Youssef Siher italiano filopalestinese non sarebbe la mente del Movimento 17 ottobre
Se Youssef Siher non è la mente del 17 ottobre - o quantomeno le prove raccolte per sostenere l'accusa sono per ora insufficienti - ma solo un cittadino che esprime in maniera estrema le proprie pur discutibili opinioni allora bisogna estendere il reato di opinione, magari riportandolo ai tempi del Codice Rocco, è la conclusione a cui arriva Giorgia Meloni (e il suo governo) dopo la scarcerazione disposta dalla Gip di Milano Tiziana Landoni dell'attivista filopalestinese accusato di aver organizzato le proteste del movimento 17 ottobre e di aver istigato alla violenza e addirittura al terrorismo.
Il video della Meloni è un capolavoro di comunicazione demagogica e manipolatrice, per i contenuti, la mimica, l'uso di luoghi comuni e parole del repertorio classico della destra contro lo Stato di Diritto. Sette mesi dopo la sconfitta nel Referendum sulla Giustizia Giorgia Meloni ci riprova perché la cultura autoritaria e demagogica piace a gran parte dell'opinione pubblica e mancano solo sei mesi alle elezioni politiche.
Meloni attacca la giudice Tiziana Landoni sul caso Siher
Meloni attacca la giudice Tiziana Landoni sul caso Siher
Prendendo a pretesto la scarcerazione di Youssef Siher, Giorgia Meloni rilancia gli attacchi demagogici alla magistratura, a pochi mesi dalle elezioni
Giorgia Meloni attacca la Gip di Milano Tiziana Landoni senza aver letto le motivazioni, senza citare alcun fatto concreto. Giorgia Meloni dà per scontato che Youssef è l'istigatore materiale degli sfasciavetrine di Milano e il fondatore del Movimento 17 ottobre.
Dà per scontato che le proteste giovanili debbano avere un capo, un ideologo, una mente che sobilla e incita al terrorismo, e dà per scontato che l'identikit coincida con Youssef Siher.
Giorgia Meloni dà per scontato che le opinioni, per quanto discutibili ma solo opinioni, del ricercatore italiano siano sufficienti a dimostrare la sua colpevolezza. E' la base del reato di opinione, quello che il Codice Rocco utilizzò per reprimere e imprigionare centinaia di antifascisti.
L'ordinamento giuridico da anni ha ristretto le fattispecie dei reati di opinione, e tra questi non c'è quello che la Meloni vorrebbe imputare a Youssef Siher.
La gip di Milano ha semplicemente applicato la legge dello Stato italiano, la legge di uno Stato di Diritto, non quella del circo Barnum elettorale del governo Meloni.
Essere in campagna elettorale permanente non giustifica le dichiarazioni di Giorgia Meloni, anzi le aggrava e le circonda di una cornice inquietante. La sconfitta del referendum sulla Giustizia non è bastata a cancellare le ambizioni autoritarie della Meloni e del suo schieramento. La legge truffa elettorale appena varata gli consentirà di fare e disfare tutte le istituzioni di garanzia dello Stato di Diritto, a partire dalla Presidenza della Repubblica e dalla Magistratura.
Lo sdegno mediatico di Giorgia Meloni sulla scarcerazione di Youssef Siher è finalizzato a distruggere lo Stato di Diritto, libertà di espressione, libera circolazione di opinioni, la libertà di esprimere dissenso dal pensiero unico del governo, la libertà di manifestare il dissenso nelle piazze. Se la Meloni fosse davvero preoccupata per gli incitamenti alla violenza giovanile potrebbe più proficuamente impegnarsi per regolamentare l'uso dei socialmedia che veicolano quei messaggi dai neonati in su, ma se ne guarda bene.
Il video della Meloni è un incitamento alla giustizia sommaria e alla rivolta contro la magistratura.
Utilizzando lo stesso metodo, il video della Meloni potrebbe essere considerato una prova di incitamento alla sovversione contro i poteri dello Stato di Diritto.
Giorgia Meloni si guarda bene dal commentare le terribili immagini della morte di Abderrahim Fakir, schiacciato sull'asfalto bollente da due agenti della polizia che accompagnano l'evento con parole violente e criminali, in presa diretta e senza remore. "E' schiattato", "Che me frega a me", "Se muore ci divertiamo", parole registrate dalle bodycam indossata da uno degli agenti e riportate nella relazione dei periti incaricati dalla Procura di capire le cause del decesso del 42enne marocchino, il 19 luglio scorso al Pilastro di Bologna, durante un intervento della Polizia.
In quel caso, che si configura come possibile reato di omicidio, la leader della destra italiana invoca lo scudo penale a favore degli agenti, mentre per chi manifesta contro il suo governo si aprono subito le porte di San Vittore o Rebibbia, anche se hai solo 14 anni e la testa imbottita da TikTok.
Fin dalle prime ore dopo l'arresto si era intuito che la piega del caso Youssef Siher si sarebbe trasformata in uno scontro tra chi sostiene la necessità di reintrodurre norme speciali con il pretesto delle devastazioni e violenze commesse da alcuni giovani manifestanti e chi invece chiede di distinguere tra i comportamenti inquadrabili in reati e la libera espressione di opinioni estreme ma confinate nell'ambito delle idee.
La Gip milanese Tiziana Landoni ha ritenuto, sulla base degli elementi acquisiti dagli investigatori e dalle testimonianze, che a Youssef Siher non si potessero addebitare i reati di istigazione a delinquere con finalità di terrorismo e di violenza organizzata.
Non sono state trovate prove a supporto di queste, almeno finora, dice il giudice per le indagini preliminari, e quindi il trentenne italiano di origini marocchine si è solo limitato ad esprimere opinioni e scambiare informazioni con altri partecipanti del autoproclamato "movimento 17 ottobre".
E siccome i reati di opinione, retaggio del Codice Rocco di epoca fascista, ora sono limitati ad alcune fattispecie, il caso di Youssef Siher assume una valenza notevole alla luce delle isteriche dichiarazioni dei rappresentanti del governo di Giorgia Meloni, la quale ha colto l'occasione per suonare l'ennesima carica contro i magistrati che difendono e scarcerano i violenti che sfasciano le vetrine.
Ovviamente le invettive di Meloni e C. non hanno fondamento nello specifico caso di Siher, semmai dovrebbero prendersela con gli investigatori e poliziotti che non sono riusciti a trovare elementi validi per giustificarne l'arresto.
dal corriere.it :
«Sulla scorta delle acquisizioni investigative sino ad ora raccolte, fatti salvi successivi approfondimenti di indagine, nei messaggi postati» da Youssef Siher su un suo canale Telegram con 11.000 iscritti e su una pagina Instagram giunta a 50.000 iscritti sotto il titolo «Movimento 17 ottobre», il 30enne ricercatore bresciano e attivista pro-Pal «non prospetta mai il ricorso ad azioni violente o l'adozione di altri comportamenti integranti fattispecie di reato, né risulta aver evocato le gravi violenze verificatesi nelle giornate del 17 e 18 ottobre 2026 (da lui neppure menzionate) quale modello di attuazione delle forme di protesta e di mobilitazione collettiva da lui proposte».
Per questo la gip milanese Tiziana Landoni non convalida l’arresto e ordina di scarcerazione immediata di Siher: non soltanto non ravvisa esigenze cautelari per trattenere in custodia cautelare a San Vittore l’amministratore del canale social «Movimento 17 ottobre», da lui aperto la sera del 18 ottobre dopo le devastazioni in centro a Milano del 17 e 18 ottobre; ma – ancor prima e a monte - giudica infondate le ragioni giuridiche dei pm per sottoporre a fermo Siher sabato notte dopo una giornata in Questura e per portarlo a San Vittore, non essendo per la gip le sue condotte incasellabili nelle fattispecie penali di «istigazione a delinquere» aggravata dalla «finalità di terrorismo», e nemmeno di «violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche» tipizzata come nuovo e autonomo reato dall’ultimo decreto legge del governo Meloni proprio dopo i saccheggi nel centro di Milano.
L’ordinanza della gip, disconoscendo l’esistenza dei «gravi indizi» di reato, disattende dunque in radice la richiesta di convalida del fermo firmata direttamente dal procuratore Marcello Viola, che insieme alla pm Francesca Crupi addebitava a Siher, nonostante l’assenza nei suoi post online di «diretti riferimenti alla commissione di atti di devastazione e saccheggio», un particolare tipo di istigazione a delinquere online, «estrinsecata in una forza di suggestione e persuasione» capace di volgersi in una «dichiarazione di “guerra” continua», tale «da incutere un profondo timore nella popolazione e a destabilizzare l’ordinaria vita civile».
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E ora andiamoci a rivedere il video di Giorgia Meloni e cerchiamo di capire cosa volesse dirci davvero l'aspirante Presidente della Repubblica italiana.
"La Giustizia sono io".