Ranucci, Lavitola e Labomba
Ma è proprio necessario scrivere qualcosa, esprimere un'opinione sul caso che vede protagonisti Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola ? Solo perché se ne occupano tutte le prime pagine dei media italiani (e anche qualcuno fuori dai patrii confini)? Non ne avrei tanta voglia, perché mi sembra un caso gonfiato per motivi che non interessano molto l'opinione pubblica ma piuttosto i salotti romani (soprattutto quelli della RAI).
Oppure è davvero una vicenda torbida ma importante, con risvolti che vanno ben oltre i personaggi coinvolti?
Dopo molte indecisioni ho deciso che il caso Report-Ranucci-Lavitola-LaBomba merita attenzione e di non essere trattato con sufficienza.
Me ne sono convinto dopo aver verificato che molti amici e conoscenti esprimono opinioni sofferte su questo caso, difendendo aprioristicamente Ranucci sulla base della stima consolidata della trasmissione Report e del suo conduttore.
Gioca anche il fatto che i media di destra e membri del governo Meloni sono ben contenti di attaccare Report e Ranucci e di rendergli pan per focaccia in vista delle prossime elezioni.
"Com'è possibile? ... No, non posso credere che Ranucci si sia messo in combriccola con Lavitola ... forse ci sarà stato qualcosa, come sempre accade per i giornalisti ... ma pensare che fosse d'accordo con il faccendiere Lavitola NO, proprio NO!"
Frase immancabile: abbiamo fiducia nella magistratura.
E sono proprio i magistrati che passo dopo passo stanno scoperchiando la verità della combutta Ranucci-Lavitola, ai danni della inconsapevole trasmissione Report.
I magistrati guidati da Franco Lo Voi stanno centellinando senza fretta gli elementi acquisiti dall'inchiesta.
Fin dalle prime fasi delle indagini sono risaliti alla manovalanza dei bombaroli avellinesi, ne hanno verificato i telefoni e i conti bancari, hanno capito che erano stati assoldati dal braccio destro di Lavitola Gomes Clesio Tavares, quindi hanno puntato gli occhi sul faccendiere, hanno scoperto che era un amico stretto di Sigfrido Ranucci e lo ospitava quasi ogni giorno nel suo ristorante Cefalù.
Grazie alle intercettazioni gli inquirenti hanno capito subito che la bomba era un artifizio propagandistico a favore di Ranucci, avevano appreso del progetto di Lavitola di convincere l'amico Sigfrido a scendere in politica, nel CentroSinistra o da solo, sulla base di un sondaggio elettorale appaltato non si sa a chi.
Più i magistrati centellinavano le informazioni, più si riscontrava la difficoltà di Lavitola a negare e di Ranucci a spiegare.
Alla fine Lavitola è stato arrestato (Gomes Clesio Tavares si era già dato alla fuga in Africa) è ha ammesso il suo ruolo nello strano attentato all'amico di Report. " ...avevo detto di sparare qualche proiettile sulla facciata della casa ... lo scopo era di far aumentare la scorta di Sigfrido, per il suo bene, perché molti vogliono fargli del male ..."
Mentre Lavitola rilascia le prime ammissioni / confessioni Ranucci tace.
Tace perché scosso dagli eventi che a sua insaputa si erano innescati dalle chiacchiere nel ristorante Cefalù?
Oppure tace perché sapeva già tutto e non riesce a trovare un modo per districarsi dalla ragnatela che lo avvinghia?
I fatti finora acquisiti ed esaminati senza pregiudizio fanno propendere per questa seconda ipotesi.
E qui finisce la cronaca giudiziaria e inizia quella socio-politica.
Perché è risaputo che Report è una icona del giornalismo di inchiesta, creata dalla Milena Gabanelli e data in consegna a Sigfrido Ranucci affinché la proteggesse dagli attacchi politici della destra prima di opposizione e poi di governo.
Report è diventato una sorta di Patrimonio del giornalismo di sinistra e chi conduce o lavora alla trasmissione ne è consapevole.
Ranucci sapeva molto bene qual'era il ruolo di Report e quale fosse il compito di gestire la trasmissione con assoluta professionalità per non dare adito alle accuse della destra e dei gruppi affaristici colpiti dalle inchieste di Report.
Ma Ranucci ha pensato di strafare, di non accettare di darsi limiti al proprio ruolo. Solleticato prima, convinto poi dall'amico Valterino e dal giro di frequentazioni che circolavano tra le vongole del Cefalù, Ranucci ha dimenticato o messo da parte i ferri del mestiere di giornalista d'inchiesta e si è messo a far politica, perché illuso che la politica avesse bisogno di lui.
... ma lo capisci che stai diventando una potenza mediatica - ripeteva ogni giorno Lavitola a Sigfrido - lo capisci che hai un patrimonio di credibilità da spendere?. Se non ci credi te lo dimostro con un sondaggio, come si fa in questi casi ... scegliamo assieme le domande e poi ti renderai conto che quello che dico è fondato.
Preparato il sondaggio, serviva il tocco finale, il colpo da maestro mediatico per lanciare l'amico Sigfrido nell'agone della politica vera ma dura. Per questo l'astuto Lavitola Qualunque ordina al suo maggiordomo Tavares di preparare una specie di attentato a Ranucci, una roba da far gridare tutti a difesa di Report e del suo conduttore, contro le mafie amiche della destra che invece tresca per far fuori il Sigfrido della Sinistra.
Ora immaginiamo cosa si siano detti Valter e Sigfrido nei giorni successivi alla bomba.
"Sigfrido, sei divento l'eroe della sinistra, il baluardo della verità giornalistica, ormai la tua carriera è spianata ... prepariamoci per le primarie del PD "
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Alessandro D’Amato, caposervizio di Open, il giornale online di Enrico Mentana, ha raccontato al Corriere della Sera, dopo averne scritto per Open, la sua personale conoscenza di Valter Lavitola e dei suoi progetti politici su Ranucci.
... Quando poi è venuto fuori il collegamento dell’inchiesta con Lavitola, sei tornato da lui. Che cosa gli hai detto?
«Sono andato da Lavitola prima che il suo nome fosse collegato alla vicenda. Gli chiesi ancora: “Valterino, sai qualcosa di tutta questa storia dell’attentato?”. Lui rispose: No, figurati. Ma abbassò gli occhi: e questa sua reazione mi sembrò strana».
Nel frattempo, però, continuavano a emergere altre cose: la scorta, il sondaggio sulla sua popolarità, l’ipotesi di una candidatura. Lavitola ti ha mai detto che Ranucci volesse davvero entrare in politica?
«Lavitola me lo chiese: “Che ne pensi”? Per me Ranucci in politica non esiste proprio. Questa cosa l’ho detta a Lavitola. Gli ho proprio detto che secondo me Ranucci non sarebbe mai entrato in politica. Non solo perché non credo che lo volesse, ma anche perché penso cher non sia realistico, e ancor di più entrare in politica con lui come consigliere. Valterino, gli dissi, ma dai! Ma lui mi rispose: “Eh, poi vedremo”. Mi disse: “Vedrai, poi ci riparleremo e ci diremo queste cose”».
E allora perché, secondo te, Ranucci continuava ad ascoltarlo e a mantenere questo rapporto se lui stesso non riteneva realizzabile il progetto?
«Io credo che Lavitola gli abbia solleticato l’ego. Penso che Ranucci magari gli rispondesse: “Sì, vabbè, ma dai, non scherzare”. Però intanto lo ascoltava. Secondo me Lavitola con questo progetto gli ha proprio solleticato l’ego».
La trappola dell'Intelligenza Artificiale
Chi utilizza i modelli di Intelligenza Artificiale usando un pò di intelligenza propria si è accorto come le chat-IA tendono ad assecondare e in alcuni casi a confermare e adulare le premesse del proprio interlocutore, soprattutto quando si tratta di individuare scenari o costruire sviluppi di cronache vere.
Sui motivi che spingono i modelli IA a un tale comportamento si potrebbero aprire lunghi dibattiti, ma non è questo il luogo adatto.
In genere, essendomi accorto di questo rischio, preferisco interpellare almeno due o tre modelli prima di arrivare ad una soluzione. Non è un'impresa difficile perché le opzioni a disposizione, anche senza costi, sono numerose e basta farci un pò di pratica.
Se Ranucci avesse avuto la cautela di ascoltare anche qualche altra campana oltre quella di Lavitola avrebbe mitigato il rischio di una consulenza interessata e adulatrice.
Se poi avesse confidato i suoi progetti, certezze o dubbi ad un paio di modelli di IA avrebbe sicuramente avuto consigli migliori da cui attingere.
Ranucci invece si è fidato / affidato all'intelligenza adulatrice di Lavitola e ne sta pagando gravi conseguenze umane e professionali.
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L'avvocato Sergio Cola, legale di Valter Lavitola, dopo l'arresto del suo assistito fa trapelare: "È intuibile che dopo l'attentato Ranucci avesse capito chi fosse il mandante".
D'altra parte se un giornalista d'inchiesta non riesce ad intuire chi sia il mandante dell'attentato alla sua abitazione che razza di giornalista è,
e cosa pensava quando Lavitola lo lusingava davanti ad un piatto di spaghetti alle vongole?
I commentatori più onesti e distaccati indicano in un eccesso di protagonismo l'inizio dei guai di Sigfrido Ranucci con Valter Lavitola, il quale non è una cima di intelligenza ma è bravissimo - per chi lo conosce - ad adulare e manipolare relazioni d'affari, progetti, millanterie.
L'adulazione di Valter ha incontrato l'egocentrismo di Sigfrido e ha generato il finto scoop.
Ma perché la sinistra è succube di questa vicenda? perché non riesce ad dire nulla di più interessante di "abbiamo fiducia nella magistratura"?
Perché non riesce a separare il destino della trasmissione Report da quello personale di Ranucci?
I media di destra ci sguazzano, del resto è naturale che lo facciano, e sfruttano l'onda per arrivare ancora più lontano, ipotizzando complotti internazionali, con il sempiterno Soros in testa alle classifiche.
Così come la bomba contro Ranucci era l'azzardo di complottisti da trattoria, il tentativo di vedere dietro a Report la longa manus del wokismo internazionale è un'altra paranoia della politica.
Il presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone attiva l’azione ispettiva del Parlamento: - Quanto apparso su il Giornale rispetto al possibile coinvolgimento di società straniere riconducibili al finanziere Soros e ad ambienti finanziari Dem che avrebbero commissionato sondaggi e interferito attraverso Lavitola e Ranucci merita un approfondimento. Per questa ragione presenterò un atto di sindacato ispettivo -.
Ma per favore Mollicone, vai sotto l'ombrellone, e goditi il refrigerio dell'Intelligenza Artificiale.
Accontentiamoci di storie di basso profilo, che siano su Delmastro o Lavitola o Ranucci, che non riescono a suscitare interesse oltre i recinti della politica di professione, neppure da parte degli affamatissimi Bot Scraper di IA.
A questo punto mi sembra del tutto evidente che chi rischia di più in questa tragicomica è la trasmissione Report, strattonata e contesa e messa a rischio da tutte le parti, non solo dai Ranucci Lavitola e La Russa.
Ma a chi interessa davvero?