Trump: United States of the Middle East
Ammettiamo pure per un attimo che il zigzagare continuo tra accordo e attacco infernale che da tre mesi si perpetua nella guerra che Trump e Netanyahu hanno scatenato contro l'Iran faccia parte di una strategia, e non di una mancanza assoluta di idee su come tirarsi fuori dal pantano del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz.
Ammettiamo che la strategia, se esiste, è quella di logorare il regime degli Ayatollah, decapitato al vertice, distrutto militarmente e isolato economicamente e politicamente. Secondo questa visione, le oscillazioni di Trump servirebbero a creare caos e confusione negli interlocutori per convincerli a recedere dalle posizioni più oltranzista sui due punti chiave: la rinuncia al nucleare militare, previa consegna dell'uranio già arricchito; e la rinuncia al controllo di Hormuz, nodo vitale dell'economia mondiale.
In subordine, ma solo in apparenza, c'è l'obiettivo soprattutto di Netanyahu di un "regime change" a Tehran, un evento da perseguire o con l'incursione militare o per naturale conseguenza dei primi due obiettivi.
Ma l'Iran, dopo aver subito la decapitazione dei leader politico-religiosi, sembra una Idra a sette teste e persegue la sua strategia, che poi è semplicemente far passare più tempo possibile senza arrivare allo scontro militare diretto, al fine di logorare l'amministrazione Trump con il petrolio alle stelle e l'inflazione pure. Più passa il tempo e più Trump, secondo loro, si indebolisce e pur di far abbassare il prezzo dell'energia e degli altri prodotti bloccati nello Stretto di Hormuz accetterebbe di far finta di aver vinto senza raggiungere né l'abbandono del nucleare né l'abbattimento del regime dei Khamenei.
Aggiungerei anche l'ipotesi maliziosa ma non troppo che il zigzagare di Trump sia un modo per manipolare i mercati azionari e delle materia prime, con annunci improvvisi che consentono ai pochi ben informati di realizzare guadagni notevoli. E che la crisi energetica che deriva dalla guerra in Iran è un grosso affare per gli amici petrolieri di Trump (compreso Putin9.
Nelle ultime 48 ore si è passati da un accordo, mediato dal Pakistan, già pronto tra Iran USA (Borse su, petrolio giù), alle voci di un attacco imminente dopo il consulto tra Trump e i suoi generali, e poi le dichiarazioni di Marco Rubio su una possibile tregua di 60 giorni.
Stare dietro a queste oscillazioni è snervante ed inutile, e inoltre si perdono di vista le questioni principali che sono dietro la guerra di Trump-Netanyahu a Khamenei e Pasdaran.
... i governi iraniano e omanita sarebbero in trattative per definire un quadro di riferimento per il pagamento del transito delle navi, una mossa che potrebbe indicare gli sforzi di Teheran per trasformare la propria influenza sulla più importante rotta di transito energetico al mondo in una leva strategica a lungo termine.
Questi colloqui, già riportati da Bloomberg e dal New York Times, sono significativi dal punto di vista degli osservatori perché potrebbero indicare uno sforzo da parte del governo iraniano per ottenere il sostegno regionale per la creazione di un nuovo meccanismo di gestione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz.
Secondo quanto riportato da Gulf News, l'Agenzia Internazionale dell'Energia avverte che il mercato petrolifero sta entrando in una "zona di pericolo".
La prolungata interruzione del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, successiva alla guerra tra Stati Uniti e Israele contro il regime iraniano, ha intensificato le preoccupazioni sulla crisi dell'approvvigionamento petrolifero.
Fatih Birol, direttore esecutivo dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, ha avvertito che se le restrizioni al passaggio delle petroliere dovessero continuare e le forniture non venissero ripristinate, il mercato petrolifero globale potrebbe entrare nella "zona rossa" entro luglio o agosto
...... l'amministrazione di Donald Trump si sta preparando a lanciare una nuova serie di attacchi militari contro la Repubblica islamica.
Con la presenza delle delegazioni pakistana e qatariana a Teheran, si stanno mettendo alla prova le ultime possibilità di raggiungere un accordo.
Secondo quanto riportato da CBS News nel pomeriggio di venerdì, non era stata ancora presa una decisione definitiva in merito all'attuazione degli attacchi.
Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato sui social media che "circostanze governative" gli hanno impedito di partecipare al matrimonio di suo figlio, Donald Trump Jr., questo fine settimana. Trump avrebbe dovuto trascorrere la festività del Memorial Day nella sua tenuta di golf nel New Jersey, ma ora è rientrato alla Casa Bianca.
Secondo diverse fonti, alcuni membri delle forze armate e dei servizi segreti statunitensi hanno annullato i loro programmi di vacanza a causa della possibilità di attacchi militari.
da Axios.com
Trump afferma di essere "50/50" sull'accordo con l'Iran o sulle bombe, incontrerà gli inviati per decidere
...... il senatore Lindsey Graham (RSC) ha dichiarato ad Axios che alcuni leader della regione hanno esortato il presidente Trump a colpire l'Iran per indebolire il regime e ottenere un accordo a condizioni migliori.
D'altro canto, ha affermato, altri leader della regione e alcuni dei principali consiglieri del presidente lo hanno esortato ad accettare l'accordo proposto.
Quelle voci, ha affermato, sostenevano che lo Stretto di Hormuz non può essere messo al sicuro dall'influenza iraniana e che, in caso di attacco, l'Iran avrebbe la capacità di distruggere importanti impianti petroliferi nel Golfo.
"Consideratemi un forte scettico sul fatto che non si possa impedire all'Iran di terrorizzare lo Stretto di Hormuz e che non saremo in grado di difendere gli interessi vitali nella regione dopo i massicci attacchi contro l'Iran: se sono stati veramente annientati, non dovrebbero essere in grado di fare né l'una né l'altra cosa", ha affermato. "Solo il tempo lo dirà. Spero ancora in un esito positivo."
In sintesi: Trump ha dichiarato ad Axios che sabato incontrerà Steve Witkoff e Jared Kushner per discutere dell'ultima risposta dell'Iran. È prevista anche la partecipazione del vicepresidente Vance.
Di cosa ha davvero bisogno Donald Trump in Iran
Trump ripete che la questione dell'uranio arricchito, ovvero del programma nucleare militare iraniano, è la principale discriminante per raggiungere un accordo di pace.
Ma è una delle sue solite menzogne.
La questione dell'uranio è fondamentale per Netanyahu ma non per Trump, al qual basterebbe una dichiarazione da parte del regime di Tehran di voler procedere alla sospensione del programma, non di abbandono totale o di cessione del materiale già arricchito e sepolto nei bunker.
Il vero elemento discriminante per Trump è rappresentato dalla semplice risposta alla domanda: chi ha vinto la guerra tra USA e Iran?
Se ad esempio Trump riuscisse nell'intento di un cambio di regime, per collasso interno o per attacco esterno, allora il biscazziere della Casa Bianca potrebbe dire, con credibilità, "Ho vinto io, ha vinto l'America di Trump".
Perché un regime diverso, che sia un esponente "moderato" del potere attuale (un Pezeshkian o Araghchi) o un esterno come Reza Pahlavi (la soluzione preferita da Netanyahu), un regime iraniano diverso dall'attuale consentirebbe a Trump di imporre le sue regole su Hormuz e sul petrolio, diventerebbe lui il padrone dei principali asset economici e geopolitici dell'Iran, e potrebbe menar vanto con solide ragioni di fatto.
Che l'uranio resti nelle caverne o venga ceduto agli USA diventa una questione secondaria, perché il nuovo regime firmerebbe qualsiasi accordo e condizione sul nucleare, essendo una diretta emananzione di Washington e Tel Aviv.
Qualsiasi accordo con l'attuale regime criminale di Tehran sarebbe una sconfitta strategica per Trump e per Netanyahu, perché entrambi dovrebbero spiegare ai propri elettori in autunno le ragioni di una guerra che lascia invariato il regime nonostante i rischi che rappresenta per la popolazione e per gli equilibri in Medio Oriente.
Se Mojtaba Khamenei resta al potere l'Iran degli ayatollah ha vinto e Trump ha perso. Senza troppi giri di parole.
Per questo Trump ha deciso di invadere, prima o poi, l'Iran e dichiarare vittoria. Altrimenti tutti gli potrebbero dire, senza tema di smentite, di aver perso una guerra inutile e la credibilità dentro e fuori gli USA.
Ci hai costretto a pagare di più benzina e gas, hai scatenato un'inflazione a due cifre, hai messo in crisi intere economie lasciando i fanatici religiosi a reprimere la popolazione iraniana, e sostieni pure di aver vinto? Ma facci il piacere di ....