La Minaccia di Mosca, Servi di Putin o Guerra Nucleare


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Il portavoce di Putin Peskov torna a minacciare l'uso dei missili nucleari, collegandolo non solo ad un intervento della NATO ma anche a chi volesse rovesciare il regime di Putin. Piccoli segnali di vita del dissenso interno alla Russia.

i.fan. - 23/03/2022 - aggiornato il 23/03/2022 18:45:46


“Putin Filled with Ukrainian Blood” 

Putin Filled with Ukrainian Blood

Molodkin created a portrait of Russian President Vladimir Putin using real blood as a graphic condemnation of Putin’s regime and Russia's “special military operation” in Ukraine, which began on Feb. 24. He named his newest work “Putin Filled with Ukrainian Blood” 


Dmtry Peskov, uno dei maggiordomi più zelanti di Vladimir Putin, è tornato ad agitare lo spettro di una guerra nucleare come opzione possibile dopo la crisi aperta dall'invasione dell'Ucraina.


In un'intervista con Christiane Amanpour della CNN il 22 marzo, Dmitry Peskov si è rifiutato di escludere che la Russia possa fare ricorso alle armi nucleari per determinare l'esito del conflitto.

Se ci fosse una minaccia esistenziale alla sicurezza interna russa, l'uso delle testate atomiche è contemplato dai documenti elaborati dalle forze armate russe.

«Abbiamo un concetto di sicurezza interna ed è pubblico», ha affermato il portavoce russo  «Potete leggere tutte le ragioni per l'uso delle armi nucleari. Per cui se c'è una minaccia esistenziale, una minaccia per il nostro Paese, allora può essere utilizzata in accordo con il nostro concetto».

Agghiacciante dichiarazione: è tutto già scritto, basta leggere, se non vi comportate secondo le nostre regole schiacciamo il pulsante. Capito il concetto?

Alcuni osservatori cinesi e occidentali in cerca di facili ottimismi hanno letto le parole di Peskov (quindi di Putin) cogliendo una venatura rassicurante.

Siccome nessuno ha intenzione di minacciare l'esistenza della Russia, ma tuttalpiù solo  difendere l'esistenza dell'Ucraina, l'uso delle armi atomiche sicuramente non ci sarà.

Tutto ruota attorno all'interpretazione di cosa sia una "minaccia esistenziale" alla sicurezza interna della federazione russa.

Putin ha già dimostrato in passato di collegare il tema della sicurezza nazionale con quello del mantenimento del suo potere. Le due cose ormai, finita l'epoca delle finzioni democratiche, in Russia sono tutt'uno.

Chi prova a scalzare il dominio di Putin sugli apparati e sulla società russa, con la libera informazione o le proteste di piazza, si rende automaticamente colpevole di minacciare la sicurezza.


Navalny è l'esempio doloroso del precipizio in cui è sprofondata la società russa. Se falliscono i tentativi di avvelenarlo, si ordina ad un giudice compiacente di imbastire un processo farsa con una condanna "adeguata" alla eliminazione politica e fisica dell'oppositore.

La sicurezza della Russia, ovvero la garanzia per Putin di rimanere al potere per altri decenni, se minacciata può far scatenare la Guerra Nucleare.

C'è poco da essere ottimisti, anzi nulla.

Chi ritiene che la fine dell'aggressione all'Ucraina possa coincidere con un indebolimento di Putin, una manovra di una parte dei servizi segreti, dell'esercito o dell'oligarchia economica per rovesciarlo e chiudere diplomaticamente l'era putiniana, è servito.

Nell'ipotesi in cui qualcuno, certamente di concerto con gli USA, la NATO e l'Europa, cercasse di far fuori lo zar pazzo, questi non esiterebbe a schiacciare il pulsante assieme ai suoi due fidatissimi servitori, il ministro della difesa Shoigu  e il capo delle forze armate Gerasimov.

Per questo la frase di Peskov è minacciosa e folle, un avvertimento anche a coloro che credono che lo stallo militare dell'esercito russo in Ucraina possa favorire una soluzione negoziata della crisi.

Perchè più si prolunga la resistenza ucraina, più aumenta il rischio di instabilità al Cremlino, ovvero aumenta la minaccia alla sicurezza di Putin, alias Russia.

Se questa interpretazione della frase di Peskov è corretta, l'alternativa a cui Putin ci sottopone è tra la guerra atomica e la resa di Ucraina ed Europa.


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Piccoli segnali di vita dal pianeta Russia. Un funzionario di Putin presso le Nazioni Unite si è dimesso. Anatoly Chubais si occupava di emergenza climatica, e dopo l'annuncio si è rifugiato in Turchia da dove si trasferirà in un altro paese europeo perchè non ha intenzione di fare ritorno a Mosca.

Il giornale The Moscow Times ha sfidato i divieti imposti dal regime alla libera informazione e ha pubblicato la foto di una bara contente la salma di un soldato russo morto in Ucraina.

E' una delle prime immagini che smentisce i trionfalismi di regime sulla "operazione speciale", lugubre metafora delle migliaia di giovani russi morti in guerra.


Interessante notare l'ammissione di "vittime da entrambe le parti" fatta da Ria Novosti a chiusura di una notizia di combattimenti in una zona vicina al confine con la Crimea. In genere la propaganda militare pubblicizza solo le "vittime" del nemico, oppure ammette le proprie ma in misura molto minore.
In questo caso invece l'agenzia russa lascia intendere che il numero dei soldati morti in combattimento sia pressochè uguale.
Dall'inizio della guerra secondo stime NATO - Ucraina sarebbero morti circa quindicimila soldati russi, un numero difficile danascondere o minimizzare.

Ria Novosti:

Il 24 febbraio la Russia ha lanciato un'operazione militare per smilitarizzare e denazificare l'Ucraina. Le forze armate affermano che stanno prendendo di mira solo le infrastrutture militari e le truppe ucraine. Ci sono vittime da entrambe le parti.


Alcune delle principali figure dell'opposizione russa in esilio hanno lanciato un comitato contro la guerra per protestare contro l'invasione russa dell'Ucraina.

Nei video condivisi sui social media mercoledì, otto delle principali voci dell'opposizione del paese - tra cui l'ex magnate del petrolio Mikhail Khodorkovsky, l'alleato di Alexei Navalny Lyubov Sobol e l'ex maestro di scacchi Garry Kasparov - hanno invitato i russi a resistere alla propaganda del Cremlino e a respingere la guerra in Ucraina .

“Rappresentiamo tutti diversi movimenti politici. Ma ci siamo fusi in un comitato contro la guerra, perché crediamo che il nostro paese non abbia bisogno di questa guerra", ha detto Khodorkovsky.

L'iniziativa segna un raro momento di unità nell'opposizione russa, nota per aspre divisioni e lotte intestine.

"Ci siamo uniti in modo che le voci dei russi che stanno resistendo a questa guerra potessero essere ascoltate in tutto il mondo", ha affermato l'ex deputato Dmitry Gudkov.

i.fan. twitter: menoopiu


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