MiniBOT, MiniPolitici, MaxiBanchieri

07/06/2019

Mentre il governo Salvini tira a campare e si diverte con i miniBOT, Mario Draghi ipotizza che l'Italia aderisca ad un piano di rientro dal debito imposto dalla futura Troika europea

Non avendo altro modo per distrarre gli italiani dalle notizie riguardanti la paralisi conclamata del governo Conte (alias governo Salvini) e la scomparsa dell'opposizione, tutto il Parlamento, da Zingaretti a Salvini passando per l'ectoplasma di Di Maio, ha approvato una mozione che chiede di utilizzare i miniBOT (!?) per pagarei debiti dello Stato - accumulati dai governi degli ultimi 10 anni - verso le imprese.


I miniBOT sono un'entità astratta, un neologismo frutto della fantasia dei politicanti imbalsamati da due decenni di Euro e BCE per illudere i sudditi che esiste un margine di "libertà" finanziaria dello Stato che non ricada sotto la scure di Bruxelles e Francoforte (o dei creditori).
Il fatto che la mozione sia stata approvata sia dagli eurottimisti che dagli euroscettici dimostra che, o la confusione è totale o che il desiderio è irrefrenabile. O entrambe le ipotesi.


Anche Mario Draghi, che ormai sta per ricevere la lettera di fine rapporto dalla BCE, si è speso per ribadire che la gabbia dell'euro non ammette le furberie immaginate dai politicanti italiani: i miniBot o sono moneta, e in tal caso può stamparla solo lui, o sono nuovi debiti che i singoli Stati devono sottoporre alla valutazione dei veri governanti europei, cioè i membri della futura Commissione UE che saranno decisi sulla base delle elezioni di maggio, mentre Junker e compagni sono ormai fuori dai giochi, anche se continuano a inviare lettere di infrazione ...


Altrimenti l'Italia deve scegliere di uscire dall'Euro ... se i commercialisti della Lega di Salvini lo ritengono conveniente, cosa di cui è lecito dubitare.


I debiti dello Stato verso le imprese sono uno degli argomenti ricorrenti di massima sensibilità elettorale. Dentro la montagna di 57 miliardi di euro per lavori fatti ma non pagati dall'amministrazione pubblica c'è di tutto, ci sono storie di imprese, imprenditori e lavoratori che versano in situazioni di grande disagio o sono finiti sul lastrico, così come ci sono grandi aziende che hanno gonfiato i prezzi o pagato tangenti per appalti miliardari.


In ogni caso, rimettere in circolazione tutto questo denaro sarebbe utile e importante per l'economia disastrata dell'Italia, quindi è chiaro come l'interesse dei politici per accaparrarsi gli eventuali meriti, sia notevole.


Ma quando si è in gabbia, la libertà è consentito sognarla ma non praticarla, come ci ha ricordato il cinico Banchiere Mario Draghi.


Giova inoltre ricordare che buona parte dei 57 miliardi di arretrati sono ormai nelle mani delle banche sotto forma di anticipo-fatture, presentate allo sconto con margini di riduzione fino al 50%, e che una percentuale non indifferente è dentro i bilanci degli istituti di credito sottoforma di sofferenze.


Se i politici e i banchieri volessero davvero risolvere il problema dei crediti arretrati della PA potrebbero decidere di consentire la compensazione delle imposte o di concedere incentivi ai singoli impreditori che vogliano pervenire a transazioni in cui lo Stato propone al creditore, che accetta, di rinunciare ad una parte del credito a fronte di un pagamento immediato.

E' una prassi comune nelle situazioni di fallimento o di difficoltà del debitore, perchè non applicarla anche nel caso dei crediti vantati verso lo Stato ?. Consentirebbe di sbloccare almeno la metà dei 57 miliardi e di ridurre il debito pubblico, senza miniBOT, senza miniPolitici e senza maxiBanchieri.


In alternativa c'è la concreta possibilità che i nuovi governanti europei seguano il consiglio di Mario Draghi di mandare una Troika a Roma dopo l'estate per concordare con il governo italiano un piano di rientro dal debito, come si fa per le situazioni di pre-fallimento.

Ma quale governo italiano ?

il consiglio di Mario Draghi di mandare una Troika a Roma dopo l'estate per concordare con il governo italiano un piano di rientro dal debito