Abbas Araghchi e Wang Yi
"Sulla base della richiesta del Pakistan e di altri Paesi... e, inoltre, del fatto che sono stati compiuti grandi progressi verso un accordo completo e definitivo con i rappresentanti dell'Iran, abbiamo concordato di comune accordo che, mentre il blocco rimarrà pienamente in vigore, il Progetto Libertà verrà sospeso per un breve periodo di tempo per vedere se l'accordo può essere finalizzato e firmato", ha scritto Trump martedì su Truth Social.
Con queste parole Donald Trump ha presentato il "capolavoro della sua diplomazia": pur di uscire fuori dal pantano della guerra in Iran in cui si è cacciato grazie alla sudditanza verso Netanyahu, consegnerà le chiavi dello stretto di Hormuz a Xi Jinping su un piatto d'argento e allo stesso tempo rinuncia al "regime change" e legittima il regime degli Ayatollah a Teheran.
E' l'epilogo di una serie di messinscene che da diversi giorni si alternavano, tra ipotesi di accordi e minacce violente di distruzioni. Dietro le quinte, e a beneficio dei molti speculatori che ottenevano informazioni sottobanco, si lavorava ad una soluzione dettata in qualche modo dalla Cina (tramite i messaggeri del Pakistan) e imposta a Donald Trump per consentirgli di uscire dal "pantano di Hormuz" in cui si era andato a cacciare pur di non ammettere la sconfitta.
Il piano cinese per porre fine alla guerra in Iran
L'accordo tra Cina e Iran, da presentare a Trump, prevede che Tehran si impegna a consegnare a Pechino gli oltre 400 kg di uranio arricchito affinchè lo custodisca per scopi "civili" futuri , escludendone l'utilizzo per fini militari ovvero bombe nucleari. In tal modo verrebbe superato l'ostacolo dell'uranio e della richiesta americana all'Iran di consegnarlo come trofeo di guerra.
Le trattative dovranno indicare un tavolo negoziale Iran Cina USA per definire i dettagli della custodia cinese per conto terzi, il monitoraggio e le definizioni di utilizzo civile.
Inoltre verrebbe istituito un sorta di controllo internazionale, sempre con la partecipazione e l'egida di Pechino, per regolamentare i flussi navali nello Stretto di Hormuz, ovvero la possibilità di istituire forme di pedaggio a beneficio dell'Iran e di altri paesi del Golfo.
Gli accordi includerebbero la fine delle sanzioni economiche americane verso l'Iran e lo sblocco di circa 15 miliardi di dollari congelati a favore del regime di Tehran, che potrà sbandierarli come risarcimento per i danni causati dalla guerra di USA e Israele.
L'accordo è stato perfezionato con l'incontro tra i ministri degli esteri di Cina e Iran, Wang Yi e Abbas Araghchi quest'ultimo indicato come il futuro leader prescelto da Mojtaba Khamenei, nelle stesse ore in cui Trump minacciava di cancellare l'Iran dalla faccia della Terra se si fosse opposto al Project Freedom, messo ora da parte.
... Durante l'incontro con il massimo diplomatico cinese, Wang Yi, Abbas Araghchi ha definito Pechino "un'amica sincera di Teheran", secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Mehr.
Ha inoltre affermato che, "nelle circostanze attuali, la cooperazione tra i due Paesi sarà più forte che mai".
Nelle stesse ore, Iran International ha dato risalto alle dichiarazioni del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, considerato uno stretto alleato di Abbas Araghchi per contrastare l'ala dura del boss dei Pasdaran Vahidi.
... Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato martedì che Teheran resta aperta ai negoziati con gli Stati Uniti, ma non cederà alle pressioni, accusando Washington di usare coercizione e pressione mentre si aspetta che l'Iran accetti richieste unilaterali.
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Ha affermato che l'Iran era stato preso di mira durante i precedenti cicli di negoziati e ha avvertito che le minacce continuavano anche mentre erano in corso gli sforzi diplomatici.
"La Repubblica islamica dell'Iran è stata attaccata due volte durante i negoziati e ora, mentre il dialogo è ancora in corso, assistiamo a dispiegamenti militari e minacce", ha aggiunto.
Ha inoltre affrontato le preoccupazioni occidentali riguardo al programma nucleare iraniano, affermando che Teheran si era dimostrata disponibile a fornire garanzie nell'ambito dei quadri internazionali. (ovvero il piano cinese)
Un vero capolavoro, Mr. Trump!
L'accordo, se dovesse procedere secondo le intenzioni cinesi, potrà essere sugellato e presentato al mondo in pompa magna nel previsto viaggio di Trump a Pechino a metà maggio durante il quale il biscazziere di Mar-a-Lago andrà a genuflettersi davanti a quello che tutti considererebbero il vero vincitore della guerra in Iran, Xi Jinping.
Due piccioni con una fava
... La Casa bianca ha affermato che Trump è aperto al dialogo con la Corea del Nord “senza precondizioni (è notorio che il dittatore coreano non ha bombe atomiche, ndr)”.
Trump ha avuto tre incontri di persona con Kim durante il suo primo mandato: il primo a Singapore nel giugno 2018, il secondo ad Hanoi nel febbraio 2019 e il terzo nel villaggio intercoreano di Panmunjom nel giugno 2019.
La precisazione arriva mentre Trump prevede di incontrare il presidente cinese Xi Jinping a Pechino il 14 e 15 maggio, per un vertice considerato ad alta posta in gioco, che dovrebbe affrontare diversi dossier, tra cui commercio, sicurezza di Taiwan e conflitto in Medio oriente.
“Un simile incontro non è attualmente in programma”, ha detto il funzionario via email, rispondendo a una domanda dell’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap sull’eventuale possibilità che Trump cerchi di riallacciare i contatti con Kim durante il viaggio in Cina.
Colgo l'occasione per far notare la coerenza e la lucidità mentale di Donald Trump che ha nuovamente attaccato il Papa Leone XIV accusandolo di ignorare il pericolo di una eventuale bomba atomica nelle mani del regime islamico di Teheran pronto ad utilizzarla contro i cattolici.
Perché Trump non ha dimostrato altrettanta preoccupazione nei confronti del nucleare nordcoreano? Forse Kim Jong-un gli ha dato solide garanzie di non utilizzarla contro i cattolici ma solo verso i sudcoreani e i giapponesi?
Sottolineo inoltre l'elegante risposta di Leone XIV che ha definito Trump "un bugiardo".
Questo è il testo dello scambio di opinioni tra Trump e Leone XIV:
«Be’, il Papa preferisce parlare del fatto che va bene se l’Iran ha un’arma nucleare. Non penso che sia una buona cosa, penso che stia mettendo a rischio molti cattolici e molte persone. Ma immagino che, se dipendesse dal Papa, andrebbe bene per lui che l’Iran abbia un’arma nucleare»
«La missione della chiesa è predicare il Vangelo, predicare la pace, se qualcuno vuole criticarmi per annunciare il Vangelo che lo faccia con la verità (non con le bugie, ndr), la Chiesa da anni ha parlato contro tutte le armi nucleari, quindi lì non c’è nessun dubbio e quindi spero semplicemente di essere ascoltato per il valore della parola di Dio»