OMICIDIO DI GIULIO REGENI, LA VERITA' E' VICINA

OMICIDIO DI GIULIO REGENI, LA VERITA' E' VICINA


I magistrati di Roma chiudono le indagini sull'omicidio di Giulio Regeni con la richiesta di processare 4 ufficiali dei servizi segreti egiziani. E' il primo passo verso la verità vera sull'omicidio di Giulio, di cui il regime di al-Sisi porta tutte le responsabilità.

i.fan. - 10/12/2020

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Lo avevano annunciato due settimane fa.

I magistrati romani Michele Prestipino e Sergio Colaiocco, nonostante l'ennesimo rifiuto degli omologhi egiziani a collaborare all'inchiesta, hanno ritenuto più che sufficienti gli indizi raccolti in quasi 4 anni di indagini sul sequestro e omicidio di Giulio Regeni.


Gli atti depositati indicano in 4 ufficiali dei servizi segreti egiziani i responsabili materiali dell'omicidio.


I nomi: generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif.


Ai 4 l'accusa è stata notificata "con il rito degli irreperibili" direttamente ai difensori di ufficio non essendo mai pervenuta l'elezione di domicilio degli indagati dal Cairo. Come previsto dal codice di procedura penale gli indagati e i loro difensori d'ufficio hanno ora venti giorni di tempo per presentare memorie, documenti ed eventualmente chiedere di essere ascoltati.


Si guarderanno bene dal farlo, perchè il regime di al-Sisi non intende neanche lontanamente ammettere una qualche responsabilità dell'omicidio di Giulio.

La procura del Cairo ha aperto un fascicolo sulla morte del giovane ricercatore italiano contro 5 presunti appartenenti ad una banda di ladri che purtroppo non potranno mai difendersi perchè sono già stati uccisi, fucilati dalla polizia in circostanze misteriose, dopo che nelle loro abitazioni i servizi segreti avevano fatto ritrovare alcuni effetti personali di Giulio.


I magistrati Prestipino e Colaiocco hanno circostanziato le loro accuse, grazie a testimonianze e informazioni dei servizi italiani.

da La Repubblica


... I quattro, "seviziandolo", hanno causato a Regeni "acute sofferenze fisiche, in più occasioni ed a distanza di più giorni: attraverso strumenti dotati di margine affilato e tagliente ed azioni con meccanismo urente, con cui gli cagionavano numerose lesioni traumatiche a livello della testa, del volto, del tratto cervico dorsale e degli arti inferiori; attraverso ripetuti urti ad opera di mezzi contundenti (calci o pugni e l'uso di strumenti personali di offesa, quali bastoni, mazze) e meccanismi di proiezione ripetuta del corpo dello stesso contro superfici rigide ed anelastiche".


E' il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, il torturatore di Giulio Regeni e colui che lo uccise. Ad inchiodare Sharif sarebbero le parole di alcuni testimoni sentiti nei mesi scorsi dai pm di piazzale Clodio. La morte di Giulio è stato "atto volontario e autonomo" messo in atto dall'indagato. "Al fine di occultare la commissione dei delitti suindicati - scrivono i magistrati -, abusando dei suoi poteri di pubblico ufficiale egiziano" Sharif "con sevizie e crudeltà, mediante una violenta azione contusiva, esercitata sui vari distretti corporei cranico-cervico-dorsali, cagionava imponenti lesioni di natura traumatica a Regeni da cui conseguiva una insufficienza respiratoria acuta di tipo centrale che lo portava a morte".

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Giulio Regeni sarebbe stato torturato in un ufficio - la stanza 13 - del Ministero degli Interni egiziano, nel centro amministrativo della capitale Il Cairo, una zona di ministeri, ambasciate straniere, banche e musei. Nel cuore del potere egiziano.


Era stato portato in quell'ufficio perchè i suoi aguzzini ritenevano di poter estorcere a Giulio informazioni utili contro esponenti dell'opposizione, un collegamento con qualcuno molto importante fuori o dentro l'Egitto.

Forse si aspettavano una rapida "confessione" ma di sicuro avevano informato i loro capi, compreso al-Sisi, di quanto stava accadendo dentro il Ministero degli Interni.

La chiusura dell'indagine apre un capitolo nuovo della vicenda di Giulio Regeni.

La vera verità sull'omicidio di Giulio Regeni è vicina, ma la giustizia è ancora lontana.


Sicuramente gli imputati non si presenteranno mai in aula per difendersi, l'Egitto negherà sempre le loro colpe, ma sottraendosi alla giustizia gli aguzzini di Giulio non faranno altro che mettere ancora di più al centro le responsabilità dirette del regime di al-Sisi.


Il processo per l'omicidio di Giulio Regeni diventerà nei fatti il processo a Abdel Fattah al-Sisi, al suo regime e ai suoi apparati di repressione.


Un processo che non mancherà di arrecare qualche lieve fastidio anche agli estimatori italiani del criminale egiziano.

i.fan.


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