Operazione Maduro, come Trump ha rubato il petrolio del Venezuela

L'arresto di Maduro del 3 gennaio 2026 è stata una messinscena organizzata da Trump per coprire l'annessione del Venezuela agli Stati Uniti e rubargli il petrolio, una ricostruzione dei fatti lo dimostra

larresto di Nicolas Maduro una messinscena

Maduro felice dopo il terremoto in Venezuela

Tre giorni fa è stata diffusa l'immagine di Nicolas Maduro in tenuta sportiva che dal carcere di New York saluta e indica la vittoria con le dita a V. L'immagine con il relativo testo è del 25 giugno, il giorno dopo il terribile doppio terremoto che ha distrutto La Guaira in Venezuela con migliaia di morti e feriti.

Neanche un pensiero al tragico evento compare nel post di Maduro.

Perchè Nicolas è così felice e ottimista?

Coloro che sostengono la genuinità dell'operazione di arresto di Maduro, negando ogni ipotesi di combine, sottolineano l'alto prezzo in vite umane pagato dai venezuelani. Impossibile che Maduro o Trump abbiano accettato di sacrificare delle vite per un'operazione concordata. Costoro dimenticano che prima del 3 gennaio gli USA avevano eliminato un centinaio di individui che attraversavano il mar dei Caraibi assediato dalla flotta USA, semplicemente perché "sospettavano" che fossero narcotrafficanti, e anzichè arrestarli e processarli hanno preferito eliminarli con le bombe, senza appello o prove.

Figuriamoci se Trump o Maduro hanno versato una lacrima per le decine di militari cubani e venezuelani uccisi nell'assalto al palazzo del dittatore.

E sempre costoro vorrebbero farci credere che gli asini volano, ovvero che Trump e i suoi apparati militari e di intelligence abbiano dato il via all'arresto di Maduro senza avere concordato nei minimi dettagli ciò che sarebbe successo un'ora dopo, chi avrebbe assunto il potere, chi avrebbe controllato la piazza, chi avrebbe parlato a nome del Venezuela come interlocutore degli Stati Uniti. Vorrebbero far credere che Delcy Rodriguez è spuntata dal nulla, senza preavvisi e preaccordi. E senza che Maduro non si sia accorto di nulla, mentre la sua Delcy tramava con Trump.


Durante il suo primo mandato presidenziale Donald Trump aveva provato in tutti i modi a scalzare il dittatore Nicolas Maduro in Venezuela.

All'epoca, su consiglio di John Bolton, si affidò al personaggio di Juan Guaidò, un deputato dell'Assemblea che era stato indicato come presidente del Parlamento e riuscì ad organizzare dei moti popolari repressi dalla polizia di Maduro. Guaidò ottenne il riconoscimento diplomatico di numerosi governi occidentali, con in testa gli Stati Uniti ma poi fu neutralizzato dal regime e dalle divisioni delle forze di opposizione e finì nel dimenticatoio.

Tornato alla Casa Bianca il biscazziere ha messo il Venezuela in cima alla sua agenda, non perché avesse a cuore le sorti del popolo venezuelano ma perché riteneva strategico impossessarsi della più grande riserva di petrolio a pochi chilometri dal suo cortile. Troppo ghiotta l'occasione, e ha cominciato a trattare Maduro con il bastone e la carota, ventilandogli ora minacce militari seguite da tentativi di accordo, come si conviene tra boss mafiosi.

L'ex camionista Maduro non è un genio della diplomazia e ha rifiutato le offerte economiche di Trump, pensando che non fossero abbastanza generose per garantirgli di salvare gli affari e la faccia.

Sembrava che lo stallo fosse destinato ad essere permanente e insuperabile, fino a quando il caso ha dato una mano a Trump, manifestandosi con le sembianze del generale Hugo Armando Carvajal Barrios.

Il generale Hugo Armando Carvajal Barrios, soprannominato "El Pollo", è stato una figura chiave nelle dinamiche d'intelligence tra Caracas e Washington. Il suo ruolo s'inserisce in quel percorso giudiziario e d'intelligence che ha dato agli Stati Uniti gli elementi per incriminare i vertici del regime venezuelano.

Chi è "El Pollo" Carvajal e cosa rappresenta

Carvajal è stato per oltre un decennio la guida dell'intelligence militare venezuelana (DGCIM) sia sotto Hugo Chávez che nella prima fase del governo di Nicolás Maduro. È considerato il "custode dei segreti" dell'apparato di sicurezza statale, avendo gestito le informazioni sul cosiddetto "Cartel de los Soles" (la rete di ufficiali e generali venezuelani coinvolti nel traffico di droga) e sui finanziamenti riservati all'estero.

Nel 2019 Carvajal entra in conflitto con Maduro per motivi di affari ma è costretto a fuggire in Spagna dove viene arrestato nel 2021. Al termine di una complessa e prolungata battaglia legale per l'estradizione, nell'estate del 2023 è stato consegnato alla giustizia americana per rispondere di accuse che vanno dal narcoterrorismo al traffico di armi e cocaina nei tribunali federali di New York.

Nel giugno 2025, un mese prima del processo a suo carico a Manhattan, Carvajal si è dichiarato colpevole per le imputazioni di narcoterrorismo e cospirazione.

Questo passaggio è stato cruciale per la costruzione dell'intera architettura d'incriminazione americana: in cambio di un ridimensionamento della pena o di condizioni detentive negoziate, Carvajal ha fornito alla procura americana (SDNY) nomi, codici, reti bancarie e mappe operative riguardanti l'organigramma del potere venezuelano.

Ma soprattutto ha fornito un supporto alla tesi dello "Stato Narco" in Venezuela. Le sue deposizioni e la sua ammissione formale hanno permesso al Dipartimento di Giustizia USA di consolidare la narrazione e le prove penali relative alla connivenza tra i vertici di Caracas, gruppi armati e cartelli della droga.

Nel quadro delle ricostruzioni sull'operazione del 3 gennaio, la figura di Carvajal si colloca come un elemento fondamentale per comprendere come l'intelligence americana sia riuscita a mappare nel dettaglio le vulnerabilità interne del regime.

Carvajal è stato l'architetto di gran parte delle strutture di sicurezza del palazzo presidenziale e delle reti di comunicazione militari usate a Caracas. Le sue informazioni dettagliate sull'organizzazione della Casa Militar e sui punti deboli della catena di comando hanno fornito agli USA i dati necessari per accecare le difese.

Ma i documenti forniti da Carvajal ai magistrati federali non riguardavano solo Maduro, bensì l'intero establishment chavista, inclusi gli attuali leader della transizione, i fratelli Delcy e Jorge Rodríguez). Questo materiale d'intelligence ha rappresentato una leva negoziale fondamentale per spingere settori del regime a non reagire di fronte al blitz e a sottoscrivere gli accordi sui settori strategici.

E qui torniamo al 3 gennaio del 2026 a Caracas, nella notte in cui Nicolas Maduro fu prelevato e arrestato in un blitz americano, assieme alla moglie Cilia Flores. Un'operazione tanto spettacolare quanto oscura, l'ipotesi mai provata ma nemmeno smontata di una messinscena combinata tra Trump e Maduro per farlo uscire di scena senza una resa disonorevole ma lasciando intatto l'apparato del suo regime.

Operation Absolute Resolve si è svolta con la precisione di un intervento lampo.

Nelle prime ore della notte tra il 2 e il 3 gennaio, le forze armate USA (con il supporto di forze speciali e oltre 150 velivoli e droni lanciati da basi e navi nell'area) hanno accecato la difesa aerea venezuelana a Caracas. Il blitz nel compound presidenziale si è concluso in pochissimo tempo (circa 47 secondi per l'irruzione vera e propria nella residenza). Nicolás Maduro e la moglie Cilia Flores sono stati prelevati dalla loro stanza e presi in custodia senza che vi sia stata una prolungata resistenza armata attorno alla loro persona. Maduro è stato subito trasportato a bordo della nave USS Iwo Jima e successivamente trasferito via aereo negli Stati Uniti, trasferito a New York per rispondere delle accuse federali di narcoterrorismo.

Non si è trattato di un blitz indolore e del tutto privo di fuoco . Il bilancio delle forze di difesa venezuelane riporta oltre 70 morti. Tra le vittime c'erano circa 32 membri delle forze speciali cubane (*Avispas Negras*), che costituivano la guardia d'élite di primissimo livello addetta alla sicurezza personale e fisica di Maduro.

Per quanto riguarda la guardia del palazzo (*Casa Militar*), non è emerso che il loro numero fosse stato ufficialmente ridotto nei giorni precedenti, ma si è verificato un palese sfaldamento della catena di comando: i sistemi di difesa aerea russi S-300 e BUK e gli apparati di disturbo elettronico montati attorno al palazzo di Caracas sono stati completamente bloccati o accecati pochi minuti prima del blitz.  La seconda linea di difesa, formata dalla guardia d'onore e dalle milizie ordinarie, è rimasta paralizzata dall'improvviso blackout delle comunicazioni e dalla velocità dell'incursione della Delta Force/SEAL, che ha fatto irruzione direttamente all'interno del bunker/residenza estraendo il target in appena un minuto e mezzo.

Questo rafforza l'idea che, mentre la scorta cubana più vicina a Maduro ha tentato di opporre una reazione armata, i vertici militari venezuelani responsabili della sicurezza dell'intero perimetro abbiano coscientemente "lasciato passare" le forze americane.

Il regime venezuelano aveva trascorso oltre un decennio a fortificare la propria sicurezza con sistemi d'arma russi (come i missili S-300), milizie popolari (*colectivos*) e consiglieri di intelligence stranieri (cubani e russi). Il fatto che il perimetro presidenziale sia stato penetrato senza che scattasse un contrattacco o un tentativo di evacuazione nei rifugi sotterranei ha alimentato l'idea che la catena di comando fosse stata disattivata dall'interno.

L'operazione non ha smantellato il regime chavista. A prendere le redini del Paese è stata la vicepresidente Delcy Rodríguez.  Le istituzioni del regime, le forze armate e la struttura economica di controllo non sono state decapitate né travolte da una guerra civile.  L'accordo ha consentito alla leadership chavista rimasta a Caracas di conservare il potere e la gestione del Paese (soprattutto nel comparto petrolifero in trattativa con gli USA), dando però a Donald Trump una vittoria d'immagine epocale da sventolare ("l'arresto del dittatore e la resa dei conti coi cartelli").

Per Maduro si è trattato di scegliere il male minore, la situazione nel Paese era sull'orlo del collasso socio-economico definitivo e sotto la minaccia permanente di un colpo di Stato interno o di un assassinio. Un "esilio giudiziario" negli USA — pur sotto arresto — garantisce la sua incolumità fisica e mette al riparo i suoi fedelissimi rimasti in patria da una caccia all'uomo generalizzata.

Gli analisti geopolitici e le fonti d'intelligence offrono due chiavi di lettura prevalenti:

1. La tesi dell'Accordo "Win-Win" (La messinscena guidata): Trump ottiene l'arresto scenografico e il controllo strategico/commerciale sulle riserve di greggio venezuelane; la giunta chavista (Delcy Rodríguez e Diosdado Cabello) si libera dell'ingombrante figura di Maduro per ricucire con Washington e revocare le sanzioni; Maduro salva la vita e garantisce la sicurezza della sua cerchia stretta.

2. La tesi dell'Infiltrazione/Tradimento interno: Più che una messinscena orchestrata da Maduro stesso, l'operazione sarebbe stata facilitata dall'alto tradimento di Delcy Rodriguez,  dei vertici militari e di settori dell'intelligence di Caracas. I generali venezuelani avrebbero "venduto" la posizione e i codici di sicurezza del presidente agli americani per negoziare la propria immunità e restare al potere.

A supporto della prima tesi ci sono vari argomenti, primo tra tutti un episodio che rappresenta un precedente per il caso Maduro: la liberazione ordinata da Trump di Juan Orlando Hernández, ex Presidente dell'Honduras, pochi mesi prima del sequestro di Maduro.

La  vicenda di Juan Orlando Hernández potrebbe fornire indicazioni anche sul caso Maduro.

Estradato negli USA all'inizio del 2022 poco dopo aver lasciato la presidenza, Hernández è stato processato e condannato nel marzo 2024 a 45 anni di carcere da un tribunale federale di New York per aver trasformato l'Honduras in uno "Stato narco" e favorito il traffico di centinaia di tonnellate di cocaina.

Ma Hernández ha scontato soltanto una minima parte della condanna. Nell'autunno 2025 Donald Trump ha concesso la grazia presidenziale a Juan Orlando Hernández, portando al suo immediato rilascio e al suo successivo rientro in patria.

Il caso di Juan Orlando Hernández è esattamente il motivo per cui la tesi della "messinscena" su Maduro trova credito tra diversi analisti: dimostra che un'incriminazione per narcoterrorismo negli Stati Uniti non comporta necessariamente l'ergastolo o la fine definitiva di un leader politicizzato, se subentrano successivi calcoli e accordi di convenienza geopolitica o diplomatica con l'amministrazione americana.

E alla luce di questo episodio si potrebbe dedurre che anche Maduro, dopo il rilascio di Hernández, si sia convinto che la messinscena del suo arresto poteva essere conveniente. per questo l'ex dittatore venezuelano non è mai apparso scosso o provato da quanto gli era capitato il 3 gennaio.

Gli avvenimenti successivi, con l'ascesa di Delcy Rodriguez, la negazione del rientro in Venezuela per Maria Corina Machado, l'accordo di tipo coloniale sul petrolio a favore degli USA e degli apparati di regime venezuelani, la negazione di libere elezioni, le limitazioni ai partiti di opposizione, confermano che l'arresto di Maduro non era funzionale ad un vero cambio di regime ma una messinscena per consentire a Trump di mettere le mani sul petrolio e al regime chavista di riorganizzarsi per continuare a gestire il potere.

L'accordo sul petrolio, un furto in stile coloniale


Il fulcro di tutta l'operazione Maduro si è palesato nei mesi successivi fino agli ultimi giorni di agosto.

Il nuovo governo di Delcy Rodríguez ha sottoscritto con l'amministrazione Trump una serie di concessioni e contratti a lungo termine che garantiscono alle compagnie energetiche statunitensi (e ad alleati selezionati) l'accesso prioritario e condizioni fortemente agevolate sulle imponenti riserve della Fascia dell'Orinoco. Una quota sostanziale delle entrate petrolifere viene incanalata o vincolata a garanzia di crediti e interessi strategici USA, riducendo la sovranità finanziaria del Venezuela ma consentendo al governo di Caracas di accedere a liquidità immediata per evitare il default definitivo.

Questa intesa viene definita dagli esperti una vera e propria applicazione di un principio coloniale: Washington ottiene il petrolio a prezzi d'occasione e riserva l'esclusiva alle proprie multinazionali, mentre la giunta chavista ottiene la sopravvivenza politica e la fine del blocco totale.

I termini e le clausole dell'accordo sul petrolio siglato tra l'amministrazione Trump e il governo di Delcy Rodríguez.

L'accordo sul petrolio ufficializzato tra la Casa Bianca e il governo ad interim di Delcy Rodríguez definisce la nuova architettura economica del Venezuela. Ribattezzato da Donald Trump come «il più grande accordo petrolifero della storia mondiale», l'intesa trasferisce de facto il controllo operativo e commerciale delle principali riserve venezuelane agli Stati Uniti, in cambio della sopravvivenza finanziaria (e politica) del regime chavista post-Maduro.

I dettagli emersi dai termini della trattativa, condotta per mesi in modo riservato e sancita alla fine di agosto 2026, si articolano su diversi punti chiave:

Oggetto e Ambito dell'Accordo

  • L'accordo copre 17 giacimenti petroliferi strategici (prevalentemente collocati nella Fascia dell'Orinoco e nel bacino di Maracaibo), per un totale stimato di oltre 65 miliardi di barili di riserve provate (circa il 20% delle riserve complessive del Paese).

  • L'obiettivo dichiarato dalle parti è incrementare la produzione fino a superare 1,5 milioni di barili al giorno, convogliandone la quota maggioritaria direttamente verso i complessi di raffinazione delle coste statunitensi del Golfo del Messico.

Struttura Societaria e Clausole Operative

Per aggirare l'assenza di un'azienda petrolifera statale americana (come la saudita Aramco o la messicana Pemex), l'accordo impone un modello inedito:

* Partecipazione di Maggioranza: Gli Stati Uniti acquisiscono una quota azionaria maggioritaria del 55% nella gestione della joint venture (o consorzio privato) creata per lo sfruttamento dei 17 giacimenti.

* Diritto di Acquisto "At-Cost" (A Prezzo di Costo): Una delle clausole più pesanti garantisce alle società ed entità designate dagli USA il diritto prioritario di estrarre e acquistare la quota di greggio al solo costo di estrazione effettivo ("at cost") più un margine minimo fisso. Questo permette a Washington di bypassare le oscillazioni di prezzo dei mercati internazionali e approvvigionarsi di greggio pesante a prezzi stracciati per riempire le Riserve Strategiche Americane (SPR).

* Ruolo delle Multinazionali Private: Operatori privati statunitensi ed europei già presenti o rientranti nel Paese (come Chevron, Repsol e Shell) agiranno da braccio operativo sul campo per conto del consorzio, beneficiando di immunità legale e garanzie sui capitali erogate da Washington.

Riparto Finanziario e Fiscale

L'accordo prevede l'impegno di mobilitare fino a 100 miliardi di dollari in investimenti privati diretti per ammodernare le infrastrutture petrolifere (impianti di estrazione, condotte e raffinerie) della PDVSA, quasi del tutto degradate dopo anni di sanzioni e cattiva gestione.

Vantaggi per Caracas: Il governo di Delcy Rodríguez ottiene l'accesso a un gettito fiscale e di royalty stimato in circa 209 miliardi di dollari dilazionati nel lungo termine di 25 anni. Questa liquidità consente al chavismo di evitare la bancarotta, pagare i dipendenti pubblici e finanziare le forze armate necessarie a mantenere il controllo del Potere.

L'intesa consolida la nuova realtà geopolitica post-3 gennaio: in cambio del controllo reale sull'oro nero venezuelano, Washington assicura la sopravvivenza formale dell'apparato statale guidato da Delcy Rodríguez, congelando a tempo indeterminato la transizione verso elezioni democratiche, con buona pace di Maria Corina Machado e delle opposizioni.

C'era un'alternativa all'accordo capestro che Trump ha imposto a Caracas?

Sì, un'alternativa c'era e passava attraverso il ripristino di condizioni democratiche e libere elezioni subito, come chiedevano la Machado e altri esponenti dell'opposizione democratica.

Il legittimo governo eletto dal popolo avrebbe potuto negoziare con le istituzioni finanziarie mondiali l'accesso ai fondi necessari per rimettere in piedi l'industria petrolifera, anche negoziando con le aziende internazionali ma con condizioni più vantaggiose per il Venezuela e per il suo popolo.

Aver ritardato le elezioni ha garantito a Trump di tenere il Venezuela in una posizione di estremo ricatto e ncessità, imponendogli delle condizioni capestro.

Per questo l'"accordo petrolifero" è in realtà un furto immorale di risorse venezuelane a vantaggio degli interessi privati di Trump.

L'incognita del giudice Alvin Hellerstein

Il 17 novembre un tribunale USA esaminerà la legalità dell'arresto di Maduro, e se dovesse sentenziare che è illegale?

Se la corte federale di New York, guidata dal novantenne giudice Alvin Hellerstein, durante l'udienza fissata per il 17 novembre 2026, dovesse accogliere le mozioni della difesa — dichiarando l'arresto e il prelievo militare a Caracas illegali o riconoscendo l'immunità statale a Maduro — le implicazioni giurisprudenziali e politiche sarebbero enormi, anche se non porterebbero automaticamente al collasso dell'assetto creato con l'operazione del 3 gennaio.

Nella storia del diritto penale statutario ed extraterritoriale degli Stati Uniti vige un principio storico consolidato noto come Dottrina Ker-Frisbie. Questa regola stabilisce che il modo in cui un imputato viene portato davanti alla corte (anche mediante rapimento o blitz militare) non priva la corte federale della giurisdizione di processarlo per i reati penali contestati. Ovvero Maduro potrebbe essere stato vittima di un blitz illegale, ma sarebbe comunque processabile per i reati di narcotraffico. Ed è improbabile che il giudice Hellerstein possa derogare a questa prassi storicamente favorevole al governo federale.

Potrebbe invece esserci una sentenza che applica a Maduro l'immunità prevista per un Capo di Stato, e creerebbe una sorta di limbo politico e giuridico.

 Dal punto di vista pratico , una sentenza favorevole a Maduro sul piano procedurale non annullerebbe la nuova realtà politica sul campo:

* Gli accordi petroliferi restano validi: Gli Stati Uniti e la giunta guidata da Delcy Rodríguez negoziano sulla base del controllo effettivo di fatto che il nuovo governo esercita sul territorio e sulla compagnia statale PDVSA. Un cavillo della magistratura di Manhattan su Maduro non invalida i contratti statali firmati a Caracas.

* Nessun "ritorno al potere": Delcy Rodríguez e i vertici militari venezuelani non cederebbero nuovamente il potere a Maduro. Per la leadership chavista a Caracas, Maduro è oramai una figura del passato; il suo rientro destabilizzerebbe i nuovi equilibri finanziari concessi dagli USA e la revoca delle sanzioni.

Se la magistratura federale dovesse mettere alle strette la Casa Bianca dichiarando incostituzionale l'uso della forza per il blitz di gennaio, la presidenza USA disporrebbe comunque di strumenti di "uscita di emergenza", a favore della tesi della messinscena. Come avvenuto con Juan Orlando Hernández, il Presidente degli Stati Uniti possiede il potere costituzionale discrezionale e inappellabile di concedere la grazia o commutare la pena. Con la scusa della decisione dei giudici, la Casa Bianca potrebbe negoziare con Maduro la rinuncia a qualsiasi pretesa politica in Venezuela e il ritiro definitivo in un Paese terzo gradito a tutte le parti, chiudendo formalmente l'inconveniente legale e tenendo incontaminati i vantaggi sul petrolio e sul regime chavista controllato.

In sintesi, un verdetto negativo il 17 novembre rappresenterebbe un forte imbarazzo d'immagine per la procedura d'arresto americana, ma potrebbe essere addirittura utile a dimostrare che l'arresto era una messinscena concordata, perché poi ci sarebbe stata la scarcerazione e l'esilio dorato. Guarda caso il 17 novembre è dopo il voto di midterm ...

L'udienza del 17 novembre si candida a essere il punto di approdo logico di questa complessa messinscena.