Zelensky non cerca pace a tutti i costi e può aspettare la vittoria

La lettera di Zelensky a Putin è un formidabile promemoria sulla situazione di guerra in Ucraina, utile a Putin e ai Russi per capire cosa fare, ma anche a Trump e all'Europa

Zelensky 2022 pochi giorni dopo linvasione

messaggio di Zelensky a Putin nel 2022

Zelensky che scrive una lettera a Putin invitandolo ad un incontro per porre fine alla guerra di invasione dell'Ucraina iniziata a febbraio del 2022 è una news che squarcia il monopolio sull'informazione detenuto dalla guerra di Trump-Netanyahu in Iran, e riporta sotto i riflettori un conflitto non dimenticato ma certamente sommerso nella mortale routine quotidiana da altre priorità.

La Lettera Aperta di Zelensky ha il pregio, a mio avviso ricercato, di giungere in concomitanza con l'attacco dei droni ucraini a San Pietroburgo, nel giorno in cui Putin inaugurava il suo Forum econonomico stile Davos che quindi per forza di cose è stato soverchiato dal fumo nero nel cielo della "capitale morale" della Russia.

Una concomitanza voluta e costruita tenacemente, uno sberleffo che da solo smentisce lo scopo dichiarato nella lettera di cercare un dialogo di pace a partire da considerazioni di buona volontà. Il messaggio vero, che si adombra anche nella lettura del testo di Zelensky a Putin é:

"vedi cosa siamo capaci di fare? dove e quando vogliamo? le tue pretese di vittoria, che erano alla base dei tuoi accordi con Trump ad Anchorage dello scorso agosto puoi ficcartele nel posto che vuoi, perché ormai sono sorpassate e velleitarie. Ora ti conviene negoziare, perché i rapporti di forza si stanno ribaltando ... "

Se questo è il vero senso della proposta di incontro che Zelensky ha rivolto a Putin, è facile immaginare la reazione del criminale russo che infatti ha ribattuto con una altrettanta provocatoria dichiarazione: " vieni a Mosca a parlarne, che ti faccio ...".

Quindi la lettera-proposta-provocazione di Zelensky sarebbe solo una boutade, uno sfottò, una presa in giro per commentare l'attacco a San Pietroburgo?

Non credo, penso anzi che le parole del presidente ucraino andrebbero attentamente valutate, a Mosca, a Washington e nelle capitali europee, perché cadono in un contesto di guerra che da almeno un paio di mesi ha ribaltato la percezione dominante che aveva attraversato tutto l'autunno e l'inverno, quella di una imminente sconfitta di Kyiv, della necessità di una resa "conveniente" per Zelensky - arrenditi ora, perchè domani perderesti ancora più territori -

La posizione di Zelensky era aggravata da una intrinseca debolezza interna alla società ucraina, con i gravissimi scandali di corruzione che avevano colpito i suoi principali collaboratori e la stanchezza della popolazione ucraina prostrata dagli attacchi alle infrastrutture energetiche che la costringevano a sacrifici enormi nel gelido inverno.

Zelensky non si è arreso nell'ora più buia dall'inizio dell'invasione, in silenzio e con caparbietà ha continuato a fare la spola tra le capitali della diplomazia e le strutture sociali fondamentali, in primis l'industria bellica da cui è nato il fenomeno dei "droni di Ucraina" imbattibili nei cieli del Donbass e capaci di capovolgere le sorti della guerra.

Pur in evidente inferiorità di uomini e mezzi, le tattiche militari di "guerriglia dei droni" - che evocano quelle dei vietcong nella guerra contro gli USA in Vietnam, con 60 anni di tecnologia in meno, quando attraverso i tunnel sorprendevano le truppe americane - sono riuscite ad infliggere perdite enormi all'esercito russo, più di trentamila soldati uccisi o feriti in media ogni mese, colpendo le linee di rifornimento logistiche ad oltre 100 chilometri dalla linea del fronte e isolando le avanguardie.

A Putin è rimasta la notevole potenza di fuoco dei missili e droni scagliati su Kyiv e sulle principali città, per seminare terrore tra i civili e distruggere infrastrutture, ma è una tattica costosa e si rivela controproducente perché rinforza l'idea degli ucraini sulla necessità di resistere ai criminali russi.

La lettera di Zelensky sembra scritta sull'onda di una baldanza forse eccessiva, anche nei confronti del Trump che un anno fa lo bullizzava dicendogli "non hai le carte, arrenditi!", al punto da stringere accordi con Putin in Alaska sulla testa degli ucraini e degli europei.

Di quegli accordi di Anchorage rimane quasi nulla, al punto che il meeting di Alaska sarà ricordato come uno dei più colossali fiaschi diplomatici di Putin e Trump, a tutto vantaggio di Xi Jinping.

Nei mesi scorsi erano in molti a ricordare a Zelensky, con sarcasmo, che gli sarebbe convenuto accettare i fumosi negoziati di Istanbul nel 2022, perché avrebbe perso meno territorio e meno risorse, anziché proseguire una guerra la cui fine richiede il sacrificio di molti più territori e uomini. Credo che Zelensky come molti altri si sia a lungo interrogato sul dilemma, ma ogni volta ha respinto umilianti accordi al ribasso, con un coraggio e una determinazione che lo ergono a personaggio indiscutibile della storia mondiale.

Incoscienza, coraggio, preveggenza si intrecciano nelle scelte dei vertici ucraini di fronte alla micidiale macchina da guerra russa, ma ora i fatti sembrano dare loro ragione.

Le parti ora sono invertite: è la Russia di Putin che ha i problemi più urgenti, a cominciare da quelli economici.

Inflazione alta, il sistema logistico di gas e petrolio attaccato e messo fuori uso dai droni ucraini, settori industriali militarizzati, difficoltà a trovare fonti di finanziamento del debito pubblico.

Per quanto i russi siano stati abituati alla sopportazione silenziosa e alla censura memori dell'epoca di Stalin, il regime di Putin fa sempre più fatica a spiegare perché da cinque anni la "Operazione Militare Speciale" non è ancora finita, perché l'Ucraina non è stata sconfitta, perché la Russia è ancora isolata ed esclusa.

Putin non ha ancora risposto ufficialmente alla lettera di Zelensky, a parte la battuta cinica e minacciosa di voler "fare l'incontro a Mosca".

da kommersant.ru

La lettera aperta di Volodymyr Zelenskyy è stata pubblicata il 4 giugno sul sito web del presidente ucraino. In essa, propone a Vladimir Putin che i negoziati per la risoluzione del conflitto si tengano in un paese terzo: la Svizzera, la Turchia o uno stato arabo. Zelenskyy ritiene che i negoziati dovrebbero coinvolgere gli Stati Uniti e i paesi europei come potenziali garanti di futuri accordi.

Il signor Putin ha definito la lettera "maleducata". "È questo un modo per creare le condizioni per un incontro e dei negoziati personali, o è un modo per creare un ambiente in cui è impossibile tenere qualsiasi incontro personale? Penso sia la seconda opzione", ha affermato il presidente russo. Si è poi rivolto al personale militare russo: "Continuate a lavorare, fratelli".

Vladimir Putin ha sottolineato di non aver mai rifiutato di incontrare Volodymyr Zelenskyy, ma di essere contrario ai giri di parole.

Aspetterà la fine dello SPIEF, il Forum di San Pietroburgo "inaugurato" dai droni di Zelensky, per comunicare il suo pensiero nel discorso conclusivo. Non ci dovrebbero essere sorprese, e sarebbe già tanto se il criminale russo travestito da fine stratega abbandonasse il linguaggio volgare e violento con cui cerca di nascondere le difficoltà interne.

La ignobile guerra di Putin all'Ucraina non finirà presto, perché Zelensky non cerca la pace a tutti i costi e può aspettare la vittoria. Dovrebbero prenderne nota anche Trump e soprattutto gli europei, se avessero davvero intenzione di fare qualcosa di utile per l'Ucraina.




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