GEORGE FLOYD "I CAN'T BREATHE", BARACK OBAMA LEADER DELLA PROTESTA?


- 03/06/2020

Continuano le proteste per l'uccisione di George Floyd, che si stanno trasformando in movimento di massa di cui forse Barack Obama potrebbe diventare il leader


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Ottavo giorno di proteste per l'uccisione di George Floyd soffocato da un poliziotto razzista. Migliaia di persone hanno sfidato sia il coprifuoco che le minacce di Trump di intervento armato dell'esercito, e hanno manifestato in modo pacifico in numerose città, in particolare a New York.


Arresti, morti, violenze della polizia e di bande di saccheggiatori, membri di formazioni paramilitari di estrema destra che si insinuano tra i manifestanti per provocare e uccidere.


Le immagini di Donald Trump che si fa fotografare davanti alla Chiesa di St. John con la Bibbia in mano minacciando l'intervento dell'esercito hanno infiammato ancora di più la situazione e hanno reso ben chiaro a tutti come la morte di George Floyd è diventato un fronte elettorale decisivo per le presidenziali 2020.


Ma è evidente a tutti che è necessario trovare una soluzione che ponga fine alle proteste, riconoscendone le ragioni, e inizi una nuova fase di dialogo e cambiamenti. Per fare questo occorrono dei leader politici veri, autorevoli e credibili, che nessuno per il momento intravede.
Il movimento di protesta non ha un leader riconosciuto e forse non intende nemmeno cercarselo. I democratici sono indecisi e oscillanti, pur dichiarandosi a favore delle proteste, perchè temono che le violenze, gli incendi e i saccheggi a margine spaventino il ceto medio moderato e finiscano col favorire le richieste di Law and Order capeggiate da Trump e dai Repubblicani.


Molti attendono le dichiarazioni che l'ex presidente Barack Obama farà durante la giornata di mercoledì 3 giugno.


Obama è nella condizione oggettiva di far pesare la sua credibilità, per quanto appannata, in un momento di estrema difficoltà per l'America.


Cercherà di parlare alla Nazione come un Presidente ombra?, un fiero antagonista di Trump, dei razzisti e dei suprematisti bianchi da un lato ma anche dei saccheggiatori, dei fomentatori di disordini e paure.


Farà appello al cuore e alla ragione degli afro-americani e dei bianchi progressisti per un nuovo patto sociale, una nuova carta dei diritti umani per le minoranze e per le fasce più deboli.


Obama già nei giorni scorsi si era espresso in modo determinato:


“Se vogliamo portare un cambiamento reale, la scelta non è tra la protesta e la politica.Dobbiamo esercitarle entrambe. Dobbiamo mobilitarci per aumentare la consapevolezza e dobbiamo votare per fare in modo di eleggere candidati che agiranno per le riforme”, in un post dal titolo “Come rendere questo momento il punto di svolta per un cambiamento reale”.
“Ho sentito che alcuni suggeriscono che il problema ricorrente dei pregiudizi razziali nel nostro sistema penale prova che solo le proteste e l’azione diretta possono portare a un cambiamento e che il voto e la partecipazione nel processo elettorale siano una perdita di tempo. Non potrei essere più in disaccordo” ha scritto Obama.
“Lo scopo della protesta è aumentare la consapevolezza pubblica, mettere sotto i riflettori l’ingiustizia e mettere il potere a disagio. Nella storia americana, è solo in risposta alle proteste che il sistema politico ha portato l’attenzione sulle comunità emarginate, ma gli obiettivi devono essere tradotti in leggi e pratiche istituzionali specifiche e, in democrazia, questo avviene solo quando eleggiamo funzionari governativi sensibili alle nostre richieste”.
“In più, è importante per noi capire quale livello di governo abbia il maggiore impatto sul nostro sistema penale e sulle pratiche della polizia. Quando pensiamo alla politica, molti di noi si concentrano solo sulla presidenza e sul governo federale. E sì, dobbiamo combattere per essere sicuri di avere un presidente, un Congresso, un dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e un sistema giudiziario federale che riconosca l’attuale ruolo corrosivo che il razzismo ricopre nella nostra società e vogliano fare qualcosa” continua Obama riflettendo sulla morte di George Floyd e sulle proteste dell’ultima settimana.
“Ma i funzionari eletti che contano di più per riformare i dipartimenti di polizia e il sistema penale lavorano a livello statale e locale” ha scritto Obama, sottolineando questo passaggio come il più importante del suo post.


In sintesi Obama ha chiesto e richiederà di cessare le violenze in cambio di una maggiore unità, di un appoggio ai rappresentanti dem che nelle istanze locali e nazionali possano portare avanti le riforme sociali e quelle sull'uso della polizia. E' quello che in genere fa il leader di un movimento di opinione e di massa organizzato.


Forse Barack Obama sarà alle testa di una nuova stagione di diritti delle minoranze e in particolare di quella dei Blacks.

Non ha niente da perdere, e può dare molte speranze alla disorientata, frammentata e frustrata società americana.

Ha solo un problema, che si chiama Joe Biden, suo ex vice e impresentabile candidato alla Presidenza degli Stati Uniti contro l'attuale presidente-biscazziere dell'altra America, quella che senza ammetterlo si riconosce in Derek Chauvin, l'assassino di George Floyd.



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