CORONAVIRUS ITALIA, GIUSEPPE CONTE, ASCOLTA LE PROTESTE !


- 27/10/2020

Coronavirus Italia, il bollettino del 27 ottobre 2020: 21994 nuovi casi, 221 morti, 174000 tamponi  1 - Le mezze misure contro il coronavirus non servono, o un lockdown totale oppure tutti in libertà 2 - Covid-19 si può limitare chiedendo alla gente - soprattutto agli anziani - di starsene a casa 3 - Giuseppe Conte farebbe bene a ritirare il DPCM, sarebbe un gesto di ascolto e non di debolezza


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Coronavirus Italia, il bollettino del 27 ottobre 2020: 21994 nuovi casi, 221 morti, 174000 tamponi 

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Dopo il DPCM con il cui il governo ha chiuso, in parte o in tutto, i ristoranti, i bar, i cinema, le palestre lasciando aperte le chiese, era facile prevedere l'esplosione di rabbia e proteste da parte di chi quelle misure le subisce e non le capisce.


Napoli ha acceso la miccia ma l'incendio si è rapidamente diffuso nelle altre città, con effetti scenografici ben superiori alla realtà, ma lasciano temere che le proteste possano diffondersi e coinvolgere altre fasce di opinione pubblica e altri settori economici.


Quello che ai NO-MASK non era riuscito prima, rischia di succedere adesso: creare le condizioni in cui la demagogia e la spregiudicatezza dei Salvini-Meloni possano trovare giustificazione e legittimazione dagli errori del governo, per cavalcare i diversi malcontenti egli enormi disagi che da mesi covano attorno alla crisi economica e sociale causata dal COVID-19.


E' un rischio che serpeggia in tutta Europa, che i vari governi stanno cercando di tenere sotto controllo facendo ampio ricorso a sussidi e "ristori" economici, recovery fund e indebitamenti pubblici. Misure economiche dal futuro incerto, che non possono alleviare la grande depressione e le enormi paure sociali generate dalla crisi del coronavirus, un mondo che si è oscurato nel giro di pochi mesi per miliardi di persone.


Il coronavirus SARS-Cov-2 ha dimostrato di essere superiore alle umane capacità di sopportazione e comprensione. A quasi un anno dalla sua comparsa, ancora si fatica a crederci e a capire come confrontarsi nell'immediato con i rischi mortali per la salute pubblica e l'ordine sociale.


L'incapacità - o non volontà - dei governi e delle popolazioni a capire è stata dimostrata durante l'estate, quando ci si è illusi di aver vinto e allontanato i pericoli di una seconda ondata di Covid-19. Viaggi, vacanze, discoteche, movide oltre ogni ragionevole limite.


Poi è arrivato l'autunno, ma soprattutto la tragica forza dei numeri che ci hanno fatto scoprire di nuovo disarmati, avendo tra l'altro rinunciato a priori all'unica arma usata in precedenza, il LOCKDOWN TOTALE, l'unico modo rapido ed efficace anche se devastante sul piano economico e sociale in alternativa al "lasciare che il virus corra" ovvero la speranza dell'immunità di gregge.


Si sono riaperte le scuole senza prevedere che i trasporti sarebbero collassati. Si sono riaperti i locali pubblici senza immaginare che quando si è a tavola non si può mangiare con la mascherina e fare silenzio per evitare di soffiare il coronavirus nel piatto del dirimpettaio.


Tutti i governi, con quello francese a condurre la corsa, hanno di fatto visto con grande soddisfazione il rimettersi in moto delle economie e dei consumi nazionali grazie al "negazionismo" sostanziale che si diffondeva nell'opinione pubblica. Il virus è passato, morto, sconfitto. Torniamo subito a riprenderci quello a cui avevamo rinunciato.


Non era vero, ma crederci ha fatto comodo a tutti. A rischio di coprirsi di ridicolo. Se vado al bar fino alle 18 non corro pericoli di contagio, ma dopo sì! Una sala cinematografica è meno sicura di una chiesa. Le scuole superiori chiuse al 75%!


E dentro la trincea del sistema ospedaliero tutti ammassati senza strutture, medici o infermieri.
Le proteste che sono seguite al varo dell'ultimo DPCM erano largamente prevedibili. Il governo Conte e le forze politiche che lo sostengono devono prendere atto che la misura è colma e perseverare negli errori commessi è più pericoloso di una rettifica profonda.


Il cambio di strategia dovrebbe consistere nel non chiudere le attività ma creare le condizioni per cui tutta o una parte della popolazione ne usufruiscano in modo più limitato o addirittura non possano accedervi.


Ad esempio si potrebbero dissuadere gli over 70 dall'accedere a bar, ristoranti, cinema, palestre, scuole. Sono i soggetti più a rischio, e se fossi un gestore di un bar gli chiederei, con una specifica comunicazione ufficiale, di non accedere nei locali assieme ad altri soggetti.


Gli anziani sarebbero più propensi ad accogliere i divieti o le limitazioni per la loro tutela, e i gestori dei locali dovrebbero rinunciare solo ad una parte della clientela, senza dover chiudere tutta l'attività.
Sarebbe una sorta di "coprifuoco per fasce di consumatori" e non dei gestori.


Così come si stampano avvertimenti di morte sui pacchetti di sigarette rivolti ai fumatori, si possono affiggere cartelli di avvertimento per chi entra in luoghi a rischio covid, anche in presenza di mascherine o distanziamenti ecc ecc.


Rendere consapevole la popolazione dei veri rischi che si corrono svolgendo attività o mobilità, chiedendogli di rinunciare a ciò che non è essenziale o applicando divieti mirati alla salvaguardia delle fasce deboli.


Erano misure di contenimento che si potevano prendere almeno un mese fa, ma non lo si è fatto, per colpa sia dei governi sia dei soggetti sociali, portatori di conflitti di interessi che qualcuno avrebbe dovuto gestire e mediare.


Ora è troppo tardi, se Giuseppe Conte non ritira e modifica il DPCM le proteste prenderanno il sopravvento mentre non sarebbe ridotta la diffusione del coronavirus, il quale però ha un vantaggio sui primi: non ha una psiche da convincere, non deve rendere conto agli elettori, e fa valere solo la cieca e brutale forza dei numeri.


Di morti. E il governo Conte ne sarebbe comunque responsabile.

Per questo sarebbe saggio e utile ritirare il DPCM, sarebbe un gesto di ascolto e non di debolezza.



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