Denise Ho 何韻詩 censurata in Cina anche da Apple

Denise Ho , star del Cantonese pop music - Cantopop - di Hong Kong , è "scomparsa" dalle piattaforme streaming cinesi e in particolare da iTunes di Apple.
Il motivo della cancellazione di Denis Ho - in arte HOCC - è ovviamente politico ed è una delle prime rappresaglie del regime di Xi Jinping dopo la recente sconfitta elettorale in Hong Kong.
Denise Ho infatti è uno dei simboli artistici della "rivoluzione degli ombrelli" e di #OccupyCentral del 2014, quando venne anche arrestata, oltre ad essere un'attivista del movimento per i diritti LGBT. [Prosegue]

Nasce Demosistō - 香港眾志)

Joshua Wong, il ventenne che ha sfidato la Cina dando vita insieme ad altri al movimento Occupy Central, fonda il partito  Demosistō che chiederà l'autodeterminazione per Hong Kong. "Questa è la nostra proposta politica più importante", ha detto alla CNN. "Se noi non combattiamo per l'autodeterminazione, il Partito comunista cinese determinerà il nostro futuro."  Il primo obiettivo del nuovo partito politico sarà quello di allargare il consenso oltre gli studenti e i giovani e partecipare alle elezioni amministrative a fine 2016, elezioni controllate dal partito comunista secondo i criteri di "un paese, due sistemi", in cui a Hong Kong è concessa una parziale autonomia dalla Cina. "Il tempo è dalla nostra parte", ha detto Wong. La scelta di "Demosistō" come nome del partito ha creato confusione e attirato un certo numero di critiche. In un post su Facebook, i fondatori spiegano che il nome deriva da "demo", la radice greca di "democrazia" e dal latino "Sisto", "stare in piedi "." Demosistō, perseverante.  In Cina il regime pochi giorni fa ha condannato al carcere quattro simpatizzanti del movimento nato a Hong Kong nel 2014, con l'accusa di aver "incitato alla sovversione contro i poteri dello stato".  

Pechino sconfitta minaccia Hong Kong

  Un'incredibile sconfitta per il regime cinese: respinta dal Consiglio Legislativo di Hong Kong la "riforma" del sistema di voto per il governo della città imposta da Pechino lo scorso anno e che scatenò la protesta di OccupyCentral  e la "rivoluzione degli Ombrelli". Le elezioni, secondo le intenzioni cinesi, dovrebbero svolgersi tra solo tre candidati scelti dal partito comunista stesso, mentre i movimenti democratici e studenteschi chiedono un "vero suffragio universale", dove i candidati sono scelti dai partiti, al posto della farsa governativa. Il voto del Consiglio, che doveva formalmente approvare la "riforma", era dato per scontato perchè la maggioranza è composta da membri graditi al regime. Ma un impeto di coscienza, probabilmente frutto della profonda mobilitazione culturale e sociale seguita alle proteste, ha fatto si che dopo 9 ore di discussione  37 consiglieri hanno abbandonato l'aula al momento del voto, che si è concluso con 8 voti a favore della "riforma" pro-Pechino e 28 contrari. Si è creata una situazione mai vista finora in Cina: un organismo istituzionale interno al regime che si rifiuta di avallare un  progetto imposto dal regime stesso. Le prime reazioni del Governo Cinese sono contraddittorie ed allarmanti. Il Global Times, organo del Partito e vicino alle forze armate, ha lanciato oscure "previsioni" sul futuro di Hong Kong. Successivamente l'agenzia Xinhua ha modificato il tono, affermando che il voto di Hong Kong avrà come conseguenza il congelamento del processo che avrebbe dovuto portare alle elezioni nel 2017. Entrambi gli atteggiamenti sono la spia di una difficoltà notevole da parte di Xi Jinping, che avrà da fronteggiare anche i settori interni che criticano le  timidissime"aperture riformiste" dell'attuale governo: "volevate dare la mano e quelli vogliono prendersi il braccio". Lo schiaffo di Hong Kong a Pechino avrà conseguenze notevoli ed imprevedibili. 

Casino' Cina, tutti esperti di BORSA

  I mercati azionari cinesi - Hong Kong, Shanghai, Shenzhen - hanno raddoppiato le quotazione in 10 mesi. Ogni settimana in Cina si aprono circa 6 milioni di conti per fare trading, e circa il 75% di questi nuovi "Traders" non ha un livello di istruzione sufficiente a comprendere cosa sta facendo. La febbre della ricchezza facile ha contagiato anche i minorenni. Non è necessario avere i soldi per speculare in borsa, grazie al meccanismo della "marginazione", il denaro viene preso in prestito dalle banche o dai brokers e il gioco e' fatto, perché a fine giornata il rialzo dei titoli consente di restituire il prestito e guadagnare la differenza, perchè qualcuno disposto a comprare a prezzi crescenti lo si trova di sicuro. Ma oggi le autorità cinesi, China Securities Regulatory Commission, consapevoli o meno di quanta benzina aggiungono al fuoco, hanno deciso di consentire le "vendite allo scoperto" (short selling), un meccanismo che permette di vendere le azioni senza averle prima acquistate. Lo short selling fa guadagnare quando (se) il valore del titolo azionario scende di prezzo. L'annuncio dato dalle autorità di mercato cinesi ha creato lo scompiglio sui mercati finanziari mondiali, fino ad ora ben felici di vedere la bolla speculativa cinese gonfiarsi a dismisura. La paura è che il gioco al rialzo possa incepparsi e provocare una valanga di vendite di realizzo, accentuata dalla spinta speculativa di chi venderà allo scoperto per guadagnare dal ribasso. Il governo centrale dovrà sicuramente intervenire per correggere la rotta, ma potrebbe non essere sufficiente.  Un calo incontrollato delle Borse cinesi sarebbe un cataclisma sociale di notevole portata, proprio a causa della euforica diffusione della febbre speculativa negli strati sociali medio bassi. Credersi ricchi e ritrovarsi poveri, come al Casinò. Le responsabilità maggiori delle decisioni di politica economica sono di Li Keqiang, il quale dopo aver cercato circa un anno fa di favorire il rialzo della borsa anche con "incentivi" più o meno ortodossi, si è trovato di fronte al dilemma : lasciar andare la febbre rialzista oltre ogni plausibile livello e aspettare il tonfo, oppure intervenire prima che sia troppo tardi, correndo un rischio calcolato. A questa seconda ipotesi sembra appartenere l'intervento di oggi, ma le prime reazioni non sembrano avvalorarne il successo.    

Perché Pechino cerca lo scontro con gli studenti di Hong Kong

Lo sgombero violento del presidio di Mong Kok segna una tappa importante nel modo in cui Pechino ha scelto di "gestire" la protesta degli studenti e dei democratici di Hong Kong. La strategia dello sfiancamento e dell'isolamento non ha funzionato, a distanza di due mesi dall'inizio delle manifestazioni e occupazioni del centro di Hong Kong. Ogni giorno che passa con le immagini delle vie della metropoli occupate da pittoreschi ombrelli e tende, rappresenta una spina fastidiosa per il regime cinese e per le sue abitudini di "ordine pubblico". La protesta di Hong Kong è un canale di propagazione di comportamenti e idee sovversive che il regime non può tollerare più a lungo. L'esempio della protesta rischia di essere contagioso. A Pechino in questi giorni migliaia di cittadini hanno iniziato a protestare in forme estemporanee contro il taglio dei sussidi al trasporto pubblico con il conseguente aumento del prezzo del biglietto della metropolitana. Se in Cina la gente si abitua a protestare, potrebbe trovare decine di motivi per farlo ogni giorno e con sempre più convinzione.  L'epidemia contagiosa di Hong Kong va fermata ad ogni costo.    

Hong Kong, gli studenti non arretrano

Terza settimana di mobilitazione degli studenti ed oppositori ad Hong Kong. Il regime sta provando tutte le mosse possibili per sgombrare le strade e reprimere le proteste: finte maggioranze silenziose, squadre di mafiosi, poliziotti picchiatori, aperture al dialogo condizionato, arresti a decine e sgomberi intimidatori. I giovani sono stanchi ed incerti, ma la solidarietà attorno a loro cresce in tutto il mondo e anche nella mainland da Pechino a Shangai, nonostante la censura più rigida che mai. Ho realizzato un piccolo video per dare volti e suoni ai giovani di Hong Kong. Lo chiamerei SING ANOTHER SONG, BOYS dalla canzone di Leonard Cohen che accompagna una parte delle immagini. Fatelo circolare, come piccolo contributo di solidarietà alla speranza di libertà ad Hong Kong. http://www.youtube.com/watch?v=Cs07tH3Q6do&feature=youtu.be