Silvia Romano, Giuseppe Conte e i Servizi Segreti


- 11/05/2020

La liberazione di Silvia Romano è merito dei servizi segreti italiani, che da due anni proteggono il Presidente Giuseppe Conte dalle imboscate dei suoi nemici e presunti amici. A volte lo proteggono anche da se stesso.


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AGGIORNAMENTO

Un'intervista di Pietro Del Re su Repubblica ad un portavoce di Al Shabaab svela un segreto di pulcinella:
1) Silvia Romano è stata rapita e detenuta da Al Shabaab, l'organizzazione jihadista che ha il controllo di gran parte del territorio tra Kenya e Somalia e da anni conduce attentati e scontri.
2) Silvia Romano è stata rapita con lo scopo preciso di ottenere un riscatto
3) Il riscatto è stato pagato, nell'ordine di milioni di dollari
4) I soldi del riscatto saranno utilizzati per acquistare armi, pagare gli stipendi dei membri dell'organizzazione terroristica, finanziare il consenso nelle zone occupate dai jihadisti
5) Se i servizi segreti italiani non volevano che si ipotizzasse o si venisse a sapere del riscatto, sarebbe bastato mettere in piedi una messinscena con un finto scontro a fuoco e liberazione finale di Silvia Romano. Con pochi dollari in più.
6) A parte gli inquirenti, a nessuno interessa sapere se la conversione all'Islam di Silvia abbia motivazioni profonde o opportunistiche. Sarebbe molto più utile capire cosa succede in quella zona martoriata del mondo e se è possibile o meno proteggere chi ci opera con missioni umanitarie.

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Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è stato il primo a dare l'annuncio della liberazione di Silvia Romano il pomeriggio del 9 maggio «Silvia Romano è stata liberata! Ringrazio le donne e gli uomini dei nostri servizi di intelligence. Silvia, ti aspettiamo in Italia!» Poi ha precisato che i servizi erano quelli dell’AISE, il braccio estero del DIS.

Tutta Italia, tranne i soliti imbecilli, ha gioito alla notizia che Silvia sarebbe tornata e stava bene. Dopo 18 mesi di sequestro, la giovane Silvia rapita in Kenya nella scuola dove aiutava i bambini a vivere una vita un pò più serena è tornata alla sua vita, forse alla sua seconda vita, quella in cui ha scelto di chiamarsi Aisha abbracciando la fede musulmana.

Anche in questo credo che Silvia Romano dimostri una forza d'animo straordinaria, che non può essere oggetto di discussioni o di interpretazioni, perchè è una scelta che appartiene a lei soltanto, senza alcuna implicazione, in meno o in più, rispetto all'intera sua vicenda, simile a quella di altri casi analoghi, risolti o irrisolti.

Se Silvia Romano non fosse stata rapita 18 mesi fa, e se nel frattempo si fosse convertita o avesse intrapreso strade morali e culturali diverse dal suo passato, nessuno ne starebbe a discutere. Scelte legittime e personalissime.

Silvia Romano come tanti altri operatori umanitari o semplici cittadini che vivono nelle zone più pericolose del pianeta ha rischiato di non tornare più alla sua vita e ai suoi affetti.

La differenza tra la sua sorte e quella di altri ostaggi di qualsiasi nazionalità è data dalla fortuna, dal riscatto e dai servizi segreti.

Sulla prima non si può discettare. Sul riscatto, è ovvio considerare il suo opposto, una morte sicura al 99%. Nei luoghi in cui Silvia è stata rapita e trasferita non ci si fa alcuno scrupolo a sgozzare chiunque. Ma per portare a termine una trattativa difficile, in condizioni precarie e senza cadere nelle trappole di millantatori o sciacalli, è necessario avere una rete di "agenti segreti", quelli a cui Giuseppe Conte ha inviato il suo ringraziamento immediato.

Un gesto, quello di Conte, che sembra far parte di un frasario rituale ma in questo caso non lo è. Nella vicenda di Silvia Romano si rafforza un legame forte (e sottovalutato prima da Salvini e poi da Di Maio) tra il Presidente del Consiglio e gli apparati dei servizi segreti, il DIS.

Un legame nato con il primo incarico di Conte, quando avocò a sè la delega, rafforzatosi quando nominò Gennaro Vecchione a capo del DIS e proseguito in questi giorni con l'incarico di Gianni Caravelli a capo dell'AISE, il braccio "estero" dei servizi, quello che di fatto ha lavorato per la liberazione di Silvia Romano.

Se Giuseppe Conte è ancora Presidente del Consiglio lo deve in gran parte al suo sodalizio con i servizi segreti, che lo hanno "aiutato" e pilotato in numerosi frangenti, soprattutto quando l'avvocato aveva bisogno di consigli, agganci e protezioni per superare difficoltà e trappole che gli venivano tese dagli avversari.

Quando Conte si è presentava ai vertici internazionali, il lavoro di intelligence gli preparava la strada con grandi risultati, anche quella volta che Trump sbagliò il suo nome marcandolo per sempre come Giuseppi. Quando William Barr, ministro della Giustizia di Trump, lo mise in imbarazzo durante una visita a Roma nell'ottobre scorso per parlare di Russiagate, il capo del DIS si assunse tutte le responsabilità.

In due anni di Governo, il rapporto tra Giuseppe Conte e le strutture segrete (ma non troppo) è stato idilliaco. Lo hanno difeso prima dagli attacchi di Salvini poi lo hanno aiutato nella trattativa con il PD di Zingaretti.

Senza tema di smentita si può dire che l'avventura politica di Giuseppe Conte è un capolavoro dei servizi segreti trasversali, quelli su cui da anni si esercita l'influenza esclusiva del Presidente della Repubblica. Un'influenza che Sergio Mattarella ha curato e rafforzato, proprio in vista di quelle situazioni di crisi interna ed esterna che minacciano la stabilità politica e quindi gli interessi nazionali. Un tempo c'erano i servizi segreti deviati e destabilizzanti, protagonisti di stragi, P2 e relazioni mafiose. Poi sono arrivati quelli che lavoravano per Silvio Berlusconi e i suoi interessi privati.

Ora è l'epoca degli agenti al servizio dei Presidenti della Repubblica. Giuseppe Conte beneficia ampiamente di questo corso, e su consiglio dell'anziano Vincenzo Scotti si terrà ben stretta la delega sui servizi. Sono sempre stati un architrave del potere politico, ora più che mai lo proteggono dalle imboscate di Salvini, Renzi, Di Maio.



Se poi , oltre all'indiscutibile successo per la liberazione di Silvia Romano, i servizi segreti riuscissero anche ad ottenere l'incriminazione ufficiale degli assassini di Giulio Regeni (di cui loro conoscono i nomi ma non possono produrre le prove) da parte del regime di Al Sisi ci sarebbe un motivo in più per ringraziarli, senza esagerare però perchè i servizi, oltre ad essere segreti, sono anche sporchi per natura.



Post Scriptum

Nella fretta di manifestare i propri ringraziamenti ai servizi segreti, e di farlo sapere anche al popolo degli elettori, Giuseppe Conte si è dimenticato di chiedersi se era stato pagato o meno un riscatto, a chi e di quale importo. Se fosse stato meno frettoloso, i servizi lo avrebbero aiutato a trovare il modo giusto di dare la notizia, senza incrinare la soddisfazione per la ritrovata libertà di Silvia Romano.



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