Perché Trump nel 2006 telefonò a Reiter per parlare di Epstein?

La strana telefonata di Trump nel 2006 al capo della polizia di Palm Beach Michael Reiter che aveva indagato su Epstein, riportata negli Epstein Files, aveva uno scopo diverso da quello dichiarato? e quale?

Michael Reiter su Trump e Epstein

Michael Reiter nel 2006 ricevette una telefonata di Trump su Epstein

Dall'inizio del suo secondo mandato presidenziale Donald Trump ha messo in mostra le sue doti peggiori, che durante il primo aveva cercato di celare o di non palesare in modo troppo evidente. Tra queste si annoverano la propensione alla menzogna e alla falsa memoria, il narcisismo, il cinismo e l'affarismo nei rapporti con le persone, la prevaricazione violenta o manipolatoria di chi si frappone alle sue mire.

Sono caratteristiche connaturate al personaggio Trump fin dalla sua giovinezza, ma ora si manifestano senza freni e inibizioni avendo raggiunto un livello di poteri e impunità che in precedenza non aveva.

Alla luce di queste considerazioni anche gli eventi del passato remoto di Donald Trump assumono una valenza diversa, a cominciare dal suo ruolo nella storia criminale di Jeffrey Epstein.

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Qualche giorno fa sul Miami Herald è apparso un articolo di Julie K. Brown, la bravissima giornalista investigativa che nel 2018 contribuì a riaprire le indagini sul pedofilo trafficante di sesso Jeffrey Epstein con l'ampio reportage "Perversion of Justice: The Jeffrey Epstein Story".

Il ricco criminale, procacciatore di minorenni e amico dei ricchi e potenti del mondo, fu arrestato nel 2019 e ucciso in carcere in circostanze ancora misteriose e sotterrate dalla comoda tesi del "suicidio".

L'articolo della Brown descrive il rapporto tra Michael Reiter, capo dell'ufficio di polizia di Palm Beach in Florida, e Jeffrey Epstein all'inizio del 2000.

Esclusiva: il poliziotto di Palm Beach che Jeffrey Epstein non è riuscito a fermare

Nell'articolo si ipotizza e si documenta che Epstein avesse rapporti di influenza con procuratori locali che avrebbero vanificato le indagini di Reiter.

Inoltre la Brown riprende, anche se di sfuggita, la vicenda emersa nel 2019 ma secretata e rivelata solo dalla pubblicazione degli Epstein Files, in cui Reiter parla di una telefonata ricevuta da Donald Trump nel luglio 2006.

Una telefonata che a mio avviso appare molto strana e sottovalutata.

Avevo già scritto di quella strana telefonata nel febbraio scorso, evidenziando che era la prova provata che Trump aveva sempre mentito dicendo di "non sapere" che Epstein fosse un trafficante di minorenni usate per soddisfare le perversioni di uomini ricchi e potenti.

Trump, che pure conosceva molto bene Epstein, ha sempre sostenuto di "non sapere". Era una menzogna e la testimonianza di Michael Reiter del 2019 su quella telefonata avuta nel 2006 lo dimostra: Trump sapeva che Epstein era un pedofilo criminale sessuale eppure non fece mai nulla per evidenziarlo o denunciarlo, e tacque in maniera omertosa e complice.

Ma ora mi accorgo di aver sottovalutato un altro aspetto importante e rivelatore: quando a febbraio scrissi della telefonata di Trump a Reiter non avevo fatto caso allo sviluppo degli eventi citati da Reiter, all'incastro tra le date di accadimento e ad un indizio molto importante, che è sfuggito anche ad altri, persino alla Brown.

Procediamo con ordine ...

Quella telefonata del luglio 2006, rimasta sepolta per anni e riemersa di recente dopo la desecretazione dei file del Dipartimento di Giustizia, è infatti uno degli elementi più surreali e controversi dell'intera vicenda.

L'articolo di Julie K. Brown mette in fila dei tasselli che spiegano perfettamente la frustrazione dell'ex capo della polizia di Palm Beach, Michael Reiter, e mostrano come il "muro" protettivo attorno a Epstein si sia attivato fin da subito a livello locale, ben prima del famigerato accordo federale del 2008 (di cui fu artefice Alex Acosta, nominato da Trump Segretario al Lavoro nel 2017).

1. La telefonata "strana" di Donald Trump (Luglio 2006)

Nel luglio del 2006, non appena emersero le prime notizie sulle indagini della polizia locale per reati sessuali, Trump telefonò direttamente a Reiter. Secondo il verbale di un colloquio che Reiter ha avuto con l'FBI nel 2019 (e confermato dallo stesso ex capo della polizia al Miami Herald), le parole di Trump furono a dir poco esplicite:

Trump esordì dicendo: "Grazie a Dio lo state fermando, lo sapevano tutti che faceva queste cose". Aggiunse che negli ambienti di New York la condotta di Epstein era considerata "disgustosa".

Trump definì esplicitamente la Maxwell come la complice operativa di Epstein, dicendo a Reiter: "Lei è malvagia, concentratevi su di lei".

Trump raccontò a Reiter di essersi trovato una volta vicino a Epstein in presenza di ragazze adolescenti, di essersi accorto della situazione e di "essere scappato via da lì a gambe levate", oltre ad averlo cacciato dal suo club di Mar-a-Lago.

Perché questa telefonata è "strana" e ambigua ad una prima lettura?

Da un lato, mostra che un cittadino privato di alto profilo chiama la polizia per incoraggiare le indagini. Dall'altro, crea un enorme contrasto con le dichiarazioni pubbliche successive di Trump (il quale, dopo l'arresto di Epstein nel 2019, dichiarò fermamente: "Non ne avevo idea" rispetto agli abusi sulle minorenni).

Inoltre, dimostra che nell'alta società di Palm Beach e New York le attività criminali di Epstein erano un vero e proprio "segreto di Pulcinella" già vent'anni fa, mentre le autorità giudiziarie superiori continuavano a trattarlo con i guanti di velluto.

2. Le reti di influenza con i procuratori locali

L'indagine di Reiter e del detective Joseph Recarey era d'acciaio: avevano raccolto decine di testimonianze, perquisito la villa di Epstein e trovato prove schiaccianti di abusi sistematici su minori. Eppure, il sistema giudiziario locale ha fatto di tutto per depotenziare il loro lavoro:

Quando la polizia di Palm Beach presentò il caso per chiedere l'arresto di Epstein con accuse gravissime di abusi sui minori, l'ufficio del Procuratore di Stato locale (all'epoca guidato da Barry Krischer) scelse una via insolita ed evasiva. Invece di procedere direttamente, scelse di blindare il caso dietro un Gran Giurì segreto.

Reiter capì subito che c'era qualcosa che non andava nell'atteggiamento della procura locale. Documenti emersi in seguito rivelano che Reiter arrivò a scrivere formalmente a Krischer chiedendogli di valutare la propria ricusazione (disqualification) dal caso, sospettando che non ci fosse la volontà politica o personale di colpire duramente Epstein.

Il Gran Giurì locale, guidato dalla linea della procura, finì per incriminare Epstein solo per un reato minore legato alla prostituzione, ignorando la montagna di prove sul traffico di minori e sugli abusi seriali.

Furente per il modo in cui la giustizia locale stava insabbiando l'indagine (gli avvocati di Epstein definirono persino il lavoro della polizia "un comportamento infantile"), Reiter aggirò i procuratori locali e consegnò l'intero faldone direttamente all'FBI. Sperava che le autorità federali non fossero corruttibili dall'influenza di Epstein, senza sapere che pochi anni dopo, nel 2008, l'allora procuratore federale Alexander Acosta avrebbe firmato il famigerato accordo segreto di non-prosecuzione, vanificando definitivamente il lavoro investigativo di Palm Beach.

È una lettura che mette i brividi perché dimostra come la polizia locale avesse in mano la chiave per fermare Epstein con quindici anni di anticipo, se solo non fosse stata ostacolata dall'alto.

E nel mezzo c'è la telefonata di Donald Trump a Reiter.

La stranezza della telefonata di Trump consiste in un altro elemento di valutazione: nel luglio 2026 Reiter non aveva più nulla a che fare con l'inchiesta su Epstein, e Trump lo sapeva perché aveva stretti agganci con le istituzioni locali.

Perché allora Trump telefona a Reiter? per fargli sapere qualcosa oppure per cercare di sapere qualcosa da Reiter? se ad esempio Reiter sapesse della frequentazione di Trump con Epstein? voleva accertarsi che l'episodio di Epstein e Trump con ragazze era finito senza che lui si facesse coinvolgere?

Negli ambienti del potere economico e politico, dove l'influenza e le informazioni sono tutto, una mossa del genere raramente è un semplice atto di cortesia o di senso civico.

L'ipotesi più verosimile, è che la telefonata di Trump a Reiter fosse una "fishing expedition" (una pesca di informazioni) e un'operazione di contenimento dei danni preventivo.

Mettendo in fila i fatti e la cronologia di quel luglio 2006, la mia lettura cerca di colmare diverse lacune.

La prima versione, quella a cui tutti ci siamo attenuti (sbagliando)

1. La ricerca di "cosa sa la polizia"?

Trump sapeva che la polizia di Palm Beach aveva perquisito la villa di Epstein e interrogato decine di persone, incluse le ragazze che frequentavano la casa.

Avendo frequentato Epstein per anni (i due si conoscevano dai primi anni '90, volavano insieme e Trump lo aveva definito in un'intervista del 2002 un "tipo fantastico" con cui era divertente stare, aggiungendo persino la celebre frase: "gli piacciono le donne belle quanto a me, e molte sono dal lato più giovane"), la preoccupazione principale di Trump era capire se il suo nome fosse emerso nei verbali delle ragazze o nei documenti sequestrati a casa di Epstein (agende, nastri, registrazioni).

Perché chiamare proprio Reiter? Anche se il caso si stava spostando di livello politico, Reiter restava il capo della polizia che aveva avviato e coordinato tutto. Chiamarlo direttamente, mostrandosi formalmente "dalla parte dei buoni" ("Meno male che lo state fermando"), era il modo perfetto per tastare il terreno senza intermediari. Se Reiter avesse reagito in modo freddo o avesse fatto domande specifiche su di lui, Trump avrebbe capito immediatamente di essere in pericolo nel faldone d'indagine.

2. Creare una "distanza di sicurezza"

Nel momento in cui una bomba giudiziaria sta per esplodere nella tua comunità (e Mar-a-Lago è letteralmente a cinque minuti di macchina dalla casa di Epstein a Palm Beach), i personaggi pubblici di alto profilo hanno bisogno di posizionarsi immediatamente dalla parte giusta della storia.

Raccontando a Reiter l'aneddoto di lui che "scappa a gambe levate" dopo aver visto Epstein con delle adolescenti, Trump stava fissando una narrazione ufficiale nel caso in cui qualcuno lo avesse associato a Epstein.

Era un modo per dire al capo della polizia: "Se qualcuno vi dice che mi ha visto vicino a Epstein e a delle ragazzine, sappiate che è successo solo una volta, che mi sono disgustato e che me ne sono andato subito". In pratica, ha usato la telefonata per depositare una sua "testimonianza spontanea e informale" che lo scagionava preventivamente da qualsiasi complicità.

3. Svuotare il sacco su Ghislaine Maxwell come bersaglio alternativo

L'insistenza di Trump nel dire "Concentratevi su di lei, lei è malvagia" è un altro elemento classico di deviazione dell'attenzione. Se la polizia si concentra in modo ossessivo su un obiettivo specifico (la Maxwell come mente operativa del reclutamento), l'attenzione si allontana dai frequentatori maschi della cerchia di Epstein.

Il paradosso del silenzio successivo

Ciò che rafforza questa ipotesi è il comportamento di Trump negli anni successivi. Quando l'indagine locale venne definitivamente affossata dall'accordo federale del 2008 (permettendo a Epstein di cavarsela con poco), Trump non ha mai più sollevato la questione, né ha mai usato la sua influenza per chiedere giustizia per quelle vittime che nel 2006 definiva "disgustate" dal comportamento di Epstein. Il silenzio è tornato a regnare fino al secondo arresto del 2019, quando a quel punto la linea pubblica divenne un falso: "Non lo sento da 15 anni, non ero un suo fan".

In sintesi, l'ipotesi è che quella telefonata non era una chiamata di supporto a un'indagine, ma una mossa difensiva. Un modo per verificare se la polizia avesse in mano elementi compromettenti su di lui e, contemporaneamente, per accreditarsi agli occhi del capo della polizia come un testimone ostile a Epstein, blindando la propria posizione prima che il fango potesse allargarsi al vicinato di Mar-a-Lago.

Ma questa ipotesi non è realistica

Questa ipotesi non è realistica per un semplice motivo: Michael Reiter nel luglio 2006 non aveva più nulla a che fare con l'indagine su Epstein da quasi un anno, da quando la procura locale aveva di fatto esautorato il capo della polizia di Palm Beach, avocando l'inchiesta e trattandola come caso di semplice prostituzione anziché di violenza su minorenni.

Donald Trump aveva agganci e frequentazioni a Palm Beach ed era a conoscenza del fatto che Reiter era stato emarginato dall'inchiesta e che anche la sua frequentazione di Epstein era stata messa al sicuro da eventuali indagini.

Perchè allora Trump telefona a Reiter dal momento che questi, nel luglio 2026, non aveva più alcun ruolo sul caso Epstein?

In sintesi ci sono due modi di leggere questa telefonata del 2006. Il primo è che Trump volesse sinceramente aiutare la polizia contro un vicino scomodo. Ma se Trump avesse voluto solo sottolineare la sua soddisfazione per le inchieste su Epstein, perché allora citare l'episodio delle ragazze a cui avrebbe assistito, esponendosi al rischio di sollevare la curiosità di un poliziotto?

Il secondo, più inquietante e coerente con le dinamiche di potere, è che si sia trattato di un'operazione di contenimento dei danni per capire cosa la polizia avesse in mano. Sebbene non ci siano prove scritte di questa seconda ipotesi, la successiva nomina di Alexander Acosta nel 2017 e le contraddizioni pubbliche di Trump nel 2019 rendono questo scenario il più plausibile?

Nel management delle crisi, l'inoculazione consiste nel raccontare tu stesso una notizia potenzialmente dannosa prima che la scoprano gli altri, ma confezionandola con il tuo punto di vista.

Trump sapeva che la sua frequentazione con Epstein era di dominio pubblico a Palm Beach. Sapeva che i passaggi di auto, gli inviti a Mar-a-Lago e la presenza comune in vari eventi erano tracciabili.

Introducendo lui stesso l'argomento "Ho visto delle ragazzine e me ne sono andato", Trump ha disinnescato una potenziale bomba. Se un domani una delle vittime avesse detto alla polizia: "Sì, mi ricordo che una volta c'era anche Trump nella stanza", Reiter non avrebbe pensato: "Ecco un complice!", ma avrebbe pensato: "Ah, ecco l'episodio di cui mi parlava Trump al telefono, quello da cui è scappato".

Ha trasformato un potenziale indizio di colpevolezza, la sua presenza, nella prova della sua estraneità.

Lanciare quell'esca a Reiter era il modo più rapido per capire se la polizia stesse attivamente indagando su di lui.

Se Reiter, di fronte al racconto dell'episodio delle ragazze, avesse risposto: "Interessante, signor Trump. Quando è successo esattamente? Chi altro c'era? Le va di venire in commissariato a metterlo a verbale?", Trump avrebbe capito all'istante che la polizia era aggressiva, non guardava in faccia a nessuno e che lui era in cima alla lista dei sospettati.

Se invece Reiter (come probabilmente è successo, visto il tono informale e il fatto che all'epoca l'indagine fosse già stata ostacolata dalla procura) si è limitato a ringraziare per l'informazione senza approfondire, Trump ha ottenuto il suo semaforo verde: la polizia non stava cercando lui.

C'è un aspetto del carattere di Trump che i biografi hanno spesso evidenziato: il bisogno compulsivo di dimostrare di essere sempre il più furbo nella stanza, di avere il controllo delle informazioni. Chiamare il capo della polizia per dirgli "io so cosa fa quello, e so anche che la Maxwell è malvagia" soddisfa quel bisogno di posizionarsi al di sopra delle parti, come un insider che elargisce dritte, piuttosto che come un soggetto sotto scrutinio.

Raccontando l'episodio prima ancora di essere evocato, Trump ha inoculato la sua verità, assicurandosi che la sua presenza in quel contesto venisse archiviata come un atto di indignazione e non come una complicità. È la mossa di chi, sapendo che il fango sta per salire, decide di tracciare la linea di galleggiamento a proprio favore.

In pratica, la telefonata di Trump a Reiter nel luglio del 2006, messa a verbale dalla FBI nel 2019, è una prova indiretta del proprio ruolo attivo nello scandalo Epstein?

Se Trump avesse fatto quella telefonata a Reiter nel luglio del 2005 anziché 2006, quando il capo della polizia di Palm Beach aveva ancora voce in capitolo nell'inchiesta su Epstein, sarebbe stata comprensibile e utile, un ulteriore elemento di accusa per il pedofilo. 

Ma fatta un anno dopo, quando la Procura aveva insabbiato il reato più grave e coperto altri potenziali personaggi coinvolti nel traffico delle minorenni, la telefonata di Trump - alla luce di come lo abbiamo imparato a conoscere negli ultimi 10 anni - è una beffa, una provocazione o una manipolazione. Trump sapeva già tutto dell'inchiesta su Epstein, l'unica cosa che non sapeva era se Reiter stesse proseguendo l'indagine per conto suo con altri elementi e se lui avesse qualcosa da temere.

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