L'indice di approvazione di Trump sotto il 40%
I numeri e le statistiche sono importanti, ma raccontano solo una parte della realtà.
I sondaggi in America vedono l'indice di approvazione dell'operato di Trump stabilmente al di sotto della soglia del 40%, un numero che fa da spartiaccue tra una silenziosa opinione mediocre - sopra 40 - e un'ondata di malcontento rumoroso - sotto 40.
Trump è sceso sotto il 40% di approvazione, solo il 39,5% approva quello che sta facendo, tutti gli altri lo criticano, lo insultano, lo maledicono o lo deridono.
Non basterebbe un'intera Enciclopedia Britannica per enumerare le cause e gli episodi di questa disfatta in appena due anni di presidenza.
Attenendosi al recentissimo passato gridano vendetta e rabbia le parole sull'Iran, dopo 7 mesi di guerra, pronunciate nell'orrendo soliloquio di fronte alla'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York.
Il presidente americano ha detto di trovarsi davanti «a una grossa decisione»:
«Faremo un accordo con l’Iran che permette loro di ricostruire e creare un paese ancora più grande di prima, forse uno dei più grandi del Medio Oriente e dl mondo?
Oppure annienterò la Repubblica islamica e lo farò rapidamente, per non dare loro alcuna possibilità di uccidere e distruggere di nuovo popoli e paesi?
Li trascinerò all'inferno, senza possibilità di sopravvivenza e senza speranza di grandezza futura per generazioni?».
Alla fine, Trump ha risposto così alla sua stessa domanda: «Credo che faremo un accordo poco dopo le elezioni, perché non ha senso per loro non farlo. Vogliono vedere come vado nelle elezioni di midterm. Ma quello che non capiscono è che io non sono in corsa, io ho già vinto a larga maggioranza, una maggioranza gigantesca e sarò qui per altri due anni e mezzo. Sto aiutando il partito repubblicano ma non sto correndo io [bugia colossale, ndr]».
Milioni di iraniani che all'inizio del 2026 avevano creduto che Trump li avrebbe aiutati a liberarsi della tirannia degli ayatollah oggi imprecano contro il biscazziere americano per averli traditi, mandando al massacro decine di migliaia di giovani inermi. Dopo 7 mesi di guerra, con il regime di Khamenei ancora in piedi e rafforzato e i laboratori nucleari ancora funzionanti, il biscazziere si presenta all'Assemblea Generale dell'ONU e lancia l'ennesima minaccia roboante a cui nessuno crede. Anche in questo caso, sotto i banchi dei diplomatici, volano gli insulti al presidente americano che ha trascinato il mondo nella crisi energetica più grave della storia mondiale.
E sempre dal palcoscenico dell'assemblea ONU Trump pronuncia parole umilianti contro il popolo cubano, stretto in un assedio immotivato e crudele, che lascia in piedi il regime corrotto a L'Avana e cancella invece le speranze della popolazione. In un format paradossalmente simile a quello di Caracas.
E non contento di aver offeso a destra e a manca, Trump dileggia i giornalisti dei media più importanti d'America, colpevoli di aver raccontato la verità ai loro lettori e di non aver assecondato le fandonie presidenziali. Si potrebbe proseguire nel lungo elenco, ma fermiamoci un attimo a riflettere.
Dalle macerie umane di Gaza, dalle trincee del Donbass ucraino, dalla farsa di Caracas, dagli incubi degli immigrati di Minneapolis, dai patiboli di Teheran, per tutti l'America di Trump è fonte di rabbia, disillusione, umiliazione, impotenza.
Anche gli americani si sentono traditi da Trump :
la lotta all'immigrazione clandestina si è trasformata in una dimostrazione di disumanità, incivile e spesso criminale
l'inflazione ha superato ogni previsione, il prezzo della benzina ha superato i cinque dollari a gallone, quando la soglia psicologica del disagio era di 4 dollari
i tassi di interesse sono schizzati ai livelli pre-crisi 2007, aumenta il costo dei mutui e del debito pubblico, arrivato nella stratosfera dei 40 trilioni di dollari
l'Intelligenza Artificiale minaccia i posti di lavoro, la sicurezza ambientale, i costi energetici, la sicurezza umana, ma Trump è ottimista e si autoproclama super-intelligente
Trump è diventato sinonimo di corruzione e avidità (e menzogne)
L'inizio di una nuova fase del caos trumpiano
C'è ben poco da divertirsi o consolarsi sul fatto che Trump sia considerato da tutti il peggior presidente nella storia degli Stati Uniti d'America.
C'è poco da consolarsi e molto da preoccuparsi, perché dietro le follie di Trump avanza un progetto minaccioso cinico e famelico come mai prima d'ora si era visto.
Le Tecno-Oligarchie che hanno spinto il carro di Trump all'inizio del suo secondo mandato ora sono pronte a scaricarlo perché hanno raggiunto gran parte degli obiettivi di potere che si erano prefissati e possono fare a meno di farsi rappresentare dal biscazziere squilibrato della Casa Bianca. Ora sono pronte a giocare la partita con altri soggetti e scenari.
Le elezioni di midterm non saranno decisive nè per Trump nè tantomeno per le tecno-oligarchie, ma serviranno a sancire l'inizio di una nuova fase del caos trumpiano.
"Potete non credermi, potete criticarmi, insultarmi, deridermi ma non servirà a nulla, perchè io sono la super intelligenza, voi siete solo delle miserabili fake news.
Parola di Donald Trump, il Presidente più insultato e deriso della storia degli Stati Uniti d'America".
Ora Trump rigetta l'idea che le elezioni di Midterm possano essere un referendum sul suo operato, ma dieci giorni fa a Dallas in Texas aveva dichiarato l'opposto, invitando gli americani a votare come se sulla scheda elettorale ci fosse il suo nome. TACO è il nomignolo con cui molti sostenitori del MAGA avevano cercato di stemperare nell'autoironia i voltafaccia di Trump, ma anche questo ormai appare superato dalla tragedia mentale di cui è artefice.
Questa mattina il sito axios.com le cui opinioni sono solitamente moderate, caute, documentate e autorevoli, scrive : Il Partito Repubblicano rompe con l'impopolare Trump ( a firma di Stef W. Knight) :
I repubblicani al Congresso si stanno sempre più discostando da un presidente impopolare su questioni di politica estera e di economia, nel tentativo di impedire che le loro maggioranze sfuggano loro.
Ma ormai è troppo tardi, e l'unica incognita è rappresentata dalle dimensioni della sconfitta del "partito di Trump": sarà una valanga o un semplice smottamento?
I tecno-oligarchi da Elon Musk a Peter Thiel, da Jeff Bezos a Mark Zuckenberg, e i leader della AI Dario Amodei e Sam Altman, sono pronti a scaricarlo e a proseguire la corsa dei tecno-Poteri Forti cercando un altro volto, meno compromesso, deriso e bersagliato di quello di Donald Trump.