I retroscena della telefonata tra Putin e Leone XIV su Oleshky

Papa Leone XIV in ospedale dopo l'asportazione di un tumore al polmone parla a telefono con Putin e chiede una tregua umanitaria per gli abitanti di Oleshky in Ucraina


Papa Leone XIV Telefona A Putin

Papa Leone XIV chiede tregua per Oleshky

Oleshky, la telefonata tra Leone XIV e Putin: una porta socchiusa, non ancora aperta

Il 16 ottobre Leone XIV ha parlato al telefono, dalla camera dell'Ospedale Gemelli, con Vladimir Putin. È il primo contatto con un capo di Stato dopo l'operazione per il tumore al polmone del 13 ottobre. È la seconda telefonata tra i due, dopo quella del 4 giugno 2025 .

Il comunicato del Vaticano è asciutto: il Papa ha espresso viva preoccupazione per la situazione umanitaria a Oleshky, nella regione di Kherson, e ha chiesto una tregua per far arrivare aiuti alimentari e sanitari e permettere l'evacuazione volontaria e sicura dei civili.

Cosa succede a Oleshky


Oleshky sta sulla riva sinistra del Dnipro, in territorio occupato dai russi, preso dalle forze di Mosca nel febbraio 2022 . Le cifre sugli abitanti rimasti variano. Secondo la missione ONU per i diritti umani, circa 1.700 persone sono ancora intrappolate. Le autorità ucraine parlano di 6.000 civili nelle comunità di prima linea, tra cui Oleshky e Hola Prystan, con oltre 180 bambini. I media ucraini arrivano a circa 2.000 per la sola Oleshky.

Il quadro è drammatico secondo più fonti. L'ONU ha raccolto testimonianze secondo cui l'ultimo negozio di alimentari ha smesso di funzionare regolarmente a gennaio. Il Washington Post riferisce che non arrivano consegne di cibo dal mese di maggio e che a fine settembre l'esercito ucraino è riuscito, dopo vari tentativi falliti, a far arrivare quattro tonnellate di cibo con i droni.

Kyiv accusa Mosca: il ministro degli Esteri Sybiha parla di blocco di cibo, medicine ed evacuazioni.

Secondo l'amministrazione militare regionale di Kherson, i soldati russi abbattono i droni con gli aiuti e sequestrano le forniture. Sono accuse che anche l'ONU conferma: la Russia non ha garantito un accesso sicuro alle organizzazioni umanitarie, ONU compresa. Il Cremlino non nega la gravità, persino Peskov ha definito la situazione "critica", ma ha accusato Kyiv di ostacolare le consegne.

Chi deve provvedere a Oleshky?

Oleshky è sotto controllo russo, e il diritto umanitario assegna a Mosca l'onere primario dell'assistenza. L'articolo 55 della IV Convenzione di Ginevra impone alla potenza occupante di garantire cibo e forniture mediche alla popolazione e, se le risorse del territorio non bastano, di importarle. Se la popolazione è rifornita in modo insufficiente, l'occupante deve accettare e facilitare i programmi di soccorso (art. 59). Secondo il commento del CICR questo obbligo è incondizionato, e i soccorsi offerti da altri non esimono l'occupante dalle sue responsabilità (art. 60-61, riepilogo). Secondo un'analisi giuridica, ostacolare deliberatamente i soccorsi può configurare un crimine di guerra, ed è quello che Putin ha fatto fino ad oggi.

La tesi del Cremlino è che la colpa sia di Kyiv. E' falsa e discutibile sul piano politico, e non scioglie l'obbligo di chi controlla il territorio. In termini giuridici, quindi, un corridoio umanitario non sarebbe una concessione al Vaticano ma un adempimento.

C'è anche un dettaglio politico. Mosca rivendica la regione di Kherson come propria e quindi lascia senza cure i residenti di un'area che dice, illegalmente, di aver annesso.

Chi ha telefonato a chi?


E' stato Papa Leone XIV ha chiamare a telefono Putin, o viceversa? Non è chiaro, anche se sarebbe un dettaglio importante.

Il Vaticano non ha precisato chi abbia avviato la chiamata e il suo comunicato non cita gli auguri di guarigione di Putin, che invece compaiono nella nota del Cremlino. I resoconti sono contraddittori: l'agenzia ACI Stampa titola "Putin chiama Leone XIV", alcuni siti ucraini scrivono che il Papa ha telefonato per primo. Finché le fonti ufficiali non lo dicono, è una domanda aperta.

La versione del Cremlino

Il resoconto russo è più ricco e va letto con attenzione. Secondo la nota del Cremlino, Putin ha sottolineato l'importanza della cooperazione russo-vaticana nella difesa dei valori spirituali e dei cristiani e ha ringraziato il Papa per la sua disponibilità a contribuire alla soluzione del conflitto. Su Oleshky, Putin ha dato una "spiegazione esaustiva" della responsabilità di Kyiv nella situazione umanitaria, ma ha anche detto di sostenere l'iniziativa del Vaticano.

Il testo diffuso dal Cremlino è questo: "Si è convenuto di collaborare su questo punto". Le agenzie ucraine leggono la mossa come un modo di scaricare la colpa su Kyiv pur dichiarando disponibilità sulle forniture.

Un dettaglio utile: anche se nei resoconti disponibili non compare un elenco di condizioni poste da Putin, c'è una formula generica sulle "condizioni necessarie" per la sicurezza della popolazione, che lascia ampio spazio all'interpretazione di cosa voglia il criminale russo in cambio di un gesto umanitario.

Una mossa improvvisata?

La telefonata tra Putin e Prevost non è stata improvvisata. Una fonte sostiene che la conversazione fosse stata pianificata durante il viaggio del cardinale Zuppi in Russia a fine settembre. Per il momento è una sola fonte anonima.

Di fatto la telefonata segue la missione a Mosca di monsignor Gallagher ad agosto e quella del cardinale Zuppi a fine settembre. Zuppi ha visto a Mosca il consigliere presidenziale Yury Ushakov e ha discusso di scambi di prigionieri, ricerca dei dispersi e ricongiungimento delle famiglie. L'agenda ufficiale parlava di bambini, scambi di prigionieri e problemi dei civili, senza citare Oleshky. Il dossier può esserci stato, ma non risulta nei documenti pubblici.

Quindi la lettura più realistica è che il Cremlino sapesse e abbia scelto di accettare una chiamata che gli rende bene sul piano dell'immagine.

Non sarebbe la prima volta: i precedenti di Putin

Un corridoio umanitario concordato con Mosca avrebbe precedenti, riusciti e falliti.

Cecenia, 1999. Nel dicembre 1999 Putin, allora primo ministro, liquidò le critiche all'ultimatum ai civili di Grozny. Pochi giorni dopo, sotto forte pressione internazionale, la Russia rinunciò all'assalto totale, sospese i raid e aprì due corridoi. I corridoi furono poco usati: circa 400 persone in un giorno. Diversi convogli diretti verso i corridoi furono attaccati; il 3 dicembre circa 40 persone furono uccise a un posto di blocco, mentre le autorità russe sostennero che i veicoli trasportassero ribelli.  La città di Grozny subì un volume di devastazione tale da essere classificata nel 2000 come la città più distrutta al mondo.

Siria, 2016-2018. Nel febbraio 2018 Mosca dichiarò una pausa quotidiana di cinque ore a Ghouta Est. Secondo l'ONU i combattimenti continuarono e nessuno riuscì a uscire . Gli abitanti ricordavano Aleppo 2016, dove una pausa analoga fu seguita da un assalto di terra.

Ucraina, 2022: Azovstal. Il 26 aprile Guterres e Putin concordarono di organizzare evacuazioni con ONU e Croce Rossa (Fox/AP). Putin diede un'approvazione "in linea di principio". Più di 600 persone furono evacuate da Azovstal e da altre aree di Mariupol e dintorni (ONU). Il copione era lo stesso di oggi: Putin accettava e, insieme, accusava i difensori ucraini di usare i civili come scudi. Il caso del grano segue lo stesso schema: un corridoio marittimo umanitario tra luglio 2022 e luglio 2023, circa 32,86 milioni di tonnellate esportate, poi Mosca stracciò l'accordo.

Cosa insegnano questi lugubri precedenti? Dove c'erano ONU e Croce Rossa sul campo e un negoziato strutturato (Azovstal, grano) ci sono stati risultati concreti. Dove c'erano annunci unilaterali o nessun osservatore indipendente (Ghouta, Cecenia) i corridoi sono rimasti sulla carta o sono statetrappole criminali.

Per Oleshky il primo elemento manca: l'ONU denuncia di non aver ricevuto un accesso sicuro, quindi il timore di una tregua umanitaria che si trasforma in una trappola è più che fondato.

Azovstal e oggi: i canali diplomatici

Nella primavera 2022 i canali verso Mosca erano aperti e funzionavano. La Turchia aveva ospitato colloqui tra Mosca e Kiev, l'ultimo a marzo. Guterres vide Putin il 26 aprile. Macron chiamò Putin il 3 maggio per chiedere di riprendere le evacuazioni. L'evacuazione passava dal binomio ONU-Croce Rossa, con accesso sul campo.

Oggi i canali ci sono ancora, ma sono bloccati e poco coordinati. Nel 2026 ci sono stati tre round di negoziati diretti Russia-Ucraina con mediazione americana (gennaio-febbraio), poi lo stallo. A settembre gli inviati USA hanno visitato Mosca e Kyiv, con funzionari europei presenti.

A metà ottobre, secondo l'Atlantic Council, l'annuncio americano di una "tregua energetica" e le tensioni tra Trump e Zelensky hanno complicato il quadro; l'accordo USA-Russia sul diesel è stato fatto alle spalle di tutti e ha preso alla sprovvista la delegazione ucraina a Miami.

La differenza, quindi, non è che oggi manchino i canali. È che quello umanitario che nel 2022 portò risultati, l'ONU con la Croce Rossa, oggi non ha accesso a Oleshky. In questo vuoto il Vaticano è un canale in più, con un compito specifico: ottenere da Putin una decisione politica che permetta poi a ONU e Croce Rossa di entrare. Senza quel secondo passo, la promessa resta tale e rischia di diventare una cinica trappola.

Dal gesto umanitario al negoziato?


È la domanda più importante, e la risposta onesta è: magari, sarebbe utile e importantante, ma per ora non ci sono prove concrete.

Chi ci spera è il cardinale Parolin. Secondo il Segretario di Stato, l'aver accettato la telefonata è un buon segno e può significare che Putin darà seguito alla richiesta del Papa. E c'è il peso del canale: per Oleshky Mosca e Kyiv non sono riuscite finora a negoziare corridoi umanitari. Un risultato a Oleshky confermerebbe che un mediatore terzo può ancora sbloccare qualcosa, come accadde ad Azovstal nel 2022.

Ma la realtà non lascia margini di speranza. Finora esistono solo dichiarazioni, nessun corridoio concordato, e le due parti si accusano a vicenda. Il sito ucraino Hvylya ricorda che la telefonata arriva in una settimana in cui la Russia ha fatto saltare la "tregua energetica" annunciata da Trump.

Va poi ricordato il mandato di Zuppi: già nel 2023 aveva chiarito di non lavorare a un "piano di pace" né a una "mediazione", ma agli aspetti umanitari. Presentare Oleshky come primo passo di un negoziato più ampio è una tesi interpretativa, non un fatto. Il Vaticano stesso, nel comunicato, parla solo di impegno per il dialogo e la pace.

La finta tregua energetica di Trump

La telefonata tra Prevost e Putin arriva mentre l'iniziativa americana più recente si è sgretolata. Domenica 11 ottobre Trump ha annunciato una "tregua energetica" tra Mosca e Kiev, ma nessuna delle due parti ha confermato di averla accettata e le forze russe hanno continuato a colpire le città dell'Ucraina. Zelensky ha sospeso per tre giorni gli attacchi agli impianti energetici russi su richiesta di Washington, mentre la Russia continuava a colpire la rete elettrica ucraina. Kyiv ha poi dichiarato di non rispettare più la tregua e ha ripreso i raid sulle raffinerie. Trump ha definito quei raid "una vergogna" e ha detto che preferisce Putin a Zelensky.

Oleshky è una partita diversa: una tregua locale per circa 1.700-2.000 civili, che per ora ha prodotto solo una generica disponibilità dichiarata dal Cremlino.

Finora non c'è stato un commento di Trump sulla telefonata Prevost-Putin. Come reagirà Washington se un'iniziativa vaticana ottenesse un risultato dove la sua è fallita ?. Trump potrebbe rivendicarlo come un successo "americano" (Leone è il primo Papa statunitense) o, più probabile, ignorarlo, mosso dall'invidia.

Il silenzio dei principali media russi allineati al Cremlino sulla telefonata non fa sperare che una tregua umanitaria per i 1700 abitanti di Oleshky ridotti allo stremo - secondo alcuni a mangiare la carne dei cani randagi - sia vicina.