Sceneggiate di Netanyahu e Trump prima dell'assalto a Iran?

Trump blocca l'accordo con Iran e insulta Netanyahu per fargli bloccare le bombe su Beirut ... tutto molto strano

Netanyahu Trump Libano

"... Donald, anche tu sei molto odiato"

in aggiornamento 

Trump non firma un accordo già fatto con Iran, Netanyahu invade il Libano e annuncia bombe su Beirut, Iran sospende i colloqui, Trump insulta pubblicamente Netanyahu per fargli bloccare le bombe su Beirut, Iran spara altri missili sugli arabi, USA sparano su Iran ma Trump parla di un accordo in settimana ... tutto molto strano

Le cronache della "breve guerra" tra USA e Iran - doveva durare 4 settimane e siamo al quarto mese senza che se ne intraveda la fine - continuano a muoversi come un pendolo frenetico tra l'annuncio di un accordo e quello di un attacco finale.

La scorsa settimana, quando mancavano poche ore e pochi dettagli per la firma di Trump a sugello del lavoro fatto dai suoi mediatori Witkoff e Kushner, è stato il biscazziere di Mar-a-Lago a mandare a monte tutto con la scusa che l'Iran doveva concedere di più di quello che erano gli accordi, smentendo indirettamente i suoi subalterni e provocando l'ennesima esplosione di TACO! TACO!.

Al punto che qualcuno, anzi molti, hanno iniziato a pensare che le trattative condotte dagli USA fossero solo un pretesto, un modo per prendere tempo e ingannare il regime di Tehran prima di sferrare l'attacco militare finale per rovesciarlo, prendere l'uranio e lo Stretto di Hormuz e dichiarare la completa vittoria finale dei due Geni della Guerra Trump e Netanyahu.

L'ipotesi della messainscena della telefonata tra Trump e Netanyahu si basa su solidi precedenti, ultimo dei quali i negoziati dello scorso febbraio che si conclusero con l'improvviso attacco del 28 in cui israeliani e americani fecero diventare martire l'ayatollah Ali Khamenei e buona parte dei vertici di regime.

In quell'occasione gli iraniani ne trassero la tar diva conclusione che la coppia Netanyahu Trump aveva fatto finta di negoziare, in modo da fargli allentare le precauzioni e i sistemi di sicurezza, per poi colpirli a tradimento.

Ora sembra che Ghalibaf Araghchi  e Pezeskyan, dopo l'eliminazione di Ali Larjiani avvenuta sempre con un sotterfugio all'ombra delle trattative, abbiano capito che quando Trump parla di accordo è meglio non fidarsi.

Anche Trump ha capito che gli iraniani non si fidano più di lui, sia quelli dell'opposizione che quelli del regime, e quindi deve innalzare il livello della messainscena e dei trucchi per fargli credere che negozia in buona fede.

E così si spiegano gli ultimi accadimenti: Trump che invita Teheran ad accettare clausole un pò più rigide per porre fine alla guerra e Netanyahu che nelle stesse ore oltrepassa il fiume Litani in Libano, si prende lo storico Castello di Beaufort simbolo delle precedenti invasioni e annuncia che bombarderà i quartieri di Beirut con lo stesso metodo di Gaza: preavviso di pochi minuti e poi pioggia di missili e bombe per radere al suolo tutto, soprattutto la popolazione civile inerme.

A questo punto scatta la "indignazione" di Trump, che viene resa nota attraverso i leak di "alti funzionari" come riferisce Axios.com

... Summarizing Trump's remarks to Netanyahu, the U.S. official said: "You're fucking crazy. You'd be in prison if it weren't for me. I'm saving your ass. Everybody hates you now. Everybody hates Israel because of this."

A second source briefed on the call said Trump was "pissed" and at one point yelled at Netanyahu: "What the fuck are you doing?"

The U.S. official said Trump knew Hezbollah had been shooting at Israel and that Israel needed to defend itself, but felt in recent days that Netanyahu was escalating in a disproportionate way.

Non c'è alcun dubbio che si tratta di veline filtrate dalla stessa Casa Bianca:

1) Donald Trump era davvero incavolato durante la telefonata a Netanyahu, perché ha un reale interesse a concludere la trattativa con l'Iran in modo da potersi attribuire l'onore di aver risolto la questione dell'uranio e dello Stretto di Hormuz

oppure,

2) Donald Trump non era affatto incavolato con il criminale israeliano, ma era all'oscuro della sua mossa di attaccare il Libano mentre erano in corso i negoziati con Tehran. Si sarebbe arrabbiato solo per non essere stato avvisato, non perché abbia davvero a cuore le sorti del Libano e della popolazione civile

oppure,

3) Trump ha fatto finta di essere incavolato con Netanyahu perché in realtà c'è un piano combinato tra i due per far uscire allo scoperto l'attuale vertice iraniano, facendogli credere nella buonafede negoziale degli americani e della autonoma cattiveria degli israeliani, per abbassare il livello delle precauzioni e poi colpirli all'improvviso.

Gli iraniani ricordano altre occasioni simili in cui sono stati presi in giro e questa volta diffidano. Tanto più è grande la diffidenza degli iraniani verso Trump tanto più grande deve apparire l'arrabbiatura dell'americano nei confronti del compare di Tel Aviv.

Per questo le frasi attribuite a Trump nella telefonata a Netanyahu sembrano "forti" e perentorie, "sei un fottuto pazzo", "ti ho salvato dalla galera" ecc ecc

Esattamente quello che l'opinione pubblica mondiale pensa di Netanyahu. Messe in bocca a Trump sembrano sconvolgenti.

Per rendere più credibile la narrazione della eventuale messinscena, i media israeliani riportano i cori di numerosi funzionari dell'esercito e dei servizi segreti che incitano il primo ministro a non ascoltare le richieste di Washington e di tirare dritto sia in Libano sia in Iran per rovesciare il regime una volta per tutte, approfittando della debolezza dei Pasdaran e della crisi economica causata dal blocco di Hormuz.

Sempre in quest'ottica, Trump ha diffuso il millesimo annuncio di un possibile "grande accordo" con l'Iran "entro la settimana prossima", nonostante quel cattivone di Netanyahu, perché sa molto bene che Tehran considera decisiva la sopravvivenza di Hezbollah in Libano ai fini della sua narrazione di vittoria.

... Queste sono le apparenze, che da molte settimane si ripropongono più o meno simili con più o meno intensità. Ma a tutto c'è un limite, al di là delle sceneggiate ad uso e consumo delle rispettive tifoserie.

Sconfitto militarmente, e non poteva essere altrimenti data la disparità di mezzi in campo, il regime di Tehran - feroce e ossessivo come pochi al mondo - ha dimostrato di avere una struttura del potere politico-decisionale in grado di sopravvivere ai colpi delle bombe, schierando altri personaggi al posto di quelli uccisi, in grado di replicare le tattiche impartite ed elaborate in decenni di preparazione.

Questo spiega perché il regime non è collassato, come invece credevano Trump e Netanyahu, e sia ancora in grado di dare direttive interne, reprimere il dissenso, minacciare i paesi vicini, difendere i proxi regionali come Hezbollah e Houthi (e altri gruppi in Iraq)

Il regime iraniano, piaccia o non piaccia, ha ancora una capacità di ragionare sui propri interessi e negoziare senza fretta i margini di un accordo, perché sa che la sua sopravvivenza coincide con la vittoria sui disegni di distruzione di Trump-Netanyahu.

La tattica di colpire e ricattare i paesi vicini, Arabia Saudita Emirati e Kuwait, si è dimostrata vincente per il regime islamico. Gli arabi sanno fare i conti meglio di altri e hanno concluso che gli conviene negoziare piuttosto che vedere crollare le proprie economie e reti logistiche, impianti petroliferi ma anche desalinizzazione per produrre acqua, ovvero la linfa vitale per far sopravvivere le megalopoli arabe.

Ma Trump non è affatto disposto a concedere una narrazione di vittoria a Tehran, perché suonerebbe come una sua sconfitta.

Nella guerra USA - Iran c'è posto per una vittoria di entrambi?

Se la risposta è Sì, allora bisogna credere che ci siano margini per un accordo in cui i reciproci interessi non appaiano negati, sul nucleare, sullo Stretto di Hormuz, sui risarcimenti e/o fine delle sanzioni. Nessuno in questo caso parla di "regime change".

Se la risposta è No, la vittoria di uno coincide con la sconfitta dell'altro, allora Trump non può permettersi di fare un accordo, perché la parola stessa nel gergo della politica interna e internazionale suonerebbe come una sconfitta: "Eri partito per liberare il popolo iraniano e cancellare dalla storia il regime degli ayatollah, e invece ti ci sei messo d'accordo?!", qualsi sia l'accordo, per Trump è una sconfitta date le dichiarazioni e le aspettative inziali.

Il solo modo per Trump di dichiararsi vittorioso, che è la cosa a cui tiene di più, è di arrivare con i marines a Tehran, rovesciare il regime, instaurare un governo amico e ubbidiente e piantare i suoi affari anche in Iran.

Per raggiungere questo obiettivo Trump deve dimostrare di aver cercato in tutti i modi di risolvere la situazione attraverso un accordo diplomatico sulle questioni principali, uranio militare e Hormuz, di averlo cercato in tutti i modi ma di non averlo trovato e quindi di essere stato costretto alla fine a riccorrere alle maniere forti, bombe e marines.

Pochi giorni fa l'accordo sembrava fatto, ma nello schema di Trump serviva alzare le asticelle per provocare una parziale rottura prima della successiva ripresa.

La mossa di Netanyahu in Libano si spiega in due modi: o il criminale israeliano, tenuto all'oscuro del disegno trumpiano, ha intravisto nel rinvio dell'accordo Iran-USA un'occasione per "finire il lavoro" in Libano prima che si chiudesse la finestra, per poi sentirsi la reprimenda di Trump timoroso che l'israeliano facesse saltare il suo piano, oppure è più probabile che "l'impazzimento" di Netanyahu facesse parte della messinscena, come anche i dolorosi insulti.

Del resto nei finti rapimenti il finto rapito si fa sparare ad una gamba per far sembrare vera la finzione.

In ogni caso non ci vorrà molto tempo per verificare questa ipotesi: Trump ha annunciato che entro una settimana avrebbe trovato l'accordo con l'Iran. Se così fosse, siamo tutti contenti, se invece ci sarà un altro ennesimo rinvio, la messainscena è certificata e il momento dell'invasione si avvicinerebbe ulteriormente.

Dall'altra parte il regime di Teheran sembra aver capito le precedenti lezioni ed ora appare più diffidente che mai su qualsiasi ipotesi di accordo ventilata da Trump.

Mojtaba Khamenei ha ottenuto un risultato clamoroso costringendo Trump a bloccare il bombardamento di Israele su Beirut, dimostrando che l'ombrello politico dell'Iran può ancora funzionare nonostante le decimazioni e l'azzeramento degli arsenali.

Anche per questo, se Trump accettasse di firmare un accordo nei prossimi giorni, l'Iran potrebbe reclamare con maggior forza la vittoria, cosa che Trump non può permettersi di concedere, anche per equilibri di politica interna dal momento che i repubblicani sono schierati per la soluzione di forza, "altrimenti era meglio non iniziarla questa guerra che ha portato il gallone a 5 dollari"