente evocata per ipotizzare una demenziale sovrapposizione fra no-vax e pacifisti ??!! dove la Dominijanni ha visto o sentito o letto una "sovrapposizione tra no-vax e pacifisti" ? sapevamo delle promiscuità tra destra, moderata ed estrema, e no-vax, no green pass, ma quella con i pacifisti mi è sfuggita.

 

Il tentativo di militarizzare la lotta alla pandemia di Covid sotto l'egida del generale Figliuolo non è la premessa ma la conseguenza di una scelta politica.

Ho criticato aspramente la retorica della "mobilitazione" nazionale con il piano di vaccinazione di massa, per motivi attinenti alla poca chiarezza e all'azzardo in nome della "ripresa economica", funzionale ad una strategia basata sull'illusione che la vaccinazione ci avrebbe fatto uscire rapidamente dall'emergenza. Ma tuttosommato, con l'eccezione dell'assalto neofascista alla sede della CGIL a Roma, in Italia le tensioni sociali e il dibattito sulle misure anticovid sono state dentro i limiti della normalità.

 

Quindi gli scontri verbali e ideologici suscitati dall'invasione della Russia in Ucraina non hanno alcuna continuità, nessuna scia, con quelli degli oltre due anni di pandemia.

 


Nazionalismo e indignazione


" ...  spicca, a dispetto dei muri innalzati fra “noi” e gli “autocrati”, l’ideologia nazionalista che dal campo sovranista tracima in varie gradazioni fin dentro il campo democratico.

È allo scontro fra due nazionalismi che stiamo assistendo nel teatro ucraino: da una parte il nazionalismo etnico di Putin, basato sulla comunità di destino della stirpe russa e sul tradizionalismo neoconservatore dei Dugin e dei Kirill, dall’altro il nazionalismo dei confini, patriottico ed eroico, di Zelensky..."

 

 

Questo argomento mi sembra più pertinente, ma rivela a mio avviso un errore di fondo: lo scontro a cui assistiamo non è tra due nazionalismi, ma tra un'aspirazione imperiale russa e quella nazionalista ucraina.

La differenza è sostanziale, e si congiunge alla necessità di un dibattito un pò più serio all'interno della sinistra sul significato di Nazione e di Patria.

 

La sinistra da tempo cerca di appropriarsi del concetto di Patria, una parola che solo a pronunciarla mi fa venire l'orticaria, per sottrarne il fascino ambiguo al monopolio della Destra.

Si è passati dalla cieca esaltazione del Globalismo sovranazionale a quella altrettanto miope e strumentale della Patria, degli interessi nazionali, anche quando è in chiave europeista.

 

In questa salto si è persa l'idea di Comunità, di cosa rappresenta, di quali elementi sia costituita e fondata. Di quali sentimenti, contraddizioni, interessi, equilibri e scontri si alimenta una Comunità nazionale, quali siano i confini visibili e invisibili.

 

La guerra di Putin contro Zelensky è quella della Comunità Russa, oggi animata ed eccitata dalla visione imperiale del suo despota, contro la Comunità Ucraina, oggi unificata e riscattata dalla intuizione del comico-Presidente.

 

A fianco, e sovrastante, a questa guerra c'è quella tra la Russia e gli USA, con l'Europa tirata per i capelli e con la Cina preoccupata per il possibile rallentamento delle sue strategie imperiali.


 


La realtà fatta immagine
Infine ma non ultimo, ogni guerra è figlia del regime di verità e dell’ambiente cognitivo della sua epoca. Trent’anni fa, Jean Baudrillard commentava la Guerra del Golfo sostenendo che paradossalmente era come se non fosse mai avvenuta: entravamo nell’era digitale, e le immagini algide e smaterializzate dell’operazione Desert Storm, con le sue bombe “intelligenti” che illuminavano le notti del deserto iracheno inquadrate dalle telecamere fisse, suggerivano che la guerra potesse emanciparsi dalla materialità cruda dei corpi feriti, amputati, massacrati. La guerra c’era e non c’era, come i fantasmi: la sua spettralizzazione serviva a renderla accettabile in un Occidente che la stava rilegittimando come continuazione della politica con altri mezzi, e pazienza se le bombe intelligenti distruggevano persone

Questo regime della visibilità totale è indubitabilmente democratico, tanto più se confrontato al regime totalitario della menzogna sistematica e della negazione dell’evidenza in cui si barcamenano le tv di stato russe e la propaganda del Cremlino. Ma ha anch’esso i suoi effetti collaterali tutt’altro che trascurabili. Nel flusso ininterrotto del fermo-immagine sparisce il peso di quello che non si vede, il deposito della storia, l’analisi dei precedenti e degli effetti: chi va a ricercarli diventa non solo un dietrologo e un giustificazionista dell’aggressore, ma anche un negazionista della realtà, perché la realtà è solo quella certificata dalle immagini.

 


Non mi sembra il caso della guerra in Ucraina. Non ci sono solo le immagini, ma anche tonnellate di interviste, opinioni, commenti di analisti e politici di ogni estrazione e fede.

 

C'è molto più dibattito e informazione di quello che c'era all'epoca della guerra in Vietnam, quanto le notizie e le immagini erano filtrate dalla censura militare americana e i pochi giornalisti / fotografi indipendenti andavano incontro a enormi difficoltà.

 

Che poi ci sia un problema di sovraesposizione, di inondazione causata dalle tecnologie e dai social, questo è un problema che non riguarda solo questa guerra.



C'è la necessità di scrivere la storia della rivoluzione ucraina e della rimozione europea, prima e dopo l'annessione della Crimea.

Ben venga chi ha documenti, informazioni, opinioni su quanto è successo prima del 24 febbraio scorso. Ci aiutano sicuramente a capire di più.

Per quel poco che adesso sappiamo, la Russia sta distruggendo gran parte della società civile ed economica in Ucraina.

Morti, sfollati, macerie, affetti e vite spezzate. L'esercito di Putin ha creato un incubo da cui gli ucraini sono i primi a volerne uscire. Pensano, o si illudono, di poterne uscire vittoriosi.

Ma come è possibile chiamare vittoria quella che si ottiene al prezzo di migliaia di vite umane?

 

A questa domanda la sinistra aveva dato una risposta, durante e dopo la seconda guerra mondiale, dalla Resistenza fino all'epoca delle guerre di liberazione nazionale, di cui il Vietnam divenne il simbolo più famoso per aver fronteggiato e inferto una sconfitta epocale all'imperialismo degli Stati Uniti.

Grazie anche alle armi che cinesi e russi inviarono in gran quantità ai vietcong.

 

Gli orrori di quella lunga guerra furono sottodocumentati a causa della censura americana e alla limitatezza dei mezzi tecnologici.

Se la società americana avesse potuto vedere le stragi al napalm dei villaggi vietnamiti oltre alle bare dei propri soldati, la guerra sarebbe durata molto meno e avrebbe fatto meno morti da ambo le parti.


Parafrasando la Dominijanni

 

il problema della pace non è solo ottenerla, è ottenerla senza sottomettersi




(in aggiornamento)

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keywords: Invasione Ucraina, Russia, Putin, Zelensky, Pacifismo, Guerra, Sinistra,

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