Il voto in Brasile e Serbia rovina i piani di Trump e Putin

In Brasile rivince il vecchio Lula, in Serbia vincono i giovani studenti. In entrambi i casi il voto sconfigge la destra e rovina i piani di Trump e Putin


scritto da i_fan >> 26 ott 2026
Gli Studenti hanno vinto in Serbia, cacciato il filorusso Vucic

Gli Studenti vincono in Serbia

Uno-Due. Dopo la domenica elettorale del 25 ottobre 2026 il mondo si sveglia un pò diverso, frastornato, sbalordito dal risultato del voto popolare in due paesi diversi e distanti come il Brasile e la Serbia.

In Brasile il ballottaggio tra il presidente uscente Lula, 81 anni di storia sulle spalle, e il figlio di Bolsonaro appoggiato da Trump, Musk, Netanyahu e la destra internazionale, era una corsa ad handicap per l'anziano ex operaio. Eppure si è trasformata in una prova di democrazia e partecipazione, con una grande affluenza di popolo e una vittoria chiara anche se di misura.

Trump e Bolsonaro hanno già annunciato che chiederanno di invalidare il voto, perché la Corte Suprema ha concesso un prolungamento del voto di due ore in più per consentire a decine di migliaia di persone di partecipare al voto, ostacolate da numerose circostanze, dal maltempo alla carenza di mezzi pubblici per recarsi alle urne.

Trump è il vero sconfitto dal voto del Brasile, perché aveva appoggiato con denaro e dichiarazioni alla vittoria di Bolsonaro, che gli avrebbe consegnato il più grande paese del Sud America completando lo scacchiere delle altre conquiste coloniali, dal Venezuela all'Argentina.

L'impero americano è stato respinto dall'elezione di Lula, che di certo non è un sovversivo antimperialista ma non sarà il maggiordomo di Trump nella spartizione dell'emisfero Occidentale.

Il voto del Brasile priva Donald Trump di un prezioso e ambito trofeo prima del probabile vertice con Putin e Xi Jinping che secondo le mire imperialiste dei tre personaggi dovrebbe disegnare la nuova geografia politica del mondo.

Trump non può rivendicare il controllo del Brasile e questo diminuisce il suo peso al tavolo della spartizione.

A quel tavolo anche il criminale di guerra Vladimir Putin si dovrà sedere senza una delle pedine più importanti che la Russia aveva messo in campo da oltre un decennio nel cuore dell'Europa: la Serbia non parla più il russo di Vucic dopo la straordinaria vittoria elettorale del Partito degli Studenti, una lista nata due anni fa dopo le proteste contro il crollo di una pensilina ferroviaria che aveva provocato una strage di civili. Le proteste misero a nudo la corruzione del regime di Vucic con le imprese cinesi e russe, smascherando il nazionalismo serbo del regime che era sopravvissuto al tribunale della storia.

La morte del criminale serbo Mladic, il macellaio di Srebrenica, a cui Vucic aveva concesso un funerale con l'onore militare, ha messo a nudo la distanza abissale tra la Serbia filorussa e l'Europa dei giovani.

Il voto di domenica e la vittoria degli Studenti (ovvero del popolo intero) ha rimesso la Serbia sui binari della dignità, allontanandola dalla stazione di Putin. Il quale aveva già perso Orban in Ungheria e registra quindi un'altra sconfitta sul fronte europeo, anche se punta grosso con le presidenziali francesi del prossimo anno e la conquista della Germania con l'AfD.

Anche Putin sarà più debole al tavolo della spartizione.

L'Europa, se non fosse cieca, sorda e muta, dovrebbe imparare qualcosa dal voto di domenica.

Dovrebbe capire che gli studenti, se non vengono rimbecilliti dal paternalismo burocratico e dall'indifferenza delle istituzioni, sono una risorsa di speranza e di intelligenza e possono raggiungere obiettivi incredibili e utili a tutti.

Mentre in Italia e in Francia vengono minacciati di carcere e repressione, i giovani studenti serbi hanno dato una concreta lezione di storia. Dubito che Giorgia Meloni ed Emaniele Macron siano in grado di impararla.