Trump assieme a Putin ci riprova a far fuori Zelensky
Bisogna riconoscere che l'annuncio del "accordo sul diesel" tra Putin e Trump un merito ce lo ha avuto: quello di svelare un'ipocrisia che durava da oltre un anno, dai giorni successivi all'incontro in Alaska tra i due boss.
Quell'incontro, nelle intenzioni delle rispettive diplomazie, doveva porre fine ai continui voltafaccia del biscazziere della Casa Bianca sulla guerra in Ucraina e sul ruolo di Zelensky, e delineare un percorso realistico di negoziazione.
Un anno dopo l'Alaska, perché proprio ora?
Dal 28 febbraio 2025, con il vergognoso agguato di Trump e JD Vance a Zelensky nello Studio Ovale, si perpetua un braccio di ferro che riguarda le sorti dell'Ucraina ma anche, se non soprattutto, degli equilibri mondiali, ad iniziare dall'Europa.
Il fronte del Donbass è diventato la trincea tra la spartizione immaginata da Trump e Putin (con il tacito avallo di Xi Jinping) e una convivenza internazionale precaria ma un pò più multipolare.
Con "l'accordo del diesel" Trump sferra una pugnalata alle spalle di Zelensky e dell'Ucraina, e rimette sul tavolo il braccio di ferro per piegare a favore di Putin le sorti di una guerra altrimenti destinata a logorare il Cremlino fino alla sconfitta.
Perché proprio ora? a tre settimane dal voto di Midterm e con l'inverno rigido alle porte?
La risposta semplice e secca: perché Putin ha fretta, molta fretta, e intravede nelle elezioni di novembre lo spartiacque per una svolta anche nella guerra contro l'Ucraina.
Se Trump perde il controllo sia della Camera che del Senato - come molti sondaggi ormai pronosticano - per il boss russo sarà molto più difficile, se non impossibile, contare sull'aiuto dell'amico americano per portare a casa una "pace" in Ucraina che sia a vantaggio di Mosca, costringendo la Russia a un ulteriore prolungamento della guerra, con altri enormi costi economici, geopolitici e umani.
Se Trump dopo il voto di novembre riesce a mantenere il controllo almeno del Senato, può ancora rappresentare un puntello per Putin.
Trump e Putin in pratica hanno sottoscritto un patto per tentare di rimuovere l'ostacolo Zelensky prima del voto, perché dopo potrebbe essere troppo tardi.
Il patto non riguarda la crisi energetica, di cui interessa poco ad entrambi.
Tutti sanno che i quantitativi di diesel promessi da Putin a Trump sono insufficienti per far scendere il prezzo dei prodotti energetici alla pompa in un modo significativo - stante la perdurante crisi in Medio Oriente.
Ma a Trump e a Putin non interessa più di tanto, perché il loro unico e vero scopo è di lanciare il messaggio agli elettori americani ed europei: "E' colpa di Zelensky e degli ucraini se il prezzo di benzina, diesel e gas è aumentato. Se Zelensky (e l'Ucraina indipendente) tolgono il disturbo, anche voi consumatori ne avrete grandi benefici economici".
E' un messaggio falso, ovviamente, ma serve sia ad entrambi per ribaltare la verità e convincere gli elettori repubblicani arrabbiati a causa dell'inflazione che tutto si risolve con l'accordo tra Russia e America per eliminare Zelensky, che da 5 anni è l'ostacolo principale per la vittoria del criminale russo sull'Ucraina.
E' un messaggio che può influire sulle elezioni di Midterm ?
Forse non da solo, ma c'è un sottinteso: da oggi anche Putin scende in campo e darà una mano a Trump per cercare di vincere le elezioni di novembre, con il suo potente esercito di troll, fake news e influencer prezzolati che faranno di tutto per convincere gli indecisi che il gasolio costa troppo per colpa di Zelensky e del Partito Democratico, "perciò votate i candidati di Trump".
Il biscazziere della Casa Bianca, detto TACO, ha abituato il mondo ai suoi continui voltafaccia ("Trump always chickens out") ma questa volta è diverso, questa volta ha deciso di giocarsi il tutto per tutto, pur di non perdere le elezioni di Midterm, e si è gettato nelle braccia criminali di Vladimir che non se lo lascerà più scappare, perché anche per il boss russo il tempo stringe e il fronte del Donbass deve essere chiuso a suo vantaggio.
Zelensky ha reagito all'accordo sul diesel (ovvero sulla sua testa) nell'unico modo possibile: con fermezza e chiarezza, definendolo disonesto, ingiusto, un regalo per Putin.
Trump ha colto la palla al balzo chiedendo nuove elezioni in Ucraina per eliminare Zelensky (si guarda bene dal denunciare la dittatura in Russia).
Le lancette sono tornate alla rissa del 28 febbraio del 2025.
In quell'occasione l'Europa di fronte alle minacce di Trump reagì in un modo imprevisto a sostegno di Kyiv. Inutile negare che la posizione europea oggi è politicamente più debole di allora, a causa delle minacce elettorali dei partiti filorussi.
E anche Zelensky è più debole, a causa degli scandali interni e della profonda distruzione causata da quasi 5 terribili anni di guerra e da un inverno difficile alle porte, con decine di civili uccisi dai missili di Putin.
Per i boss mafiosi, come per Trump e Putin, è scontato che qualsiasi accordo tra di loro venga sigillato con il sangue e con le stragi.
L'accordo sul diesel russo non farà scendere il prezzo dei carburanti ma farà scorrere molto altro sangue di innocenti, e non solo a Kyiv.
Gli americani il 3 novembre sapranno reagire alla "propaganda del diesel"?
Gli americani il 3 novembre sapranno reagire alla "propaganda del diesel" con coraggio, schierandosi a fianco del popolo ucraino?
Il loro voto ogni giorno che passa sta diventando sempre più importante, per l'America e per il resto del Mondo.
Trump ha chiesto di mandare a casa il presidente Zelensky con nuove elezioni, e il 3 novembre si vota per mandare lui fuori dalla Casa Bianca, in senso politico-metaforico, perché se il GOP perde la maggioranza anche Trump sarà molto più debole e bloccato, esposto ad un'opinione pubblica sempre più insofferente.
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Mentre Trump attaccava Zelensky dalla Casa Bianca, Putin ha attaccato Zaporizhzhia, uccidendo 20 persone, tra cui tre bambini.
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Oggi i missili degli Houthi, gli yemeniti armati dall'Iran e risvegliati dalle bombe USA sul regime degli ayatollah, hanno ucciso 12 persone con un attacco contro l'aeroporto di Riad in Arabia Saudita.
Tra le 12 vittime c'è anche un cittadino americano, la cui morte gli elettori del 3 novembre metteranno a carico del biscazziere della Casa Bianca. Chi semina vento - come Trump sta facendo in tutto il Medio Oriente assieme a Netanyahu e Khamenei - raccoglie tempeste.
Per i troll di Putin sarà difficile risollevare l'immagine di Trump e farci credere che il diesel costa caro per colpa di Zelensky.
avvisaglie, da Axios: