Ranucci e Lavitola, due amici da trattoria
Valter Lavitola è un raffinato stratega politico? oppure è un "faccendiere pregiudicato" come lo definisce gran parte dei media italiani, dati suoi trascorsi giudiziari e politici che risalgono all'era berlusconiana? Un semplice gestore di ristorante per politici e giornalisti affamati di favori e scoop?
Se nel ristorante romano Cefalù di Lavitola fosse stato intercettato Giuseppe Conte, abituato ai pranzi di lavoro con personaggi tipo Zampolli, la notizia non avrebbe fatto scalpore.
Ma se il commensale abituale si chiama Sigfrido Ranucci, titolare dell'importante trasmissione di inchieste giornalistiche scottanti Report, allora c'è da scaldare subito le meningi.
Secondo i magistrati Valter Lavitola, vecchia conoscenza delle cronache opache della politica italiana, dalla “casa di Monte Carlo” di Gianfranco Fini al tentativo di estorsione ai danni di Berlusconi passando per la “compravendita dei senatori” contro il governo di Romano Prodi, avrebbe orchestrato un attentato con bomba nell'auto della figlia di Sigfrido Ranucci, parcheggiata davanti al cancello di casa del giornalista. Il movente è ancora sconosciuto ai magistrati, ma la pista sembra credibile perché parte direttamente dagli esecutori materiali dell'attentato che avrebbero poi fornito agli inquirenti gli elementi per risalire al mandante.
Poi si scopre, per ammissione reciproca, che Ranucci e Lavitola sono amici da molti anni, e per dipiù "quasi colleghi" nelle inchieste di Report.
Il mistero e lo sgomento aumentano. Se erano amici e si frequentavano da anni, perché Lavitola ha ordinato a dei piccoli manovali del crimine di mettere - costo totale 5mila euro - una bomba nell'auto della figlia di Ranucci?
L'ipotesi adombrata dagli inquirenti e da osservatori bene informati parte dall'idea di Lavitola di lanciare Ranucci in politica, nel campo largo di Schlein-Conte, dove la confusione non manca e ci sarebbe spazio per un terzo incomodo, conosciuto e apprezzato negli ambienti di sinistra grazie alle inchieste televisive di successo condotte da Report quasi sempre a carico di affari e personaggi di centrodestra.
Per amplificare la notorietà di Sigfrido, il Lavitola si inventa l'attentato farlocco, non per uccidere ma quanto basta per screditare il campo avverso e lanciare il giornalista nella corsa elettorale dentro il centrosinistra, o magari con una propria lista in cerca di soci.
Se così fosse, e i dubbi sono legittimi, resta da vedere se il Ranucci fosse a conoscenza del piano del Lavitola, o se fosse completamente ignaro. A favore della prima ipotesi gioca il fatto che i due si frequentavano molto spesso, nel ristorante Cefalù appunto, e che il Ranucci essendo un giornalista di inchiesta affermato dovrebbe essere dotato di un fiuto particolare nell'intuire gli sviluppi delle chiacchiere di trattoria davanti ad un bicchiere di vino e ad un piatto di spaghetti alle vongole.
Quindi come fa Ranucci a sostenere di non sapere nulla?
Se Lavitola è innocente, cioè non è il mandante della bomba, Ranucci può tornare a fare sonni tranquilli e inchieste credibili, tuttalpiù dovrebbe giustificare un'amicizia un pò anomala secondo gli schemi settari della sinistra.
Ma se Lavitola è davvero il mandante della bomba, Sigfrido Ranucci non può cavarsela dicendo di non sapere o di non aver capito nulla, perché quanto meno ci farebbe una figura barbina e dovrebbe dignitosamente lasciare Report a qualcun altro, anche per difendersi da eventuali chiamate di correità nel processo penale.
Personalmente ho una mia tesi, basata solo sulle cronache giornalistiche e quindi molto suscettibile di essere sbagliata: tra Lavitola e Ranucci si era creato nel corso degli anni un legame di interessi e intrecci di personalità ambiziose e spregiudicate, nell'inseguire gli scoop e la notorietà a tutti i costi, anche quello di vendersi l'anima.
Il giornalismo d'inchiesta spesso proietta gli autori in una dimensione cinica, dove lo scoop è la droga quotidiana da procurarsi in qualsiasi modo, a qualsiasi ora del giorno e della notte, e si rischia di perdere il senso della misura e dei principii morali.
In questa vicenda che ha colpito anche la trasmissione Report tra i due chi ci rimette di più è Sigfrido Ranucci, che comunque vada ha perso quasi tutto in questa vicenda, mentre il Lavitola Qualunque continuerà a frequentare interessantemente le aule di tribunale, intrallazzando in cucina con spaghetti alle vongole veraci, le uniche ad essere insospettabilmente vere, forse.
La sinistra di Schlein Fratoianni e Bonelli - per ora Conte se ne tiene fuori - dovrebbe ricordarsi che il giornalismo d'inchiesta non dovrebbe mai avere sponsor politici, di nessun genere, soprattutto in questi tempi bui e capovolti.