LUANA D'ORAZIO, MORIRE SUL LAVORO TORNA IN PRIMA PAGINA

LUANA D'ORAZIO, MORIRE SUL LAVORO TORNA IN PRIMA PAGINA


Luana D'Orazio, operaia di 22 anni madre di un bimbo di 5, non è morta accidentalmente, è un'altra vittima del "rischio calcolato".

i.fan. - 05/05/2021

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Fosse morta vittima di un incidente stradale, investita da un camion mentre attraversa la strada, di Luana D'Orazio, 22 anni e madre di un bimbo di 5, se ne sarebbe parlato solo nelle cronache locali di Prato e Montemurlo, dentro i confini della sua comunità.


Le sue immagini, ragazza dal volto sereno, avrebbero fatto da contorno al racconto principale sull'assurda ingiustizia del destino che ti fa morire a 22 anni, con un cuore già di mamma e la speranza spezzata di costruirti un futuro.

Ma la morte di Luana invece ha oltrepassato i confini della cronaca locale e ha riportato sui media nazionali un tragico fenomeno che sembrava scomparso o comunque oscurato dalla tragedia più grande del Covid, la tragedia dei morti sul lavoro.

Ci eravamo dimenticati delle migliaia di incidenti mortali di cui ogni anno sono vittime lavoratrici e lavoratori di ogni età e settore economico.

Nelle fabbriche, nei cantieri, nei campi si è continuato a morire, ad essere mutilati o intossicati, anche nei mesi di lockdown o zona rossa, arancione e gialla, con l'unica differenza che quelle morti erano scomparse dalle cronache nazionali.

Le circostanze in cui è morta Luana hanno rotto il muro di silenzio.

Massacrata da una macchina infernale, un orditoio, che l'ha ingoiata senza scampo facendola scomparire in un ammasso di tessuti umani intrisi di sangue.

Luana lavorava da sola a quella macchina, "tanto è moderna e sicura". Tanto moderna e sicura da non avere un dispositivo funzionante di bloccaggio, qualcosa che impedisse la tragedia anche in caso di errore umano.

La fabbrica in cui lavorava Luana, una piccola azienda a conduzione familiare, si chiama "Orditura Luana", dal nome della proprietaria. Che dopo la tragedia dice:

"Alle macchine lavoro anch’io, vi lavorano mio figlio e mio marito. Non è quindi solo la solidarietà di un datore di lavoro ma anche di una compagna di lavoro. Non mi sottrarrò ai miei doveri né al confronto nelle sedi appropriate anche per capire come possa essere avvenuto questo dramma. Ora e qui voglio esprimere solo il mio dolore assieme ai miei familiari e a tutti coloro che con me lavorano in azienda"

La proprietaria e il responsabile della manutenzione sono indagati per omicidio colposo.

Nell’avviso di garanzia si legge che Luana Coppini, la titolare, e il responsabile della manutenzione, Mario Cusimano, «in concorso morale e materiale tra di loro rimuovevano dall’orditoio la saracinesca protettiva».

Non si sa perché abbiano rimosso la protezione. Forse impediva di aumentare la produzione, era un ostacolo a ritmi di lavoro più alti. Forse non ne avevano compreso l'utilizzo, o ritenevano che fare a meno della prudenza fosse un "rischio calcolato".

Perché nonostante decenni di leggi, inchieste, mobilitazioni e sdegni la morte sul lavoro resta un evento possibile ed ineliminabile? Perché è un rischio calcolato.

Calcolato da chi? e come?

Calcolato da tutti tranne che da Luana D'Orazio a cui avevano raccontato che quella  macchina assassina era "moderna e sicura" e lavorarci assieme gli avrebbe garantito di crescere serenamente il suo piccolo di 5 anni.

Luana D'Orazio non è morta accidentalmente, è un'altra vittima del "rischio calcolato".

Come Christian Martinelli, 49 anni sposato e padre di due bimbe, schiacciato da un tornio, che da tempo si lamentava dei ritmi di lavoro troppo elevati.

i.fan.


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