CORONAVIRUS, Ecco Perchè Crescono le Accuse a Xi Jinping

26/01/2020

Sui media locali, anche quelli non censurati in Cina, iniziano a circolare immagini drammatiche di cadaveri abbandonati in corsie affollate di gente in fila per ricevere una prima visita, di appelli di medici che denunciano le condizioni disastrose in cui lavorano e rischiano, di voci di dimissioni di autorità locali accusate di ritardi ed inerzie nell'affrontare l'epidemia di coronavirus. Perchè Xi Jinping non è ancora andato a Wuhan? Ecco alcuni video.

i funzionari del ministero della Sanità hanno avvertito che la capacità del virus di diffondersi si sta rafforzando e, peggiore notizia possibile per la Cina, Ma Xiaowei, il ministro responsabile della National Health Commission (NHC), ha dichiarato in una conferenza stampa che la lotta contro l'epidemia è diventata molto complicata, dopo la scoperta che il nuovo virus si può trasmettere anche durante il periodo di incubazione, a differenza del virus della Sars.

In Cina la verità del regime è sempre molto diversa dalla realtà, anche questa volta, nonostante le promesse di agire con trasparenza ed efficienza, perchè tutto il mondo ha gli occhi puntati su Pechino, la verità è nascosta, diradata, ritardata.

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video 1 - ospedale stracolmo

video 2 - malati a terra in ospedale

video 3 - Dr Jinhui warning

video 4 - CoronaVirus people collapse

video 5 - cadaveri in strada

video 6 - cadaveri in strada - 2

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Su Xinhuanet.com, sito ufficiale del Partito Comunista Cinese, la prima pagina che appare è in cinese, per comunicare con i cinesi.

La mattina di domenica 26 gennaio, mentre tutti i mass media del mondo aprono con le terribili notizie che provengono dalle città fantasma colpite dall'epidemia di polmonite da coronavirus, il sito mostra come prima immagine e prima notizia quella di un Xi Jinping rassicurante che augura un buon capodanno a tutti.

Nel seguito delle news c'è anche quella sull'epidemia di Wuhan, ma la scelta delle foto e delle parole è orientata a mostrare il grande sforzo del regime nel far fronte a questa calamità (che non ha responsabili), costruire ospedali a tempo di record, inviare squadre di medici da tutto il paese, assicurare che le misure prese saranno sufficienti a sconfiggere il virus sconosciuto.


Se invece si apre il sito di Xinhuanet in versione inglese, le prime news e immagini riferiscono sulla situazione causata dall'epidemia, anche se con accenti soft, enfatici sugli sforzi intrapresi, gli ordini di Xi Jinping, immagini ottimistiche di infermiere che partono sorridenti verso il "fronte" di battaglia ecc ecc.


Mentre sui mass media locali, anche quelli non censurati, iniziano a circolare immagini drammatiche di cadaveri abbandonati in corsie affollate di gente in fila per ricevere una prima visita, accusando i sintomi della polmonite, di appelli di medici che denunciano le condizioni disastrose in cui lavorano e rischiano, di voci di dimissioni di autorità locali accusate di ritardi ed inerzie.


Come da sempre in Cina la verità del regime è sempre molto diversa dalla realtà, e anche questa volta, nonostante le promesse di agire con trasparenza ed efficienza, perchè tutto il mondo ha gli occhi puntati su Pechino, la verità è nascosta, diradata, ritardata.


Finora ai Cinesi, quasi tutti, è convenuto credere alle verità di regime. Ma questa volta qualcosa si sta rompendo, sotto l'effetto drammatico della realtà ineludibile. Decine di milioni di persone sono intrappolate nelle loro case o negli ospedali, le strade sono deserte, i supermercati vuoti, i pochi che si vedono in giro vestono come marziani e si muovono con diffidenza e circospezione.


L'intera Cina, 1.400.000.000 di esseri umani, guarda i notiziari o naviga su internet e misura la distanza abissale tra le notizie che il regime è costretto a dare - la chiusura delle città e delle frontiere - e la rappresentazione rassicurante che finora si è voluto dare a credere.


Ci sono volute tre settimane, quando a fine dicembre sono stati rilevati i primi casi di "strana polmonite", un'enormità per un'epidemia così virulenta, per ammettere che il contagio poteva avvenire da uomo a uomo, altri giorni prima di chiudere le grandi metropoli come Wuhan, annullare i viaggi turistici e bloccare i siti di intrattenimento, dalla grande muraglia a disneyland alla città proibita.


Giorni ed ore preziose se, come affermano gli studiosi di virologia, il coronavirus si diffonde ad una velocià esponenziale e potrebbe raggiungere entro la prima settimana di febbraio la terribile cifra di 250.000 infetti e 10.000 morti.

Il sindaco di Wuhan, Zhou Xianwang, ha stimato in 5 milioni il numero delle persone che hanno lasciato o attraversato la metropoli nei giorni immediatamente precedenti il blocco totale. Cinque milioni di possibili "untori" che si aggirano nelle altre città cinesi o paesi stranieri.

Due to the Chinese Lunar New Year and the #WuhanCoronavirus, more than 5 million people left Wuhan and 9 million people remain in the city which is under lockdown: Wuhan mayor pic.twitter.com/hi2NwsHmou

— Global Times (@globaltimesnews) January 26, 2020


E seppure si riuscisse a rallentare l'epidemia, anzi la pandemia checchè ne dica una squalificata Organizzazione Mondiale della Sanità piegatasi agli interessi di Xi Jinping, e poi a bloccarla, ci vorranno mesi prima che la situazione possa ritornare ad una faticosa ed incerta normalità.


Xi Jinping ha ammesso che la situazione è grave. Troppo poco e troppo tardi, verrebbe da dire.


Un mese dopo la farsa della firma sulla tregua commerciale con il suo omologo americano Trump, ora la barriera doganale, anzi la diga agli scambi commerciali con tutto il resto del mondo la sta velocemente costruendo la paura del coronavirus, fino a paralizzare l'export cinese, in un quadro economico già rallentato.

Da più parti si fa notare che Xi Jinping non ha ancora preso l'iniziativa di visitare la città martoriata di Wuhan, come gesto simbolico per esprimere la solidarietà di tutta la Cina e l'impegno delle autorità di combattere in prima fila.

Quando nel 2003 scoppiò l'epidemia di SARS nel Guandong, l'allora segretario del partito Comunista Cinese Hu Jintao si recò nell'epicentro del disastro senza alcuna precauzione, senza mascherina e stringendo le mani a tutti i cittadini in cerca di sollievo e speranza. 


Oggi 26 gennaio ci sono due Cine, quella di Wuhan e delle città off-limits, con 60 milioni di persone (finora), bloccate negli scambi con il resto del paese, e poi la Cina "ancora normale" dove le persone sono ferme per il periodo di festa, fabbriche e scuole chiuse, e la gente ancora dentro casa a festeggiare.


Quando tra qualche giorno finiranno le vacanze del capodanno lunare, cosa faranno le fabbriche e i negozi e le stazioni e le autostrade e i porti e i mercati finanziari? Riprenderanno come se niente fosse successo? e se invece, come probabile, la gente cercherà di tornare alla normalità gli sarà concesso? quante altre decine di milioni saranno messe in quarantena?


Xi Jinping ha costruito attorno a sè il mito del grande e infallibile capo, il faro della nazione cinese verso il traguardo della modernità, del benessere e della sicurezza per tutti.


Tra qualche giorno i cinesi inizieranno a dubitare. il virus del dubbio si diffonderà di pari passo con quello della polmonite. Xi Jinping lo sa e sta cercando di prevenire le critiche che pioveranno da ogni parte.
Per questo ha iniziato a mobilitare i suoi amici o fedeli ammiratori. Come Jack Ma, il fondatore del colosso e-commerce Alibaba che con l'epidemia in atto ha visto crollare le vendite dentro e fuori la Cina.


Uno dei giornali posseduti da Jack Ma, l'autorevole e semi-indipendente SCMP - Southern China Morning Post - ha iniziato a far circolare le critiche e le accuse alle autorità locali di Wuhan, il sindaco e i responsabili della sanità, colpevoli di non aver capito quello che stava accadendo e poi di averlo tenuto nascosto o sottovalutato.


Il tentativo dei media amici di Xi Jinping è fin troppo banale: far credere all'opinione pubblica cinese che la colpa dei ritardi e delle indecisioni nell'affrontare il terribile virus è da imputare a qualche personaggio di secondo piano, magari anche corrotto, e non al Presidente Xi, il quale se avesse saputo prima come stavano le cose avrebbe agito diversamente, come poi ha fatto ...


Sarà questa la linea di difesa del regime dalle accuse che montano da ogni angolo del paese e della comunità internazionale. Il vero unico responsabile dei ritardi, della sottovalutazione e della disorganizzazione dimostrata nell'affrontare la crisi di Wuhan è Xi Jinping, assieme al suo amico biscazziere Trump anch'egli preoccupato di non turbare i mercati finanziari globali.


Riuscirà Xi Jinping a far digerire l'ennesima bugia indigesta e cinica alle centinaia di milioni di cinesi in quarantena? Per ora prevalgono le immagini della disfatta sanitaria del regime.


Anche i cinesi che non le hanno viste le intuiscono.