SERVIZI SEGRETI, ELISABETTA BELLONI, GIULIO REGENI

SERVIZI SEGRETI, ELISABETTA BELLONI, GIULIO REGENI


Elisabetta Belloni, nominata da Draghi a capo dei servizi segreti di informazione, quando era alla Farnesina nel gennaio 2016 dimenticò di informare Matteo Renzi della scomparsa di Giulio Regeni e del pericolo che i servizi di sicurezza egiziani fossero implicati nella vicenda. Per questo Renzi non telefonò ad Al Sisi e Giulio fu ucciso?

i.fan. - 17/05/2021

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Sulla base di quali competenze e meriti Elisabetta Belloni, segretaria generale del Ministero degli affari esteri, è stata nominata a capo dei servizi segreti italiani, DIS, Dipartimento Informazioni di Sicurezza, dal governo Draghi?


Si dice che la scelta della Belloni, oltre al fatto di essere donna, sia stata motivata dalla sua esperienza sullo scacchiere geopolitico nordafricano, in particolare nell'area che coinvolge due paesi di vitale importanza per l'Italia: Egitto e Libia.


Due Paesi con situazioni disastrose per quanto riguarda gli equilibri sociali, le mire espansionistiche di altre nazioni, la corruzione e la violazione dei diritti umani più elementari.


Mario Draghi ha già chiarito durante la sua recente visita in Libia di essere in cerca di affari più che di diritti umani.

Altrettanto c'è da aspettarsi con il regime di Al Sisi, un dittatore con il quale, al pari di Erdogan, "é necessario cooperare".


Cooperazione è una parola che ricorre spesso nella metodologia draghiana.


La nomina della Belloni ne sarebbe una conferma. La qualifica di Elisabetta Belloni infatti è "Segretaria generale del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale".
Chi meglio di lei per districarsi tra le informazioni necessarie alla "cooperazione" con regimi violenti e squalificati?


Per capire il personaggio è utile andarsi a leggere il resoconto stenografico della sua audizione alla Commissione Parlamentare di indagine sull'omicidio di Giulio Regeni, svoltasi il 18 febbraio 2020 (governo Conte Bis).

L'intervento della Segretaria Generale della Farnesina, che a gennaio 2016 era capo di gabinetto del ministro Gentiloni, non aggiunge praticamente nulla alla verità sulla tragica vicenda di Giulio.


Anzi è un monumento di diplomazia, intesa come capacità di non dire, di scivolare sulle questioni importanti senza darlo a vedere e di arrampicarsi sui formalismi, come quando gli vengono chieste informazioni sulla vendita di armi all'Egitto.

dal resoconto dell'audizione di Elisabetta Belloni:


... Giulio Regeni, come sapete, scompare al Cairo la sera del 25 gennaio del 2016.

L'allora ambasciatore Massari viene a sapere circa alle 23.20 della scomparsa dal professore Gennaro Gervasio, con il quale il nostro connazionale aveva appuntamento la sera stessa.

L'ambasciatore Massari informa immediatamente il responsabile del nostro ufficio di intelligence in ambasciata chiedendogli di attivare i propri interlocutori egiziani. L'ambasciatore Massari riferisce che i nostri canali di intelligence fanno sapere che a seguito di alcune prime verifiche le controparti locali non hanno informazioni su Giulio Regeni.

Il 26 gennaio l'ambasciata interviene a più riprese presso le competenti autorità egiziane, reiteratamente attraverso i rappresentanti dell’intelligence e anche del Ministero dell'Interno in ambasciata perché siano avviate le ricerche e si giunga al ritrovamento del connazionale.

Il pomeriggio del 26 gennaio, prima che passassero 24 ore dalla scomparsa di Giulio, viene ufficialmente interessato tramite una formale nota verbale il locale Ministero degli esteri, e, attraverso l'influente figura del Ministro di Stato per la produzione militare Mohamed al Assar, viene sensibilizzato il Ministro dell'interno sulla delicatezza e l'importanza del caso.

L'ambasciatore Massari riferisce che al Assar è sua conoscenza personale, persona particolarmente vicina ai vertici militari dell'intelligence, gli garantisce che si sarebbe occupato personalmente del caso e avrebbe provveduto a contattare tempestivamente il Ministero dell'interno Magdy Abdel Ghaffar.

L'ambasciatore Massari informa e chiede l'intervento anche dell'ambasciatore egiziano a Roma di allora, Amr Helmy. Nella notte fra il 26 e il 27 gennaio, su istruzioni dell'ambasciatore Massari, un funzionario dell'ambasciata si reca presso il commissariato di polizia del quartiere di Dokki per sporgere formale denuncia di scomparsa. Nel frattempo l'ambasciata avvia verifiche presso gli ospedali e gli obitori del Cairo: è una prassi che noi seguiamo quasi regolarmente nei casi in cui ci vengono segnalati nelle varie parti del mondo scomparse o incidenti di vario genere.

Il 27 gennaio l'Ambasciata al Cairo informa i genitori di Giulio, Claudio Regeni e Paola Deffendi, che giungono al Cairo il successivo 30 gennaio. Sempre il 27. Massari prosegue a contattare gli interlocutori al Ministero degli Esteri e dell'Interno egiziani per sollecitare notizie mentre l'ambasciata avanza la prima richiesta di incontro con il ministro dell'Interno Ghaffar, incontro che verrà ripetutamente sollecitato nei giorni successivi, ma che verrà concesso solamente il 2 febbraio.


Sempre secondo quanto riferito dall'ambasciatore Massari, nel corso di queste prime 48 ore, nei contatti avuti attraverso il responsabile dell’intelligence e del ministero dell'interno in ambasciata, le diverse articolazioni di sicurezza egiziane la National Security, la polizia e l'Intelligence militare escludono che Giulio Regeni sia stato fermato o arrestato.

Fra il 30 e il 31 gennaio l'ambasciatore Massari sollecita ripetutamente l'allora assistant minister per gli affari europei del ministero degli Esteri l'ambasciatore Hossam Zaki e il consigliere della sicurezza nazionale Faiza Abu el-Naga, una stretta collaboratrice del presidente egiziano Al Sisi. Entrambi gli interlocutori, pur sottolineando come le autorità egiziane – in primis il Ministero dell'interno – fossero pienamente a conoscenza del caso, ribadiscono a Massari di non avere notizia alcuna circa il connazionale scomparso.

Il 31 gennaio, l'allora Ministro degli esteri Gentiloni interviene personalmente sull'omologo egiziano Shoukry, e a seguito di un colloquio telefonico la Farnesina dirama un comunicato con il quale si annuncia pubblicamente la scomparsa di Giulio Regeni e si chiede alle autorità egiziane il massimo impegno per rintracciare il connazionale e fornire ogni possibile informazione sulle sue condizioni.


Il 2 febbraio l'ambasciatore Massari, dopo ripetuti tentativi, ottiene finalmente l'incontro con il Ministro dell'interno Ghaffar, al quale sottolinea la forte preoccupazione del Governo italiano nonché il crescente interesse dei media e dell'opinione pubblica per la vicenda e rinnova naturalmente l'appello affinché ogni sforzo venga dispiegato per giungere a una rapida e positiva soluzione del caso.


Il 3 febbraio sempre del 2016 l'allora Ministro per lo Sviluppo economico Federica Guidi, in missione al Cairo alla testa di una delegazione economica, solleva il caso con il Presidente Sisi, durante un colloquio privato prima dell'incontro istituzionale con tutta la delegazione italiana.


Il 3 febbraio il corpo senza vita di Giulio Regeni viene ritrovato alla periferia del Cairo lungo la strada che conduce ad Alessandria.

§§§


In questa sintesi dei giorni cruciali, la Belloni fa scomparire i giorni 28 e 29 gennaio.

Due giornate concitate e importanti, come si deduce dalla ricostruzione dell'ambasciatore Massari. Due giorni fondamentali nella corsa contro il tempo per salvare Giulio dalle torture assassine della polizia segreta di Al Sisi.


Inoltre, nella sua ricostruzione la Belloni compie il miracolo di far scomparire del tutto il governo Renzi. Il presidente del consiglio dell'epoca non viene mai nominato, così come il consigliere di Renzi per gli affari esteri Varricchio.


Possibile che Elisabetta Belloni, factotum di Paolo Gentiloni, non abbia mai interloquito con Matteo Renzi e il suo collega Varricchio sulla scomparsa di Regeni, pur sapendo - perchè avvisata da Massari - che c'erano già in ballo i servizi segreti egiziani?

Ecco il trucco: quando Massari riferisce che i servizi egiziani escludono che Giulio fosse nelle loro mani, siamo ancora al 26 e 27 gennaio. Nei due giorni successivi - 28 e 29 gennaio - Massari riceve invece altre informazioni da parte dei servizi segreti militari che fanno trapelare la possibilità che i servizi del ministero degli Interni egiziano siano coinvolti nel rapimento.
La Belloni salta due giorni di calendario per dimenticanza o per non dover parlare di un aspetto molto imbarazzante che coinvolge la Presidenza del Consiglio. Matteo Renzi nella sua audizione ha sostenuto di essere venuto a conoscenza del caso Regeni solo il 31 gennaio, perchè nessuno lo aveva avvisato. Chi doveva avvisarlo, se non la Belloni?

Cioè Elisabetta Belloni, nominata da Draghi a capo dei servizi di informazione, aveva dimenticato di informare Matteo Renzi della scomparsa di Giulio Regeni e del pericolo che i servizi di sicurezza egiziani fossero implicati nella vicenda.
C'è qualcosa che sfugge oppure qualcuno mente.

Nel corso dell'audizione viene sollevata anche la questione dei rapporti commerciali tra Italia ed Egitto, dopo la decisione del governo Gentiloni di riaprire l'ambasciata italiana al Cairo per "agevolare la ricerca della verità sull'omicidio di Giulio Regeni".
Con la nomina del nuovo ambasciatore Cantini, la collaborazione tra i magistrati italiani e le autorità egiziane non c'è mai stata ma in cambio ci fu quella commerciale per la vendita di due fregate militari classe FREMM, che venne poi perfezionata durante il Conte Bis.

Dice la Belloni:
Anch'io ho letto i giornali (?! ndr) su quello che riguarda le due fregate, le FREMM, con l'Egitto. Mi risulta che sia stata data autorizzazione da parte della UAMA alla trattativa. Voi conoscete la legge, che è piuttosto complicata. Vi è una grossa distinzione fra l'autorizzazione alla trattativa e l'autorizzazione a stipulare il contratto.
Le trattative sono tante; l'autorizzazione alla trattativa è stata data acquisendo il parere di tutte le istituzioni interessate. Quindi, la trattativa è autorizzata; il contratto ancora no.

LIA QUARTAPELLE PROCOPIO: Questo significa che comunque è stata fatta una valutazione di ordine politico, nel senso che, se si inizia a trattare, vuol dire che c'è una disponibilità da parte italiana a concludere il contratto e che restano solo degli aspetti tecnici relativi alla trattativa oppure si fa una trattativa, ma a un certo punto può arrivare uno stop di ordine politico?

ELISABETTA BELLONI: La seconda. La trattativa è concessa dalla UAMA conformemente a quanto prevede la legge ed è una valutazione tecnica, cioè viene fatta se sussistono i requisiti e su richiesta delle aziende che vogliono partecipare. Dopodiché per l'autorizzazione a contrarre è necessaria una valutazione politica. Quindi, ancora non ci siamo.
...


PRESIDENTE: Un'ultima richiesta di precisazione rispetto all'argomento precedente: nella fase autorizzativa, la valutazione di ordine politico quando avviene? In questo caso è avvenuta prima? L'UAMA fa una valutazione tecnica e non c'è un coinvolgimento politico nella decisione se vendere o non vendere due navi da guerra a un Paese come l'Egitto? Attualmente è stata autorizzata la trattativa perché c'è a valle una valutazione politica o c'è già stata una prima valutazione politica all'inizio che ha permesso di aprire la trattativa?

ELISABETTA BELLONI: (...) Tornando al discorso della decisione sulle fregate, a me non risulta che l'autorità politica sia stata coinvolta, però posso anche non essere a conoscenza di tutti i passaggi. So che la legge consente alla UAMA di dare una valutazione tecnica per l'avvio di trattazione. Le trattative sono il 90 per cento di un 100 per cento di attività. Si fa una trattativa, poi non sempre va in porto; quindi vanno in automatico, però su questo naturalmente posso riservarmi di farvi sapere contattando la UAMA o potete sentire direttamente il responsabile della UAMA per come è stata gestita questa vicenda specifica. Quello che so, perché l'ho chiesto ieri vedendo anche l'attenzione che la stampa dà a questa materia, è se eravamo in una fase già di contratto e mi è stato detto di no.

PRESIDENTE: C'è stata un'attività da parte della nostra ambasciata rispetto a questa trattativa che si è fatta con il Cairo?

ELISABETTA BELLONI: Non mi pare. Non mi pare che l'ambasciata sia stata coinvolta. Posso verificare ulteriormente.

§§§


"non so ... dipende ... adesso mi informo ..." sono queste le meritevoli attitudini per diventare capo dei servizi segreti?

Tralascio di commentare le affermazioni della Belloni in risposta alle domande di alcuni parlamentari che le chiedevano come mai l'Egitto non fosse stato incluso dalla Farnesina tra i paesi pericolosi da visitare (pochi giorni prima c'era stato l'arresto di Patrik Zaki al Cairo) e della necessità di informare sui rischi per i viaggiatori.


Non c'è una norma che stabilisca cos'è un Paese sicuro e cosa non è un Paese sicuro. È nella discrezionalità politica il voler indicare pubblicamente se si tratta di Paese sicuro o di Paese non sicuro, con tutte le implicazioni che questo comporta ... La risposta è: bisogna vedere chi vuole recarsi in Egitto e che tipo di attività si intende svolgere.


Il nuovo capo dei servizi di informazione ha un concetto molto personale su cosa sia un'informazione.


Così personale che ritenne di non dover informare Matteo Renzi su quanto stava accadendo in Egitto alla fine di gennaio 2016 ad un giovane italiano.

Oppure lo informò senza però che l'informazione sortisse alcun effetto lungo la linea telefonica che collegava Matteo Renzi ad Al Sisi.


Ma di questo "vuoto informativo" che costò la vita a Giulio Regeni, Elisabetta Belloni era a conoscenza?


Top Secret.


OMICIDIO REGENI E OMICIDIO KHASHOGGI, VISTI DA MATTEO RENZI

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