Ulrich Siegmund - AfD festeggia in Sassonia
Dopo la vittoria della AfD in Sassonia, domande che attendono risposte
L’AfD - Alternative für Deutschland - non cade dal cielo: simboleggia l’auto-sabotaggio della Germania e il funerale annunciato dell'Europa?
L’ipocrisia si è consumata fino al midollo e oggi presenta il conto. Per anni la politica di Berlino e Bruxelles ha preferito bollare ogni forma di disagio sociale come "populismo", deridendo chi chiedeva sicurezza, risposte sulla pressione migratoria o tutele di fronte al declino industriale.
L'exploit dell’AfD nell'Est tedesco non è un terremoto imprevisto, ma la conseguenza contabile di vent'anni di cecità selettiva. Pensare di risolvere questa voragine con la solita paternale morale significa non aver capito che la pazienza degli elettori non è finita: si è semplicemente convertita in rabbia organizzata.
Da anni le cause erano chiarissime, quasi banali nella loro evidenza: il declino economico e industriale di intere regioni, la pressione migratoria gestita con slogan anziché con strutture, il senso di insicurezza sociale, la pervasività della propaganda d’oltreoceano e di matrice russa, e un’Unione Europea percepita come un gigante burocratico insensibile alla vita reale.
Domande enormi che attendevano risposte concrete. Le risposte non sono arrivate, ma il voto sì.
La trappola del cordone sanitario
Di fronte all'onda d'urto guidata da figure della linea dura come Ulrich Siegmund — il volto giovane, patinato e pop del radicalismo identitario, dipinto dai media come "l'uomo più pericoloso di Germania" eppure votato da masse di cittadini disillusi — la reazione del sistema politico rischia di rivelarsi un boomerang letale.
La tentazione delle forze tradizionali è quella di erigere un "cordone sanitario" indistinto: un’alleanza d'emergenza che va dalla CDU dei conservatori fino alla Linke, passando per SPD e Verdi, con l'unico scopo di isolare l'AfD da un lato e la sinistra filorussa di Sahra Wagenknecht (BSW) dall'altro.
È un’illusione ottica. Costringere partiti dagli ideali opposti a governare insieme pur di neutralizzare chi vince le urne manda al paese un messaggio devastante: comunque votiate, la politica non cambierà.
Questo "tutti contro uno" non fa altro che confermare la narrazione vittimistica dell’estrema destra, legittimandola come unica e autentica forza di opposizione a una casta arroccata. È la ricetta perfetta per regalare all'AfD la maggioranza assoluta alla tornata successiva.
L'equivoco della "democrazia che si difende"
C’è un cortocircuito concettuale che sta paralizzando la Repubblica Federale. La Costituzione del 1949 (Grundgesetz) fu scritta con uno scopo preciso: creare una wehrhafte Demokratie, una "democrazia capace di difendersi" dotata di anticorpi giuridici per impedire ai nemici della libertà di usare i meccanismi democratici per distruggerla dall'interno.
Ma gli anticorpi costituzionali non sono stati pensati per sostituire la politica, né per offrire un alibi a chi non sa più vincere le elezioni con le idee.
Evocare a giorni alterni il ricorso alla Corte Costituzionale di Karlsruhe per mettere fuori legge l'AfD o per privare dei diritti politici i suoi leader non è un atto di forza democratica: è la confessione di una resa.
Se una democrazia si costringe a dover censurare la prima o seconda forza politica del Paese per disperazione, significa che la partita politica l'ha già persa nei fatti. La Costituzione è un argine di protezione, non un nascondiglio per classi dirigenti fallimentari.
La crisi del centrismo e le responsabilità di Merz
In questo scenario, le responsabilità del centrismo tedesco ed europeo sono enormi. Il leader della CDU, Friedrich Merz, incarna perfettamente la paralisi di una classe dirigente opaca, ondivaga e priva di visione strategica. Cercando di inseguire la destra radicale sui temi identitari senza mai proporre soluzioni di governo credibili, la CDU ha finito per sdoganare il linguaggio degli estremisti, spingendo gli elettori a scegliere "l'originale" rispetto alla copia.
La trappola di Bruxelles e il cortocircuito di Von der Leyen
Ad amplificare il risentimento anti-establishment gioca un fattore decisivo: la leadership tedesca della Commissione Europea.
La figura di Ursula von der Leyen ha permesso all'AfD di saldare in un unico bersaglio la critica al burocratismo di Bruxelles e la sfiducia verso la politica di Berlino. Per l'elettorato scontento dell'Est, l'Unione Europea non è un'entità astratta, ma un prolungamento dell'élite della CDU e del governo federale. Ogni direttiva percepita come punitiva — dalla transizione ecologica alla regolamentazione aziendale — viene vissuta come un diktat calato dall'alto da una classe dirigente che governa a Bruxelles con la stessa insensibilità con cui governa a Berlino.
Questo corto circuito toglie alla CDU ogni spazio di manovra: come può Friedrich Merz scagliarsi contro l'eccesso di burocrazia europea quando a guidare quella stessa macchina c'è la sua stessa famiglia politica?
La paralisi della Germania si inserisce in un quadro continentale drammatico. Il centrismo europeo soffre ovunque: dalla Francia spaccata e ingovernabile alla Spagna in perenne bilico. Intanto l'Italia è già saldamente in mano al centrodestra e vede avanzare pulsioni ancora più radicali alla Vannacci.
Unione Europea a rischio sfaldamento
Se l'estrema destra riuscirà a consolidare il proprio peso nei paesi fondatori dell'Unione Europea, non assisteremo necessariamente a una scenografica "exit" in stile britannico, ma a qualcosa di molto più strisciante: una paralisi sistemica dall'interno.
L'erosione progressiva del mercato unico, la fine della solidarietà comunitaria e l'indebolimento del blocco atlantico. Ovvero, l'esatto scenario auspicato da Mosca, dalle correnti isolazioniste americane e dai giganti della tecnologia che sognano uno stato-nazione debole e ricattabile.
Smettiamola di raccontarci la favola del "popolo sovrano improvvisamente impazzito".
Se l’Est tedesco oggi vota in massa per l'AfD, la colpa non è soltanto della propaganda di Mosca o degli algoritmi di Musk: è di una classe dirigente cieca che per vent’anni ha risposto alle angosce reali dei cittadini con lezioni di morale e cavilli giuridici.
La Legge Fondamentale tedesca fu scritta per proteggere i cittadini dallo Stato totalitario, non per proteggere i partiti di governo dal voto dei cittadini.
Arroccarsi dietro un cordone sanitario per congelare lo status quo non salverà la Germania. Servirà solo a garantire che, al prossimo giro di giostra, a raccogliere le macerie del sistema non ci sarà un'opposizione, ma un'esecuzione.