COVID-19 Corruzione, Uno Su Mille Non Ce La Fa


- 21/05/2020

In Sicilia gli arresti di politici, faccendieri e imprenditori che festeggiavano il nuovo business del coronavirus, miliardi di fondi pubblici da cui rubare tangenti e favori, è una brillante operazione di pulizia oppure serve a coprire gli altri 999 casi di corruzione che resteranno impuniti?


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Nei giorni precedenti il 18 maggio, data del decreto "liberi tutti" con cui il governo Conte allentava le misure di contrasto al Covid-19 e annunciava la marea di 55 miliardi di euro per la "ripartenza", nelle strade ancora deserte del centro di Roma attorno ai palazzi del Potere non era difficile incontrare strani personaggi in abito scuro, borsa e cellulare che ad alta voce - senza mascherina - annunciavano all'interlocutore telefonico che i soldi c'erano e bisognava prepararsi.


L'accento dialettale di questi messaggeri spaziava dal Nord al Sud, come probabilmente quello di chi era in ascolto. Erano gli avamposti dell'esercito di faccendieri, politici, imprenditori, malavitosi di ogni regione d'Italia che da decenni campa sui debiti e sulle disgrazie del paese, contribuendo molto ad aggravarle.


Al mattino del 21 maggio una brillante operazione di polizia, denominata "Sorella Sanità", individua e arresta una delle migliaia di bande pronte a far festa con i soldi della sanità pubblica, come da anni faceva impunemente.

Il luogo è la Sicilia, i faccendieri sono addirittura esponenti di primo piano della politica che ufficialmente combatte il malaffare della corruzione e si erano già "posizionati" sul business del coronavirus.


da il Giornale di Sicilia,


" ... Appalti truccati, corruzione, aste milionarie con cifre da capogiro, tangenti, favori, società che orbitavano in galassie tutte loro, condotte spregiudicate, con tanto di "tariffario" per pagare la commessa aggiudicata. Un ritratto che fa letteralmente a pezzi una parte della sanità siciliana, colpita da un vero e proprio terremoto. Con dei nomi illustrissimi, da far tremare i polsi. Primo fra tutti Antonino Candela, attuale coordinatore della struttura regionale per l’emergenza coronavirus, ex commissario straordinario e direttore generale dell’Asp 6 di Palermo, finito agli arresti domiciliari insieme ad altre sette persone nell'operazione "Sorella Sanità". In carcere, invece, sono finiti Fabio Damiani, attuale direttore generale dell’Asp 9 di Trapani, e un suo "faccendiere", Salvatore Manganaro. "
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Custodia cautelare in carcere, come detto, per Fabio Damiani, 55 anni, e Salvatore Manganaro, 44 anni. In otto ai domiciliari: con Antonino Candela anche Giuseppe Taibbi, 47 anni, Francesco Zanzi, romano di 56 anni, amministratore delegato della Tecnologie Sanitarie S.p.a., Roberto Satta, di Cagliari, responsabile operativo della Tecnologie Sanitarie S.p.a., Angelo Montisanti, 51 anni, responsabile operativo per la Sicilia di Siram S.p.a. e amministratore delegato di Sei Energia, Crescenzo De Stasio, 49 anni, di Napoli, direttore unità business centro sud di Siram, Ivan Turola, 40 anni, di Milano, e Salvatore Navarra, 47 anni, di Caltanissetta, presidente del consiglio di amministrazione di Pfe.
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Secondo gli investigatori il "sistema corruttivo" ruotava intorno alle gare indette dalla Centrale Unica di Committenza della Regione Siciliana e dall’Asp 6 di Palermo, con appalti milionari nel settore sanitario siciliano. Nello specifico sono state analizzate 4 procedure ad evidenza pubblica interessate da condotte di turbativa, aggiudicate a partire dal 2016, il cui valore complessivo sfiora i 600 milioni di euro, come gestione e manutenzione apparecchiature elettromedicali (bandita dall’Asp 6) dal valore di 17.635.000 euro, i servizi integrati manutenzione apparecchiature elettromedicali dal valore di 202.400.000 euro, la fornitura di vettori energetici, conduzione e manutenzione impianti tecnologici (bandita dal Asp 6) dal valore di 126.490.000 euro e i servizi di pulizia per gli enti del servizio sanitario regionale dal valore di 227.686.423 euro.
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Lo schema illecito, ricostruito dagli specialisti anticorruzione del Gruppo Tutela Spesa Pubblica del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, appariva consolidato e ormai quasi automatico. In poche parole, l’imprenditore interessato all’appalto avvicinava il faccendiere, il quale, d’intesa con il pubblico ufficiale, concordava con l’impresa corruttrice le strategie per favorire l’aggiudicazione della gara. A quel punto la società, ricevute notizie dettagliate e riservate, presentava la propria “offerta guidata”, che veniva poi adeguatamente seguita fino all’ottenimento del risultato, cioè la vittoria della gara.

Se fossi Conte farei una telefonata a Merkel e Macron Se fossi Conte farei una telefonata a Merkel e Macron

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Se fossi nei panni dell'avvocato primo ministro Giuseppe Conte, impegnato nella difficile trattativa sugli aiuti a fondo perduto dell'Europa all'Italia, come prima cosa questa mattina farei una telefonata a Merkel e Macron per supplicarli di vietare sulla stampa dei rispettivi paesi la diffusione di notizie false e lesive dell'immagine del nostro Paese all'estero, del tipo "Mafia e Coronavirus" e sullo sfondo il tricolore con le mazzette di euro provenienti dalle tasche dei contribuenti tedeschi.


Perchè la notizia degli arresti non riguarda solo la Sicilia, e non mancherà di rafforzare i dubbi, anzi le certezze di tanti, fuori e dentro i confini nazionali, che l'Italia non è in grado di garantire il corretto utilizzo del denaro proveniente dai paesi ricchi dell'Europa.


Come secondo eventuale consiglio a Giuseppe Conte, gli direi di non lasciarsi andare alla facile euforia, alla constatazione (errata) che questa operazione 'Sorella Sanità' è la "prova che l'Italia è in grado di combattere e vincere la battaglia contro la corruzione" e che il denaro che lo Stato si appresta a regalare a fondo perduto non andrà ad ingrossare i canali della corruzione politica.


I furfanti che vorranno speculare sulla tragedia del coronavirus, come in passato sui terremoti, siccità, alluvioni, dovranno stare attenti perchè lo Stato questa volta vigila. Solo gli inguaribili pessimisti potranno pensare che gli arresti di oggi sono un pò di fumo negli occhi, che la rete di corruzione è vasta, radicata e ramificata.


Sulla base di esperienze pluri-decennali maturate nel campo della corruzione, delle mafie, degli intrecci con la politica locale e nazionale, è possibile affermare senza timore di essere smentiti che solo UNO su MILLE viene scoperto e non ce la fa a continuare il malaffare.


Gli altri 999 Antonino Candela possono stare tranquilli, il coronavirus è l'affare del secolo.



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