Il coraggio di David Harel contro il vittimismo di Israele

Israele accusa il mondo di essere antisemita ma quasi sempre si tratta di un atteggiamento vittimistico per coprire errori ed orrori. Il mondo sarebbe contento se Israele volesse cambiare, come spera David Harel

Israele accusa Mamdani sindaco di New York

Israele accusa il sindaco di New York di antisemitismo

Israele è un paese - anzi un popolo - che negli ultimi anni, i terribili anni della guerra e del genocidio di Gaza, vive in una condizione di isolamento quasi totale, più o meno consapevole e dichiarato, nei confronti della comunità internazionale.

Mentre a Gaza si susseguivano crimini e distruzioni da parte dell'esercito di Netanyahu che in quasi tre anni hanno offuscato l'orribile massacro perpetrato da Hamas il 7 ottobre 2023 e il sequestro di 250 ostaggi, il governo di Tel Aviv e i principali centri ebraici mondiali si sono dati l'obiettivo di ribaltare la situazione, ovvero di contrastare la narrazione critica verso Israele.

Per raggiungere questo scopo il governo israeliano e i media ebraici hanno stanziato notevoli risorse e mezzi, consapevoli di affrontare una battaglia epica contro "l'antisemitismo dilagante".

Il governo israeliano (in particolare attraverso il Ministero degli Affari Esteri e il Ministero degli Affari della Diaspora) e diverse organizzazioni della società civile ebraica internazionale si muovono lungo alcune direttrici chiave:

- Rimettere costantemente al centro del dibattito globale l'attacco coordinato da Hamas il 7 ottobre 2023, evidenziando le atrocità commesse e la necessità di smantellare l'infrastruttura militare del gruppo per garantire la sicurezza a lungo termine dei propri cittadini.

- Sostenere che l'alto numero di vittime civili a Gaza e la distruzione delle infrastrutture siano la diretta conseguenza della strategia di Hamas, accusata di nascondere armi, tunnel e centri di comando all'interno di ospedali, scuole e zone residenziali.

- Collegare la forte ondata di retorica anti-israeliana, in particolare nei campus universitari e nelle capitali occidentali, a una nuova forma di antisemitismo globale, cercando di proteggere e supportare le comunità ebraiche della diaspora colpite da episodi di intolleranza.

- Il governo israeliano ha sensibilmente potenziato i budget dedicati alla diplomazia pubblica (con un forte incremento dei fondi nel bilancio nazionale), centralizzando le operazioni per renderle più proattive e meno reattive sui social media e canali internazionali.

A livello governativo, le attività sono state centralizzate e coordinate principalmente attraverso due ministeri chiave: il Ministero degli Affari della Diaspora e della Lotta all'Antisemitismo e il Ministero degli Affari Esteri. Le principali iniziative formali includono:

Riorganizzazione e "Media War Room": Sotto la guida del Ministero degli Esteri, è stata creata un'unità speciale per la diplomazia pubblica dotata di una centrale di monitoraggio mediatico permanente. Questa war room analizza in tempo reale oltre 250 testate giornalistiche globali e circa 10.000 contenuti web quotidiani per intercettare e contrastare narrazioni ritenute ostili o antisemite.

L'utilizzo dell'Intelligenza Artificiale: Il governo israeliano ha appaltato a società di consulenza strategica internazionali (tra cui spiccano collaborazioni con esperti di campagne elettorali statunitensi) lo sviluppo e l'implementazione di strumenti software basati su IA per tracciare e neutralizzare i contenuti legati all'antisemitismo e alla delegittimazione dello Stato online.

"Esther Project" e influencer network: È stata strutturata una rete globale ufficiale di influencer e creatori di contenuti digitali finanziata per diffondere contenuti pro-Israele e messaggi volti a destrutturare la retorica anti-israeliana sulle piattaforme social (in particolare TikTok, Instagram e X).

Programmi per Campus e Università: Attraverso il monitoraggio e la cooperazione con organizzazioni studentesche internazionali, lo Stato finanzia borse di studio e seminari per formare studenti e attivisti della diaspora alla difesa diplomatica e al contrasto dei movimenti di boicottaggio (BDS) nei campus americani ed europei.

Nel bilancio nazionale approvato nel primo periodo del 2026, i legislatori hanno stanziato la cifra record di 730 milioni di dollari destinati esclusivamente alla diplomazia pubblica e alle campagne informative internazionali. Si tratta di una cifra quasi cinque volte superiore ai 150 milioni allocati nel 2025, che a sua volta rappresentava già un aumento monumentale rispetto al budget pre-conflitto.

L'azione governativa è integrata e potenziata da imponenti flussi di capitale privato provenienti da filantropi e organizzazioni della diaspora ebraica (specialmente nordamericana):

Figure di spicco della finanza e dell'imprenditoria globale hanno istituito fondi multimilionari dedicati. Un esempio rilevante è la fondazione Together Beat Hate (lanciata dal miliardario Robert Kraft con una donazione iniziale di 20 milioni di dollari), che finanzia la campagna "Speak Out for Israel" fornendo sovvenzioni a tappeto a decine di organizzazioni pro-Israele.

Realtà come il Combat Antisemitism Movement (CAM) o il Natan Fund raccolgono e ridistribuiscono milioni di dollari all'anno forniti da donatori privati. Questi fondi non sostengono solo la resilienza interna e il supporto psicologico in Israele, ma finanziano think tank, produzione di documentari (come i filmati dedicati ai fatti del 7 ottobre) e programmi di sensibilizzazione nelle scuole superiori e nelle scuole di medicina occidentali.

Organizzazioni non governative consolidate come StandWithUs, The Jewish Agency o HonestReporting agiscono come veri e propri "bracci operativi esterni", integrando i propri budget multimilionari (raccolti tramite donazioni detraibili dalle tasse negli USA) con le linee guida strategiche fornite da Tel Aviv per massimizzare la penetrazione del messaggio nell'opinione pubblica occidentale.

Nonostante lo sforzo enorme, Israele è sempre più isolato

I dati e le analisi d’opinione internazionali più recenti mostrano che, nonostante gli enormi investimenti economici e strutturali messi in campo da Tel Aviv, lo sforzo per riabilitare l'immagine globale di Israele non sta producendo i risultati sperati. Al contrario, la percezione pubblica internazionale ha registrato un netto e progressivo peggioramento.

L'analisi geopolitica e demoscopica più completa e aggiornata è il Global Attitudes Survey del Pew Research Center, condotto in 36 paesi e pubblicato nel giugno 2026. I risultati delineano un quadro di forte isolamento sul piano dell'opinione pubblica.

L'indagine evidenzia che la media globale (median) dei cittadini che esprimono un'opinione negativa su Israele ha raggiunto il 67%, a fronte di appena un 25% di pareri favorevoli. In nessuno dei 36 paesi intervistati esiste una maggioranza assoluta a favore di Israele (il dato più alto si registra in Kenya con il 50%).

Per avere un'idea della polarizzazione, ecco i dati percentuali di alcune aree chiave:

| Paese | Opinione Sfavorevole (%) | Opinione Favorevole (%) | Nota sul trend (2025-2026) |

| Italia | 75% | 21% | Sentimento negativo cresciuto di 9 punti |

| Spagna | 78% | 17% | Tra i dati più critici in Europa occidentale |

| Germania | 73% | 23% | Incremento di 9 punti di opinioni sfavorevoli |

| Stati Uniti | 60% | 37% | Storico alleato, ma il trend negativo è in costante aumento |

| Giappone | 83% | 13% | Netto rifiuto della linea diplomatica israeliana |

| India | 28% | 32% | Unico paese asiatico con un saldo (lievemente) positivo |

Negli Stati Uniti – il partner strategico più importante di Israele – il sentimento negativo è salito al 60% (era il 53% nel 2025 e il 42% nel 2022). Un sondaggio dell'IGA di maggio 2026 rivela che il 45% degli americani considera ormai Israele un "passivo" (liability) piuttosto che una risorsa per gli interessi USA. Il dato crolla drasticamente tra gli under 50 e la Gen Z, dove circa la metà degli intervistati definisce le operazioni a Gaza un genocidio.

La guerra di Israele a Mamdani

Questo spiega perché il governo Netanyahu e i media israeliani abbiano preso di mira il sindaco di New York Zohran Mamdani, colpevole secondo loro di essere l'artefice e il simbolo della campagna di odio antisemita negli Stati Uniti.

Il Jerusalem Post fa da capofila agli attacchi israeliani contro Mamdani:

" ... Mamdani, il neoeletto sindaco di New York, ha scelto di porsi come un aperto antisionista, adottando una retorica che lo pone nettamente in opposizione allo Stato ebraico e alla comunità ebraica tradizionale. Dalle sue decisioni politiche al suo sostegno a candidati al Congresso volti a ridisegnare il parlamento americano, le sue posizioni sono inequivocabili.

Mamdani sta rendendo un servizio fondamentale: ci sta avvertendo prima che sia troppo tardi. Abbandonando gli eufemismi di circostanza che hanno a lungo caratterizzato la retorica progressista anti-israeliana, ci sta facendo capire esattamente qual è la situazione. Quando deride apertamente la tradizionale parata del Giorno di Israele a New York, pur partecipando con entusiasmo ad altre parate culturali, ci sta dimostrando che la situazione sta precipitando.

Si consideri la sua recente dichiarazione pubblica riguardante l'American Israel Public Affairs Committee (AIPAC). Mamdani ha apertamente definito la lobby filo-israeliana mainstream "mostri" che muovono milioni di dollari in "denaro oscuro". Parlando dal municipio, ha sostenuto che usano il capitale come arma per "preservare il loro potere in modo da poterci mettere gli uni contro gli altri". Ha dichiarato: "Nella città più ricca, nel paese più ricco della storia del mondo, non dobbiamo più vivere nella paura dei mostri".

Il sindaco che governa la città con la più grande popolazione ebraica al mondo al di fuori di Israele non mira solo ad avere un impatto locale, ma anche nazionale e globale. Si serve di una rielaborazione di classiche e antiche accuse complottiste dal più alto podio municipale d'America. Quando un funzionario eletto sostituisce le tradizionali espressioni diplomatiche con termini come "mostri" e "una mano occulta", "mettendoci gli uni contro gli altri", normalizza un pericoloso schema propagandistico ..."

Il fatto che Mamdani abbia condannato pubblicamente gli episodi di antisemitismo come i graffiti con le svastiche sui muri di New York e le manifestazioni di odio antiebraico non cambia l'opinione dei filosemiti ad oltranza, anzi.

La retorica cinica e beffarda di Netanyahu, Katz, Ben Gvir ha accomunato le critiche provenienti da autorità politiche e morali di alto profilo, come le Nazioni Unite o la Chiesa Cattolica, a quelle del più bieco e tradizionale antisemitismo, che per decenni era rimasto confinato nell'estremismo fanatico, a destra o a sinistra.

Per i governanti israeliani tutto è diventato antisemitismo, quindi tutto è da rigettare e combattere, con un atteggiamento vittimistico esasperato per cercare di coprire le nefandezze compiute dall'IDF a Gaza o in Cisgiordania contro i palestinesi.

La narrazione dei media israeliani, dentro e fuori Israele, è diventata via via sempre più paranoica e impermeabile a qualsiasi ragionevole discussione, al punto che persino Donald Trump ha dovuto pubblicamente affermare che Netanyahu e Israele sono completamente isolati dal resto del mondo.

Dentro Israele il conformismo e lo stato di emergenza continua creato da tre anni di guerra senza fine hanno consentito a Netanyahu di tenere in piedi il sostegno dell'opinione pubblica e di costringere anche le opposizioni ad uniformarsi, con poche rare eccezioni.

Fuori di Israele la paranoia vittimistica si alimenta di ogni occasione, soprattutto quando l'estremismo antiebraico sfocia davvero nel bieco antisemitismo mai scomparso del tutto, fornendo l'alibi all'altra parte per accentuare gli attacchi, un modo utile a Netanyahu e C. per prendere di mira soprattutto i simboli o i rappresentanti più in vista nel mondo politico e intellettuale avverso, come sta capitando al sindaco di New York, il socialista democratico musulmano Mamdani.

Il coraggio di David Harel

L'opinione pubblica israeliana è schierata a larga maggioranza - oltre 80% - con la narrazione governativa. Anche i partiti di opposizione al governo Netanyahu sono allineati alla retorica della minaccia antisemita rappresentata da chiunque osi criticare Israele e la gestione della guerra di Gaza o l'attuale invasione del Libano.

Sono in pochi a sfidare il conformismo governativo e il fanatismo ideologico delle destre religiose ebraiche.

David Harel è tra i pochi che non si tirano indietro, nella convinzione della necessità di denunciare le scelte politiche israeliane. David Harel, professore del Weizmann Institute è il presidente dell'Accademia israeliana delle scienze e delle discipline umanistiche. È uno scienziato di fama mondiale, autore di numerose pubblicazioni nel campo dell'informatica e delle sue applicazioni.

Un suo recente appello sul blog di Times of Israel merita di essere letto e replicato.

Mi vergogno del mio paese Israele, del mio governo, del mio popolo

Sono profondamente vergognato: vergogna del mio governo, del mio paese e del mio popolo.

... Il terrorismo diretto contro le comunità di pastori beduini nell'Area C è perpetrato da milizie in crescita di coloni ebrei, la cui ideologia perversa non ha nulla a che vedere con i valori e la tradizione ebraica.

... Un simbolo centrale di questa ingiustizia persistente è Khan al-Ahmar, un piccolo villaggio di pastori situato tra Gerusalemme e Gerico

... E io mi impegno – a nome di tutti gli israeliani di buon senso e amanti della pace – a combattere le scioccanti ingiustizie in tutta la Cisgiordania e a fare tutto il possibile, in Israele e nel mondo, per porre fine all'occupazione maligna che ci consuma, i nostri figli e i nostri nipoti, e distrugge ogni cosa buona sul suo cammino.




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