La resa incondizionata (e ridicola) di Trump
"Firmeremo molto presto l'accordo" con l'Iran, "forse nel fine settimana in Europa. Io non ci sarò, ci sarà il vicepresidente Vance". Lo ha detto Donald Trump nello Studio Ovale. In questa frase c'è l'ammissione della sconfitta: l'accordo con l'Iran si fa, sarà firmato nella odiata Europa e a firmarlo sarà JD Vance e non Trump, che non ha nemmeno il coraggio di mettere la sua firma sulla sconfitta.
"Data l'accettazione da parte degli Stati Uniti del testo proposto dall'Iran, le probabilità che questo testo venga approvato dai più alti organi del regime sono elevate". Lo scrive, citata da Al-Jazeera, l'agenzia di stampa iraniana Fars riportando fonti del suo Paese.
Al-Arabiya ha riportato il memorandum d'intesa tra gli Stati Uniti e la Repubblica islamica, secondo il quale i negoziatori lavoreranno entro 60 giorni per raggiungere un accordo politico permanente.
L'organo di stampa ha aggiunto che, in base all'intesa tra gli Stati Uniti e la Repubblica islamica, la libertà di navigazione sarà ripristinata e le disposizioni in materia di sicurezza marittima saranno attuate in coordinamento con i partner regionali.
Al Arabiya ha riferito che i colloqui sul nucleare includeranno meccanismi di verifica, procedure di ispezione e future restrizioni, e che i colloqui sul Libano e sulla sicurezza regionale proseguiranno anche dopo la firma dell'accordo. Sarà inoltre facilitato l'accesso ai beni iraniani congelati, sulla base dell'intesa tra Teheran e Washington.
Mojtaba Khamenei e i Pasdaran cantano vittoria, grazie alla idiozia di Trump.
FIFA 2026, i missili di Trump fanno flop
Trump, "I Love inflation"
Trump annuncia l'invasione in Iran e chiede altri 350 miliardi
Donald Trump ha annunciato l'invasione dell'isola di Kharg e di altri siti in Iran per "fare come in Venezuela", mentre continua l'escalation di missili e bombe. Per questo Trump ha chiesto altri 350 miliardi di spesa militare e dice : "I Love inflation"
Quello che Trump dice al mattino viene smentito nel primo pomeriggio.
Una clamorosa marcia indietro stile TACO, forse la più clamorosa tra le decine di capriole fatte in 18 mesi, mette fine per qualche giorno alla recrudescenza della guerra di Trump (e Netanyahu) all'Iran dei Pasdaran.
Cosa è successo di così clamoroso da costringere Trump alla più ridicola smentita di se stesso?
E' successo che l'inflazione registrata negli USA nel mese di maggio dai prezzi alla produzione (quelli che poi vengono scaricati ai consumatori con un'ulteriore dose di aumenti), secondo le statistiche ufficiali è salita di oltre un punto percentuale in un solo mese. Significa che tra qualche mese l'indice dei prezzi al consumo potrebbe superare il 6-7%, e già adesso è oltre il 4%, un valore che neanche "Sleep Joe" Biden ha mai visto e ora "Sleep Donald" Trump riesce a superare agilmente alla vigilia dei festeggiamenti del 250° 4 luglio.
Una sciagura totale per Trump, ovvero la certificazione della sconfitta garantita alle elezioni di novembre, se non riesce a far calare drasticamente e immediatamente l'indice dei prezzi e a scongiurare la temutissima crisi energetica durante il periodo estivo.
E ad accrescere il senso del ridicolo e della sconfitta ci ha pensato lo stesso Trump che ai giornalisti che gli chiedevano conto della necessità di un accordo anziché di minacce militari per scongiurare l'inflazione galoppante aveva risposto "I Love Inflation".
Si trattava ovviamente di spavalderia bugiarda, perché il 99% degli americani non ama l'inflazione, per ovvi e diversi motivi, e l'establishment repubblicano è consapevole che andare alle elezioni di midterm con un'inflazione sopra il 4% significa andare a sconfitta sicura.
Quindi il prezzo del petrolio deve scendere, sia in America che nel resto del mondo da cui provengono i prodotti che l'America importa, e la verità è che anche Trump è terrorizzato dall'aumento dell'inflazione.
Per sperare di far scendere il prezzo del petrolio Trump deve far riaprire subito e senza condizionamenti lo Stretto di Hormuz e chiudere definitivamente, anche con una ammissione di sconfitta, la inutile guerra voluta da Netanyahu per rovesciare il regime di Tehran.
Questo è quello che i consiglieri di Trump gli hanno detto nelle ore tra il mattino e il pomeriggio del 11 giugno 2026, e al biscazziere di Mar a Lago non è rimasta altra scelta che rinnegare le precedenti affermazioni e dichiarare di fatto la fine degli attacchi all'Iran.
Ma il regime islamico ha imparato la lezione - non è necessario avere l'Intelligenza Artificiale - e di fronte all'annuncio di un accordo imminente fatto da Trump, i Pasdaran hanno mantenuto un furbesco silenzio, smentendo l'ottimismo americano.
Perché a Mojtaba Khamenei conviene mantenere Trump sulle spine, avendo conoscenza degli stessi dati economici in possesso della Casa Bianca. La riapertura immediata di Hormuz e la fine della guerra sono priorità americane, e se gli USA vogliono davvero far calare il prezzo del petrolio e risolvere la crisi degli approvvigionamenti energetici mondiali devono pagare il prezzo fissato da Tehran, altrimenti non se ne fa nulla e a perderci è soprattutto Trump.
Questa è la conferma di una verità evidente già da diverso tempo, ma che sia Trump che Netanyahu hanno sempre cercato di mascherare. La guerra in Medio Oriente, dal Iran al Libano, è per gli americani un fallimento su tutti i fronti.
Sul piano diplomatico ed economico, ma anche sul piano militare perché si sta dimostrando che gli eserciti più potenti, tecnologici e spregiudicati non riescono a sconfiggere una banda di fanatici religiosi se questa è inserita e radicata in un contesto particolare come quello del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz.
Trump era stato avvisato dei rischi a cui andava incontro ma non ha voluto ascoltare. Ora è costretto a coprirsi di ridicolo e a subire ingiurie e sberleffi da tutto il mondo.