Perché Trump tra poche ore lancia l'assalto dei Marines in Iran?


'Trump lancia l'assalto dei Marines all'Iran' non è un titolo ad effetto ma la sintesi della strategia USA da 5 mesi ad oggi. Trump ha bisogno del caos permanente contro Europa e Cina
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Trump lancia i marines in Iran

Tutto pronto per l'assalto dei Marines USA all'Iran

All'inizio doveva durare al massimo 4 settimane e siamo già al doppio. 
La guerra scatenata da Trump e Netanyahu contro il regime degli Ayatollah in Iran segue il copione già visto in Iraq e in Afghanistan, con la differenza sostanziale che il biscazziere di Mar-a-Lago è stato eletto dagli americani per "non fare mai più come in Iraq e Afghanistan", perché il popolo dei MAGA non sapeva che Trump si autoproclama il più grande e furbo bugiardo dai tempi di Nerone.

Più passano i giorni e più si conferma l'idea che la guerra di Netanyahu e Trump in Iran non è contro l'Iran, perché non ha l'obiettivo di liberare il popolo iraniano dal regime sanguinario dei Pasdaran ma persegue altri scopi, di cui alcuni inconfessabili ma sempre più evidenti.

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Dopo la finta tregua che avrebbe dovuto consentire finti negoziati, la guerra è entrata in una strana fase di stallo apparente, e tutto ruota attorno allo Stretto di Hormuz, dove il gran furbo The Donald ha messo la sua invincibile Armada di traverso per non far transitare le petroliere iraniane come contromossa al blocco iraniano, tolto e ripristinato come in una partita a scacchi.

E' la strategia di copiare e fare la stessa mossa dell'avversario, tant'è vero che dopo il sequestro da parte americaba di una nave iraniana che avrebbe violato il blocco americano, anche l'Iran ha sequestrato tre navi "occidentali" per ritorsione.

E poi la grande mossa di Donald sui negoziati e sul cessate il fuoco: scaduta la prima tregua che aveva fatto seguito alla minaccia di Trump di estinguere per sempre la civiltà in Persia, ora si è passati alla fase della "tregua la decido io, quando voglio e se voglio".
Il che significa un sola cosa : la guerra continua e la minaccia di una escalation con invasione di terra da parte di migliaia di marines diventa l'unica opzione possibile per porre fine alla guerra, se il biscazziere vuole proclamarsi vincitore.

Hanno ragione, per certi versi, coloro che attribuiscono a Trump un comportamento razionale e conseguente, fino al raggiungimento della vittoria?

Concordo solo sulla prima parte, ma non sulla attribuzione di una possibilità di vittoria a Trump.

Per spiegare questa opinione ripercorro velocemente le tappe che hanno condotto all'attuale situazione.

Tutto inizia alla fine dell'estate, dopo il meeting alaskiano di Trump e Putin nel quale si palesa uno scenario di accordo sulle sfere di influenza reciproche, di cui l'Ucraina non è la parte principale secondo Trump.

A settembre iniziano gli affondamenti di imbarcazioni nei Caraibi e l'assedio del Venezuela. La lotta al regime del narcotraffico di Caracas si conclude con il sequestro di Maduro e l'ascesa al potere della sua vice Delcy Rodriguez. Si capisce subito a che a Trump non importa un fico secco di riportare la democrazia in Venezuela ma solo di rubare il petrolio ai venezuelani, soprattutto a quelli che avevano votato per Maria Corina Machado, alla quale l'amico di Epstein impone il rito del 'kiss my ass' facendosi consegnare la medaglia del premio nobel per la pace.

Mentre Trump si occupa del Venezuela, il suo co-mandante Netanyahu prepara la strategia contro gli Ayatollah in Iran. Da una parte i preparativi per l'eliminazione fisica dei vertici ad iniziare da Khamenei e dall'altra la "discesa in campo" dell'erede dello Scià Reza Pahlavi, ovvero l'ipotesi del "regime change" motivato dalla innegabile crudeltà del regime islamico dei Pasdaran.
Per Netanyahu la guerra del giugno 2025 era solo un allenamento in vista dello scontro finale.

Per creare le condizioni che potessero giustificare un nuovo intervento militare a Tehran, Netanyahu organizza una sommossa popolare alla fine del 2025. Niente di più facile, dato che il regime sanguinario è ampiamente odiato dalla popolazione oppressa.
Questa volta, a differenza di altre proteste precedenti, c'è la promessa prima velata poi esplicita di un intervento militare americano a favore della popolazione scesa in piazza. 
All'inizio di gennaio, ebbro del successo per l'operazione Maduro, Trump promette agli iraniani di liberarli dagli oppressori. Tra 8 e 9 gennaio centinaia di migliaia di iraniani scendono in piazza per reclamare libertà e diritti ma vengono trucidati, senza che Trump e Netanyahu muovano un dito a loro favore, ma solo minacce che portano a riaprire i negoziati infiniti sull'uranio arricchito.

Mentre gli iraniani sono convinti di negoziare, Trump e il criminale israeliano si preparano a scatenare l'inferno; il 28 febbraio all'alba Khamenei viene eliminato assieme a decine di personaggi al vertice del regime e delle forze armate. 

E' subito evidente che non si tratta di una guerra ma di un tiro al bersaglio, perché l'esercito iraniano non ha altra strategia che quella di sparare missili e droni contro i paesi del Golfo ovvero di bloccare tutta l'economia della zona bloccando Hormuz e facendo pagare un prezzo enorme al mondo intero. Muoia Sansone con tutti i filistei, Hormuz è bloccato, ma Trump promette che si tratta di una cosa passeggera di qualche settimana. Poi si accorge che i piani iniziali sono saltati, si rischia il pantano, si cerca l'accordo con il regime, la parte moderata di Galhibaf, Araghchi e Pezeskian, ma non si era previsto il ritorno del duro Vahidi, sopravvissuto alle bombe mirate, che diventa il ventriloquo di Mojtaba Khamenei e si oppone a qualsiasi accordo che preveda la rinuncia dell'uranio arricchito da parte di Tehran.

E siccome Trump e Netanyahu dopo tutto lo sconquasso fatto, i 40mila iraniani uccisi e nessun regime change all'orizzonte, hanno bisogno di qualcosa per potersi definire vincitori, la guerra continua tra minacce certe, mosse e contromosse.

La furba contromossa di Trump è quella di capovolgere lo schema, da bloccato diventare bloccante.

Ad Hormuz le navi di Trump non fanno passare le navi di Tehran, e quelle di Tehran non fanno passare quelle degli amici di Trump. Finchè dura si tratta di un vicolo cieco dove a pagarne le conseguenze più pesanti sono i paesi le cui economie dipendono dal traffico attraverso Hormuz, in primis Europa e Asia (in parte la Cina, che aveva accumulato grandi riserve di petrolio)


Si svelano i veri obiettivi della guerra di Trump all'Iran

Strana coincidenza: le principali vittime del blocco di Hormuz sono proprio i principali obiettivi della strategia imperiale di Trump. L'Europa imbelle che si rifiuta di cedere la Groenlandia e di pagare il costo del vassallaggio, la Cima minacciosa e potente che cresce e allarga le sue mire imperiali con il 'soft power'.

Vuol dire che la strategia di Trump è razionale e vincente?

Se Trump, dopo il Venezuela, riesce a mettere le mani sul petrolio iraniano diventa il padrone assoluto dell'energia mondiale o quantomeno l'azionista di stragrande maggioranza.

A Trump importa un fico secco dei diritti e delle libertà in Iran, interessa relativamente la sicurezza di Israele dalla sempre più remota minaccia nucleare iraniana, interessa molto apparire dentro e fuori l'America come il dominus incontrastato di qualsiasi affare si muova sulla faccia della Terra.

Una mania di grandezza che si appaga solo con la logica del Casinò, del tutto o niente, anche a costo di sembrare folle, zigzagante e perdente.

Trump ha un disperato bisogno di vincere in Iran, o quanto meno di dire di aver vinto ovvero prendersi l'uranio e il petrolio, e per questo ha preparato il piano finale nel caso in cui i moderati di Tehran non riescano a convincere Vahidi ad associarsi alla trattativa: l'invasione di terra, con i marines che assaltano i siti nucleari e i palazzi del potere di Tehran, sbarcano sulla costa di Hormuz e incitano la popolazione a scendere in strada.

Un'invasione di terra che nelle ipotesi ottimistiche del videogiochista Hegseth dovrebbe durare al massimo 48 ore e sancirebbe, questo sì, la vittoria epocale che incorona Trump monarca assoluto in America e nel mondo.

Data la posta in gioco, secondo l'ottica criminale di Trump-Netanyahu, vale la pena tentare. Perchè se dovesse andare male, comunque i veri perdenti della crisi di Hormuz sarebbero Europa e Cina. E lo sarebbero anche se l'invasione dei marines andasse bene. Una strategia win-win?

Anche l'ultima mossa di Trump, quella del cessate il fuoco "unilaterale ma indeterminato", senza scadenza, sembra andare in questa direzione.

Per questo motivo ho scelto un titolo in apparenza azzardato e irrealizzato.

Perché Trump è nel caos e teme la sconfitta politica del pantano di una guerra prolungata. Gli restano solo due opzioni per risolvere la questione Iran, entrambe con forti contraccolpi e controindicazioni: 

1) L'arma nucleare, realizzare la minaccia di far scomparire "la civiltà" in Iran. Inutile dilungarsi sulle terribili implicazioni di una simile scelta. Sarebbe la fine di Trump-Sansone e degli americani.

2) Invadere l'Iran con un esercito di terra, uno sbarco fulmineo (nelle intenzioni) ma senza fare i conti con i Pasdaran e la possibilità tutt'altro che remota di rimanere invischiato in un conflitto ancora più dirompente e prolungato.

I segnali che giungono dal Pentagono, i siluramenti di generali, ammiragli, esperti di intelligence, lasciano trapelare che Trump sta imponendo agli apparati militari delle opzioni da loro valutate inaccettabili o inattuabili.

Trump non li ascolta e li licenzia.

Segno a questo punto che l'invasione dei marines è certa e l'ordine può essere dato da un momento all'altro; e che le opzioni di vittoria o di sconfitta del biscazziere si giocheranno nelle strade di Tehran più che sulla costa di Hormuz.

Per quanto ovvio, spero di essere smentito, che l'invasione non avvenga, che Hormuz venga sbloccato con i negoziati, che il regime iraniano venga travolto dalle proteste popolari, che Trump rinsavisca.

... forse sto esagerando?

 

L'agenzia di stampa Fars, affiliata al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie, scrive che in caso di invasione di terra la Repubblica Islamica potrebbe prendere di mira e catturare soldati americani attraverso operazioni di terra congiunte, in collaborazione con le forze di "resistenza" e i gruppi locali.