Coronavirus Italia, Basta Perdere Tempo, Chiudere Tutto e Tutti


- 11/03/2020


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in Lombardia Terapia Intensiva è satura, e i vecchi non saranno più curati

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Basta con le mezze misure o tre quarti, zone "protette", arancioni o "quasi rosse". Si è persa una settimana preziosissima di tempo nella disperata corsa contro il contagio di Covid-19.


Grazie alla criminale stupidità dei presunti tecnici dell'OMS, con i leghisti e Salvini a fare i giochini sui miliardi e Conte-Zingaretti a centellinare i passi e i centimetri di distanza di sicurezza, l'epidemia avanza secondo le previsioni del modello matematico esponenziale. Questa sera 11 marzo i morti previsti sono compresi tra 850 e 900. Domani sera dovrebbero superare i 1100. 


Basta, chiediamo di chiudere tutto e di chiuderci tutti, per il tempo strettamente necesssario per vitare il disastro totale, migliaia di morti per impossibilità di curare chi dovesse cadere vittima ed essere contagiato dalle mezze-misure che non risolvono nulla.


Quasi una settimana fa avevo scritto che
le Previsioni Sono Catastrofiche, Necessario Bloccare l'Italia
06/03/2020


... Sulla base dei dati ufficiali comunicati dal Ministero della Salute giorno per giorno relativi a casi positivi di Covid-19, decessi, guarigioni, ricoveri, un semplice foglio di calcolo Excel può dare la stima dei prossimi giorni. I numeri sono catastrofici.


In quella prima tabella, costruita sui dati ufficiali forniti dal Ministero della Salute al 6 marzo, si prevedeva un andamento esponenziale dei casi di contagio e di morte da coronavirus.
Già allora il modello matematico prevedeva che il 10 marzo (ieri) si sarebbero registrati 686 decessi. Il dato ufficiale alle 18 del 10 marzo è stato di 631. Una precisione quasi totale che purtroppo dimostra due cose:

1 - i modelli esponenziali dovevano essere utilizzati fin dall'inizio per decidere cosa fare,
2 - si sono persi giorni preziosi per convincersi che il coronavirus va fermato fermando tutto e tutti, prima che sia il virus a fermarci per sempre.

I decreti del governo Conte, che in realtà appartengono a tutta la classe politico-tecnocratica italiana, hanno segnato un crescendo di misure tutte obbligate, ma arrivate un attimo dopo il necessario.
Un "paziente uno" che viene diagnosticato con giorni di ritardo dagli ospedali della Lombardia , poi piccole zone rosse nei comuni intorno a Codogno, poi le province, poi le regioni e poi l'Italia, ma sia a livello regionale che nazionale si è fatto lo stesso errore: mezze misure, anzichè quelle drastiche che potevano e devono essere prese per fermare davvero il contagio.
Se in una città come Milano o Roma o Napoli non si fermano i trasporti e le attività produttive di qualsiasi genere non necessarie, è illusorio sperare che il contagio si possa fermare.


Tutte le situazioni di trasporto e contatto del coronavirus devono essere individuate e bloccate.


Tenere aperta una metropolitana che passa da una parte all'altra di una città di milioni di abitanti sperando che l'infezione non si propaghi è una idiozia e un crimine allo stesso tempo.
Così come decretare la Lombardia zona "arancione" senza prima bloccare i treni per il Sud ha consentito di trasferire il rischio e i vettori dell'epidemia da una parte all'altra del paese.

E costringere i lavoratori over 60 - fascia di età a rischio coronavirus grazie alla riforma Fornero-Salvini sulle pensioni  - ad andare a lavoro o doversi giustificare se assenti è una incredibile e intollerabile "dimenticanza" che testimonia la distanza abissale tra paese reale e classe politica.


Ora tutti, dai Salvini ai Zingaretti- Di Maio, si dicono d'accordo con una chiusura totale di due settimane, (ma solo per la Lombardia?)

dal Corriere della Sera, 10 marzo

«Tutto chiuso in Lombardia per 15 giorni tranne alimentari e farmacie». La richiesta del governatore Attilio Fontana e dell’assessore alla Sanità Giulio Gallera di bloccare la Regione con la chiusura dei negozi e lo stop a tutte le attività produttive è ancora una volta nella matematica dei contagi. Per capirlo bisogna confrontare la crescita dei nuovi casi in Regione Lombardia e l’andamento della Zona Rossa, ossia del primo focolaio dell’epidemia a Codogno, Castiglione d’Adda e Casalpusterlengo, dove da domenica 23 febbraio è scattato il coprifuoco. Nei report di statistica dell’Unità di crisi, e ben evidenziato nei grafici, si legge: «Dal primo al 4 marzo nella Zona Rossa c’è stato un andamento stabile dei tamponi positivi rispetto ai giorni precedenti e una diminuzione del 30% rispetto al periodo 21-25 febbraio. Leggendo con estrema prudenza questo dato possiamo ipotizzare che le misure di contenimento del virus (diminuzione delle interazioni sociali) possono avere dato un contributo nel non incremento dei positivi». In sintesi: a Codogno e dintorni si sta riuscendo ad arrivare a un R0 di 1 a 1: fuori dai tecnicismi, vuol dire che un positivo al tampone a sua volta ne infetta solo un altro e non più due. .."

ma alla mattina del 11 marzo la Metro di Roma è ancora funzionante, e dalla stazione di Milano partono ancora i treni ad alta velocità per consentire al coronavirus di spostarsi più in fretta e ovunque.

E le strutture sanitarie della Lombardia sono prossime alla saturazione, e lo saranno anche quelle del resto d'Italia, se i numeri continuano a crescere in modo esponenziale. Secondo il modello matematico del coronavirus i posti di terapia intensiva per curare i malati più gravi si stanno esaurendo. Tra qualche giorno non sarà più possibile curare tutti. Si sceglierà di lasciar morire i più vecchi.

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