Le BUGIE dei governi italiani fanno stragi di civili in Yemen

Il New York Times pubblica un video-denuncia sulle bombe italiane usate dall'Arabia Saudita per fare stragi di civili in Yemen.
Decine di migliaia di bombe, per un valore annuo di 450 milioni di euro, che da Cagliari arrivano in Arabia per essere imbarcate sugli aerei militari che bombardano e uccidono migliaia di civili nello Yemen.
 
Il traffico di bombe MK 84 prodotte nello stabilimento in Sardegna dell'azienda tedesca RWM su licenza USA è noto e denunciato da almeno due anni ma sia il governo Renzi che quello Gentiloni ripetono lo stesso ritornello:
Da Repubblica del 29/12/2017:
La replica del governo italiano arriva da fonti della Farnesina: "L'Italia osserva in maniera scrupolosa il diritto nazionale ed internazionale in materia di esportazione di armamenti e si adegua sempre ed immediatamente a prescrizioni decise in ambito Onu o Ue. L'Arabia Saudita non è soggetta ad alcuna forma di embargo, sanzione o altra misura restrittiva internazionale o europea". Dal ministero degli Esteri si osserva inoltre che "quanto riportato dal New York Times è una vicenda già nota, sulla quale il governo ha fornito chiarimenti più volte nel corso della legislatura, anche in sede parlamentare".
 
 
Si tratta di bugie grossolane, di cui forse dovrebbe occuparsi anche la magistratura.
Il governo italiano sta violando sistematicamente da due anni la propria Costituzione e il trattato ONU ATT (Arms Trade Treaty) sottoscritto dall'Italia nell'aprile del 2014 che all'articolo 6 comma tre stabilisce:
3. A State Party shall not authorize any transfer of conventional arms covered under Article 2 (1) or of items covered under Article 3 or Article 4, if it has knowledge at the time of authorization that the arms or items would be used in the commission of genocide, crimes against humanity, grave breaches of the Geneva Conventions of 1949, attacks directed against civilian objects or civilians protected as such, or other war crimes as defined by international agreements to which it is a Party.
 
Il governo italiano da almeno due anni è a conoscenza che in Yemen c'è un conflitto a cui partecipa anche l'Arabia Saudita, dal momento che sul sito www.viaggiaresicuri.it gestito dal ministero degli esteri per quanto riguarda lo Yemen è scritto:
"A partire dal 13 febbraio 2015, a seguito del progressivo aggravarsi delle condizioni di sicurezza, l’Ambasciata d’Italia a Sana’a ha sospeso le proprie attività fino a nuovo avviso. Non è più possibile pertanto assicurare assistenza consolare a coloro che, nonostante il chiaro sconsiglio delle Autorità italiane, siano ancora presenti in territorio yemenita."
 
Ma anche la rivista FAMIGLIA CRISTIANA aveva avvisato il governo nel 2015
BOMBE ITALIANE SULLO YEMEN?
28/06/2015  Un carico da Genova, trasportato dalla nave Jolly Cobalto, ha viaggiato a maggio scorso. Ordigni italiani esportati in Arabia Saudita. Ora in Yemen i sauditi stanno utilizzando le stesse tipologie di ordigni, compresi quelli all'uranio impoverito (che come è noto libera particelle fortemente cancerogene). Quelle utilizzate adesso in Yemen sono le bombe italiane? E perché l’Italia esporta questo tipo di materiale bellico verso un Paese in guerra?
 
E anche le organizzazioni umanitarie avevano denunciato l'uso delle bombe italiane nel conflitto yemenita contro le popolazioni civili:
 
http://www.repubblica.it/solidarieta/volontariato/2017/06/21/news/armi-168712423/
Yemen, il blocco aereo e navale imposto allo Yemen dalle forze di coalizione le cause della catastrofe umanitaria
È la terza volta in tre anni che l’Europarlamento si pronuncia sulla situazione tragica nel Paese. La seconda, dopo quasi un anno di conflitto e la terza nei giorni scorsi, dopo oltre 800 giorni di conflitto. La situazione è catastrofica: 10 mila persone uccise (tra cui 4.667 civili, di cui 1.540 bambini) e più di 40 mila ferite; 17 milioni le persone necessitavano di assistenza alimentare
di GIORGIO BERETTA *
 
https://www.osservatoriodiritti.it/2017/04/14/l-onu-e-le-bombe-italiane-in-yemen/
L’Onu e le bombe italiane in Yemen di Giorgio Beretta  14 aprile 2017
I bombardamenti aerei condotti dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita hanno devastato le infrastrutture civili in Yemen, ma non sono riuscite a scalfire la volontà politica dell’alleanza Houthi-Saleh a continuare il conflitto». Lo ha messo nero su bianco il “Rapporto finale del gruppo di esperti sullo Yemen”, che il 27 gennaio scorso è stato trasmesso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Un rapporto fortemente osteggiato dai sauditi e si capisce il motivo. «Il conflitto – scrivono gli esperti –  ha visto diffuse violazioni del diritto umanitario internazionale da tutte le parti in conflitto. Il gruppo di esperti ha condotto indagini dettagliate su questi fatti e ha motivi sufficienti per affermare che la coalizione guidata dall’Arabia Saudita non ha rispettato il diritto umanitario internazionale in almeno 10 attacchi aerei diretti su abitazioni, mercati, fabbriche e su un ospedale».
E tra questi gli esperti annoverano gli attacchi effettuati con bombe italiane. Il rapporto dell’Onu, infatti, documenta il ritrovamento, a seguito di due bombardamenti a Sana’a nel settembre 2016, di più di cinque «bombe inerti» sganciate dall’aviazione saudita contrassegnate dalla sigla “Commercial and Government Entity (CAGE) Code A4447”. Quest’ultima è riconducibile all’azienda RWM Italia S.p.A. con sede in via Industrale 8/D, 25016 Ghedi (Brescia), Italia. Secondo gli esperti delle Nazioni Unite, «l’utilizzo di queste armi rivela una tattica precisa, volta a limitare i danni in aree in cui risulterebbero inaccettabili».
Nelle scorse settimane, la Farnesina ha deciso di stanziare 3 milioni di euro per «attività di distribuzione di cibo da parte del PAM e per assicurare assistenza nel settore della salute e supporto agli ospedali». Nel frattempo è partita da Cagliari una nuova nave cargo piena di bombe destinata all’Arabia Saudita: nel 2016 ne sono state inviate per oltre 40 milioni di euro, ha segnalato l’Osservatorio OPAL di Brescia.
Proprio come ai bei tempi di Spadolini, Craxi e Andreotti: con una mano un po’ di aiuti, con l’altra un consistente carico di bombe. E, come ai bei tempi, continuano a chiamarla «cooperazione allo sviluppo». 
 

La BCE di Draghi salva il MONTE DEI PASCHI di Draghi

Non fatevi ingannare dal nome, decreto "salvarisparmio", perchè il trucco è lo stesso giù usato con la "buonascuola": confezionare un pacco con un bel nome per nasconderci dentro qualcosa di maleodorante.

mario draghi


Il salvataggio del Monte dei Paschi di Siena non è ancora noto nei dettagli - quelli in cui sempre si nasconde il diavolo - ma nelle linee generali si intuisce che :


1) i cittadini contribuenti si accollano un ulteriore aumento di debito pubblico per 20 miliardi


2) Il fondo di 20 miliardi viene coperto con emissione di titoli di Stato che saranno acquistati dalla BCE di Mario Draghi, impacchettati nel mucchio chiamato Quantitative Easing. Di fatto si tratta di un'operazione incestuosa da un punto di vista finanziario.


3) Non sono noti i termini di rimborso / conversione dei titoli subordinati del Monte dei Paschi nelle mani dei risparmiatori, ma è molto probabile che verranno utilizzati i sotterfugi ben noti al mondo della finanza per accollargli maggiori rischi futuri in cambio di apparenti vantaggi immediati.


4) Il Monte dei Paschi è di fatto "nazionalizzato" con fondi pubblici, e quindi si apre un capitolo importantissimo su chi e come andrà a gestire la futura banca.
Il partito che ha amministrato e distrutto il Monte dei Paschi negli ultimi decenni è al governo (abusivo) del Paese: sarebbe l'ennesimo insulto alla ragione pensare che la gestione della banca salvata con i soldi dei cittadini venga affidata ai giochi di potere dei renziani, verdiniani, alfaniani, bersaniani, ecc ecc.


5) Il problema della gestione del futuro "Monte dei Paschi d'Italia" non può essere separato da una rigorosa ricostruzione delle responsabilità amministrative e penali che hanno devastato il risparmio di milioni di cittadini: sia la magistratura che il Parlamento (attraverso un'apposita commissione d'inchiesta) hanno l'obbligo di fare chiarezza sui comportamenti delinquenziali dei banchieri e degli organi Banca d'Italia e Consob che dovevano controllarli.
Senza questa minima chiarezza, tra qualche anno i contribuenti si troveranno ad avere più tasse da pagare (per aver "salvato" il Monte dei Paschi) e con gli stessi amministratori responsabili del dissesto bancario, più voraci e arroganti di prima.

Da Libero.it  : Mps, i misteri di Draghi e il giallo sulla commissione Jp Morgan


PS . Noto con piacere che anche il giornale più fiancheggiatore di Draghi non può fare a meno di citare il benemerito governatore della BCE nella ricostruzione delle responsabilità sul dissesto del MPS. Da La Repubblica 


"Non lievi sono le responsabilità di Consob e Banca d'Italia, che vigilando hanno approvato acquisizioni e emissioni di titoli per circa 20 miliardi, già in cenere o ben avviati. ...
E Banca d'Italia? Autorizza, governante Mario Draghi, l'acquisto lampo di Antonveneta senza neppure una perizia contabile e a una cifra eccessiva per il Monte. "

Sono i miracoli del post 4 dicembre?

Attenti alla TRUFFA del salvataggio pubblico di MPS