Filippo Turetta il MASCHIO FEMMINICIDA IN CERCA DI ATTENUANTI


i.fan. - 3 Dicembre 2023 - aggiornato il 03/12/2023 12:36:26


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I macabri particolari del femminicidio di Giulia Cecchettin per mano di Filippo Turetta ruotano attorno all'interrogativo principale, c'é stata premeditazione?



Filippo Turetta ha confessato di aver ucciso Giulia Cecchettin la sera di sabato 11 novembre, dopo le 23.

Come e perché abbia commesso l'ooribile gesto non è dato sapere, ufficialmente.

Dieci ore di interrogatorio.
Ma dalle ricostruzioni giornalistiche sulla base di quanto trapela dalle indagini e dall'autopsia sul corpo di Giulia si può già avere un quadro preciso della tragica vicenda che è al centro delle riflessioni e delle battaglie contro la cultura maschilista violenta e possessiva.

Il "perché" Filippo Turetta abbia ucciso Giulia Cecchettin non è un mistero né una novità.

L'ha uccisa perché Giulia aveva deciso di porre termine alla relazione, resasi conto dell'indole violenta e possessiva di Filippo. Giulia era una ragazza emancipata e sensibile, piena di vita e di interessi, e aveva con grande equilibrio deciso di parlare a Filippo, di cui però intuiva e temeva le reazioni violente. Giulia aveva scritto, nei giorni precedenti la tragica morte, di temere che Filippo "avrebbe potuto farsi del male" se lei lo avesse lasciato. Si era sbagliata, perché Filippo non aveva alcuna intenzione di uccidersi ma solo di uccidere. Lei.

E da qui si diparte la vera domanda: il femminicidio di Giulia Cecchettin è stato l'epilogo violento ma involontario di un "raptus" di Filippo o l'esito di una premeditazione elaborata dalla mente del "bravo ragazzo" possessivo e geloso per rispondere alla richiesta di libertà fatta da Giulia?

La sorella Elena, che certamente era a conoscenza delle vicissitudini sentimentali di Giulia, non ha avuto alcun dubbio fin dall'inizio. Filippo è il maschio violento, cieco e assassino, è il frutto di una cultura patriarcale che si tramanda e si aggiorna ma resta sempre imperniata sul possesso del maschio sulla donna, anche fino alle estreme conseguenze per le donne che cercano di essere libere di scegliere e decidere.

E' del tutto evidente che da un punto di vista giudiziario la famiglia Turetta, soprattutto il padre, e i suoi legali di difesa, cercheranno di avvalorare la tesi del "raptus" improvviso, "della molla saltata" nella testa di Filippo, che prima di allora non aveva mai fatto male a nessuno, non aveva mai dato segni di pazzia. Certo, poverino si vedeva che soffriva per Giulia ma non aveva mai detto pubblicamente "se mi lascia l'ammazzo", cioè non aveva mai manifestato la premeditazione ad ucciderla. Quindi ...


Come se fosse normale che un assassino che premedita di uccidere lo vada dicendo in giro, o manifesti in qualche modo la volontà di farlo.

Giulia Cecchettin è stata attirata in un luogo isolato e uccisa a coltellate - più di 20 secondo l'autopsia.

Il coltello usato per uccidere al momento opportuno era nell'auto di Filippo Turetta che se lo portava in giro chissà perché.

In termini pratici se la difesa convince i giudici che il loro assistito è stato colto da un "raptus violento" escludendo la premeditazione dell'omicidio, Filippo Turetta potrà ricevere una condanna da 10 a 15 anni che nel corso del tempo si potrebbe ridurre addirittura a 6 per buona condotta.


Uccidere una donna "costa" al maschio omicida per "raptus" meno di 10 anni di carcere. Se sei giovane potrai rifarti presto una nuova vita e cancellare il brutto ricordo.

Il ragionamento giudiziario che analizza e concede le attenuanti in caso di omicidio spesso urta contro le sensibilità dell'opinione pubblica, poco avvezza alla giurisprudenza.

Anche il più efferato dei delitti potrebbe essere "non premeditato" e attenuato da elementi di valutazione psicologica dell'imputato. Schiere di psicologi, psicanalisti, criminologi duellano in giudizio pro o contro la tesi della "sanità di mente" o del "raptus di follia".

La linea di difesa di Turetta sarà questa e così si spiegano le invettive malcelate del padre di Filippo nei confronti di coloro che invece affermano l'intenzionalità del gesto omicida nel quadro di un comportamento maschile violento.

... la psicologa che ha definito mostro mio figlio ...

Basterebbe far notare ai signori della Corte che nel caso di omicidi tra un lui e una lei (perché anche le donne a volte uccidono i maschi) nel 95% dei casi si tratta di un femminicidio. E' una statistica che rivela la propensione del maschio all'omicidio della donna in modo inequivocabile, evidenziando un comportamento di genere lucido, razionale, premeditato nella "normalità" dei casi.

E' facile dimostrare che il sistema giudiziario, seguendo in parte l'evoluzione dei costumi,  non è più quello che considerava il delitto d'onore un'attenuante specifica. Ci mancherebbe altro.


Ma gli strascichi di una grezza epoca maschilista si sono prolungati anche nell'attualità dell'emancipazione femminile, perché al fondo dei femminicidi c'è il nocciolo duro della concezione maschile del potere maschile.

E' la donnache deve dimostrare, anche quando muore, di non aver provocato l'ira del maschio fino alle estreme conseguenze.


Anche per i giudici, dietro l'apparente valutazione neutrale delle attenuanti e aggravanti, scatta il condizionamento della cultura patriarcale del possesso su cui fanno leva gli abili avvocati difensori per ottenere consistenti sconti di pena.


Filippo Turetta rischi l'ergastolo, il carcere a vita, per aver ucciso Giulia Cecchettin, e non è una prospettiva auspicabile per chi è ancora un ventenne.

L'istituto dell'ergastolo va abolito, per qualsiasi reato.

Ma anche una condanna a 15 anni per "mancanza di premeditazione" o per il concorso di attenuanti sarebbe un insulto all'intelligenza e alle donne. Come se la violenza nel rapporto uomo donna fosse equiparabile alla lite stradale seguita da un accoltellamento casuale, come se la relazione uomo donna non abbia una sequenza di logiche e di comportamenti che ne determinano la naturale premeditazione.

(segue)


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Date Created: 03/12/2023 12:09:57


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