Sondaggi elettorali da incubo per Trump e per i repubblicani
Pochi mesi dopo l'inizio del secondo mandato, quando Donald Trump godeva ancora del vento in poppa e dell'adulazione dei membri repubblicani del Congresso, le sue follie venivano classificate dagli osservatori politici della destra americana e internazionale come stravaganze lungimiranti, la punta appariscente di ragioni profonde che prima o poi si sarebbero imposte a favore dell'America e del Great Old Party Repubblicano disteso ai piedi di The Donald.
La guerra dei Dazi, l'annessione della Groenlandia, il Golfo del Messico rinominato "dell'America", la Riviera di Gaza, gli insulti a Zelensky, ogni follia aveva un fondo di ragione e di strategia che ispirava l'azione di Trump.
Passata la metà del primo anno, gli indici di gradimento di Trump hanno iniziato a raccontare una storia diversa, la virata verso il basso, ma tra i suoi sostenitori e negli apparati del GOP si continuava a considerare il fenomeno come passeggero e per nulla preoccupante.
La Super Tassa Trump
Dopo la sceneggiata con Putin ad Anchorage i sintomi dello squilibrio mentale si sono accentuati, ma i fedeli servitori del Re continuavano ad omaggiarlo di piena fiducia. Poi Israele e Netanyahu hanno fatto bella mostra del loro ascendente su Trump, di come erano in grado di manipolarlo con un calzino e di trascinarlo nelle avventure criminali da Gaza all'Iran.
Molti hanno iniziato a ricredersi, proprio mentre si entrava nell'anno delle elezioni di midterm. Il sequestro di Maduro e il golpe in Venezuela hanno fatto per qualche settimana pensare che Trump avesse ancora carte buone da giocare, ma poi Netanyahu lo ha trascinato nella guerra all'Iran.
Doveva durare 4 o 5 settimane, sono passati quasi 6 mesi, e l'Iran ha dimostrato che Trump è un folle privo di scrupoli e di strategie, ha fatto schizzare il petrolio e l'inflazione, e ora anche i tassi sul debito pubblico e sui mutui immobiliari, e tutto il mondo compresa l'America First, sta pagando la Super Tassa Trump.
Le elezioni si avvicinano e le previsioni per il GOP sono cupe se non tragiche.
Oltre alla Camera dei Deputati i repubblicani rischiano di perdere la maggioranza anche al Senato, e per Trump sarebbe la fine del secondo mandato e l'inizio delle torsioni dittatoriali.
I repubblicani legati mani e piedi a Trump pensavano di cavarsela con la ridefinizione dei collegi elettorali, una manovra che genera automaticamente alcuni seggi in più, anche nel caso di una calo dei voti.
Ma il calo dei voti per i repubblicani si sta trasformando in una profonda depressione, un buco nero del consenso che arriva fino alle regioni storicamente più di destra, dal Texas al Michigan al Iowa, dove i candidati democratici, anche quelli più "estremisti" e improbabili sono avanti clamorosamente nei sondaggi elettorali.
Segno che non solo l'appeal di Trump è svanito ma che si è innescato il fenomeno opposto, e che tutto ciò che evoca Trump, la sua follia, il suo affarismo, l'avidità, i traffici, le bugie, le promesse mancate, le sceneggiate internazionali, le guerre e le ritirate, tutto ciò che evoca Trump indispettisce l'elettorato tradizionale del GOP e ringalluzzisce quello, finora depresso, del partito Democratico.
Nelle file del GOP cresce il malcontento e la consapevolezza che ormai il disastro è fatto, e la vera domanda è come limitare i danni.
La risposta univoca è : smarcarsi da Donald Trump, guardare dall'altra parte, non assecondarlo nei capricci e nelle paranoie, tentare di giocare un'altra partita, anche se il tempo ormai sta per scadere.
Ma a cosa appigliarsi?
La guerra all'Iran sembrava sufficiente ad affondare da sola le speranze repubblicane, ma negli ultimi giorni si sono aggiunte altre preoccupazioni e altre frecce all'arco democratico: il Debito Pubblico e i Data Center per l'Intelligenza Artificiale.
Il debito pubblico americano ha oltrepassato i 40mila miliardi di dollari, i tassi a medio e lungo termine, quelli che incidono sui debiti e mutui contratti dalle famiglie e dagli imprenditori, sono oltre il 7%, l'inflazione si autoalimenta incontrollata.
Ormai è chiaro che questa la Super Tassa imposta al 99% della popolazione americana dalla gestione dissennata dell'amministrazione Trump.
I Data Center per l'Intelligenza Artificiale, che negli USA spuntano come funghi grazie alla deregulation della Casa Bianca, stanno alimentando una rivolta sociale trasversale. Nessuno li vuole perché consumano una quantità enorme di elettricità e di acqua, portano pochissimi posti di lavoro e ingrassano gli oligarchi della tecnologia ovvero gli amici di Trump.
Tutto questo si svolge sotto gli occhi dei media e Donald Nerone Trump continua imperterrito a suonare l'arpa mentre il mondo brucia.
Speravano che fosse solo una rappresentazione un pò esagerata della realtà, ma purtroppo è davvero la realtà, che i sondaggi elettorali per le Midterm 2026 registrano impietosamente.
Nel voto per la Camera il partito Democratico ha accumulato un vantaggio di 6-7 punti percentuali. Non si sa ancora se sarà sufficiente a riconquistare la maggioranza a Capitol Hill, per la complessità dei distretti elettorali e le manovre di ridisegnarne molti e di far approvare norme più restrittive per il diritto di voto che escluderebbero milioni di immigrati più favorevoli ai Dem. Ma il voto popolare è inequivocabile.
Al Senato le previsioni sono per una sconfitta del GOP che perderebbe la solida maggioranza attuale e nella migliore delle ipotesi arriverebbe al pareggio. Ma proprio gli ultimi sondaggi gettano nel panico Trump e i suoi fans: al Senato si prospetta una maggioranza Dem con 52 seggi contro i 48 GOP, per effetto di possibili vittorie dei dm in alcuni Stati tradizionalmente repubblicani.
Nel Texas ad esempio la sfida tra il giovane dem James Talarico e il corrotto trumpiano Paxton sembra premiare leggermente il primo, che riuscirebbe così a ribaltare lo storico predominio pluridecennale del GOP.
Ma anche nel Michigan può accadere l'impossibile: il dem El-Sayed (di origini musulmane) è davanti al trumpiano Rogers, nel Iowa feudo di Donald il dem Turek è testa a testa con il gop Hinson.
Mancano un paio di mesi, i risultati incerti possono ancora ribaltarsi, ma le mosse di Donald Trump sono un incubo per i repubblicani.
L'immagine del biscazziere della Casa Bianca è ormai profondamente deteriorata e la stragrande maggioranza degli americani ritiene che Trump abbia tratto profitto in modo improprio da un impero di criptovalute durante il suo mandato e disapprova le attività commerciali globali della sua famiglia. La destra MAGA di Carlson e Rogan ha buon gioco nell'attaccare l'immoralità di Trump.
Negli ultimi giorni anche lo staff presidenziale, ovvero i più fedeli dei fedelissimi, ha iniziato a sbriciolarsi.
La scorsa settimana, la portavoce Karoline Leavitt ha annunciato che lascerà l'incarico "per dedicarsi alla famiglia", ma tutti sanno che ha rotto con Trump anche per via dello scandaloso episodio del Air Force One e del presunto attentato del Iran.
E ora lascia anche James Braid direttore degli affari legislativi della Casa Bianca, che aveva il compito di guidare l'agenda del presidente attraverso una risicata maggioranza, un lavoro diventato sempre più difficile a causa dei ripetuti scontri di Trump con i membri del suo stesso partito sia alla Camera che al Senato.
Non si tratta di coincidenze banali ma di sintomi di malessere ed agitazione, quelli che precedono turbolenze più gravi.
Trump percepisce l'arrivo dell'uragano ma la maschera che da decenni lo contraddistingue gli impedisce di fare una vera autocritica e lo spinge anzi ad accentuare gli atteggiamenti farseschi e perdenti.
Poi tra due mesi ci sarà il verdetto.