Perché la Turchia vuole arrestare Netanyahu, e la Flotilla non c'entra

La Turchia emette un mandato di arresto internazionale contro Netanyahu per le violenze contro gli attivisti della Flotilla. Ma i motivi sono soprattutto altri

Crimini contro l'umanità, arrestate Netanyahu

La Turchia ha emesso un mandato di arresto internazionale per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, lo ha annunciato il ministro della Giustizia turco Akin Gurlik, nell'ambito di un'indagine sull'intercettazione da parte di Israele della "Flottiglia della Fermezza" diretta verso la Striscia di Gaza, avvenuta a maggio, e sull'arresto degli attivisti a bordo.

Secondo l'agenzia di stampa turca IHA, è stato emesso un mandato di arresto anche per un altro cittadino israeliano, accusato di aver filmato i movimenti dell'esercito israeliano a Gaza e di averli pubblicati sui social media.

Gorlick ha scritto che “nel contesto del procedimento legale relativo all’attacco alla flottiglia di attivisti in acque internazionali… e sulla base dei due mandati di arresto emessi il 14 luglio contro Benjamin Netanyahu e Aviv Moskowitz con l’accusa di genocidio, il Ministero della Giustizia ha chiesto al Ministero dell’Interno di emettere avvisi rossi al fine di arrestarli a livello internazionale”.

Secondo la Turchia, Netanyahu e Moskowitz devono essere processati per "crimini contro l'umanità, genocidio, privazione aggravata della libertà, lesioni personali aggravate, tortura, distruzione di proprietà, saccheggio aggravato e dirottamento di mezzi di trasporto".

A maggio, l'esercito israeliano ha fermato oltre 430 attivisti che si trovavano a bordo di circa cinquanta imbarcazioni nel Mar Mediterraneo, dopo averle intercettate in acque internazionali a ovest della costa cipriota, e li ha condotti al carcere di Ketziot, nel sud di Israele, prima di rimpatriarli nei rispettivi paesi.

L'iniziativa "Flottiglia della Fermezza", partita dalla Turchia, si proponeva di porre l'attenzione sulla situazione umanitaria nella Striscia di Gaza, devastata dalla guerra che dura da oltre due anni tra Israele e Hamas, rompendo il blocco navale imposto da Israele.

Ad aprile, Israele ha intercettato una flottiglia diretta anch'essa a Gaza, al largo delle coste greche.

Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano di estrema destra, Itamar Ben-Gvir, ha scatenato indignazione in Israele e all'estero dopo aver pubblicato un video che mostrava degli attivisti inginocchiati con le mani legate dopo essere stati arrestati in mare.

Secondo l'agenzia di stampa IHA, che ha riportato integralmente il nuovo atto d'accusa, Afeq Moskowitz è un "soldato del 71° battaglione corazzato" dell'esercito israeliano.

L'agenzia ha dichiarato che "Afek Moskowitz ha pubblicato sul suo account Instagram immagini che mostrano otto carri armati e un bulldozer mentre distruggono l'ospedale e la facoltà di medicina dell'Università islamica di Gaza".

Secondo l'atto d'accusa, "il video rivela chiaramente che si è trattato di un'operazione sistematica mirata non solo all'ospedale, ma anche all'adiacente edificio universitario".

Netanyahu replica che Erdogan è un dittatore antisemita


Netanyahu ha accusato il colpo e ha replicato con argomenti scontati.

L'ufficio di Netanyahu ha dichiarato in un comunicato che "Erdogan è un dittatore antisemita che ha commesso massacri contro i curdi, sostiene i massacri perpetrati dall'organizzazione terroristica Hamas e opprime il suo stesso popolo", sottolineando che "Israele continuerà a opporsi fermamente ai tentativi della Turchia di destabilizzare la regione e a qualsiasi minaccia alla sua sicurezza", e condannando quella che ha definito "l'ipocrisia della Turchia".

Martedì, la Siria ha accusato Israele di aver bombardato la base aerea situata vicino ad Aleppo, nella Siria nord-occidentale. La base è fuori servizio dal 2012.

Israele ha affermato che una delegazione militare turca aveva recentemente ispezionato l'aeroporto, mentre l'Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito che la visita rientrava "negli sforzi per la sua riapertura".

Giovedì, il Ministero della Difesa turco ha negato la presenza di proprie forze all'aeroporto, sottolineando che avrebbe continuato a "proteggere la sovranità e l'integrità territoriale della Siria".

Venerdì, Netanyahu ha accusato Erdogan, in una dichiarazione in lingua inglese, di voler "estendere la sua aggressione contro Israele fino a includere la Siria".

Il comunicato aggiungeva: "Israele non tollererà questo". Una minaccia esplicita di aprire un nuovo fronte di guerra? 

E' evidente che l'iniziativa turca è una conseguenza degli attacchi di Israele in tutta la regione, dal Libano alla Siria. Erdogan non fa mistero delle ambizioni turche per garantirsi uno spazio di intervento in Siria e allo stesso tempo di occupare il vuoto lasciato dall'Iran nella regione.

Il mandato di arresto contro Netanyahu - legittimo su un piano legale e diplomatico - attrae simpatie verso il regime di Ankara da parte degli altri regimi arabi, mettendo in crisi la strategia israeliana basata sugli accordi di Abramo.

La Turchia inoltre non fa mistero delle proprie ambizioni egemoniche in Medio Oriente e in Nord Africa, fondate su un esercito agguerrito, il più potente tra quelli della NATO, esclusi gli USA.

Inoltre Erdogan è molto amico di Trump, come lo è anche Netanyahu. E' risaputo che Trump ha un debole per i dittatori e gli autocrati criminali di guerra, come testimoniano le recenti lodi al nordcoreano Kim Jong Un.

L'iniziativa turca mira ad accentuare le contraddizioni tra USA e Israele, in un momento delicato per entrambi: a fine ottobre si vota in Israele e all'inizio di novembre negli USA.

Con la mossa del mandato di arresto pe Netanyahu la Turchia entra clamorosamente in entrambi gli eventi.

L'Europa si sveglia, altolà ad Israele sulla Cisgiordania


Sei Paesi europei chiedono a Israele di fermare il progetto della colonia E1

L’area E1 è particolarmente strategica per Israele, perché dividerebbe la Cisgiordania in due, rendendo più difficili i collegamenti tra il nord e il sud del territorio e isolando Gerusalemme Est dal resto dei territori palestinesi

Il progetto israeliano di espansione degli insediamenti in Cisgiordania è sempre più vicino alla sua realizzazione. Si tratta della costruzione di una nuova colonia nell’area a est di Gerusalemme denominata E1, un progetto di cui si discute da decenni e che, tra quelli promossi da Israele, è considerato particolarmente problematico per le sue conseguenze sul territorio palestinese.

Contro il piano si sono schierati sei Paesi europei che in una dichiarazione congiunta pubblicata ieri (20 agosto) lo hanno definito “inaccettabile”.

A sottoscrivere la dichiarazione sono stati Francia, Italia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Regno Unito. I sei Paesi contestano il progetto israeliano e ne sottolineano l’illegalità alla luce del diritto internazionale: “Il diritto internazionale è chiaro: gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali. Questa è la posizione della comunità internazionale, ribadita dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.




Altri Articoli Correlati sul Tema

Categoria: Netanyahu
Categoria: Erdogan
Categoria: Israele
Categoria: Global Sumud Flotilla
Categoria: genocidio Gaza